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Cambiano le regole per la protezione dei dati personali: quali sono le novità e cosa cambierà per i ragazzi?


Quando parliamo di dati personali, ci riferiamo a qualsiasi tipo di informazione che permette di identificare una persona, fornendo ad esempio dettagli sulle sue caratteristiche, le abitudini, lo stile di vita, le relazioni personali.

Non si tratta, dunque, solo di informazioni anagrafiche, ma può riguardare anche una foto, un indirizzo email, post pubblicati sui social, informazioni bancarie o sanitarie, l’indirizzo IP di un computer. Con l’utilizzo sempre più massiccio della rete, inoltre, sono diversi i dati che hanno assunto un ruolo significativo, come ad esempio quelli che permettono la geolocalizzazione e forniscono informazioni sui luoghi frequentati e sugli spostamenti.

Proprio con l’obiettivo di proteggere in modo più efficace i dati personali degli utenti, a partire dal 25 maggio 2018, entrerà in vigore in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea il Regolamento UE 2016/679, meglio conosciuto come GDPR – General Data Protection Regulation (http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32016R0679).

Quali sono le principali novità?

Il nuovo Regolamento, strutturato in 99 articoli, rappresenta sicuramente un cambiamento importante in termini di trasparenza riguardo all’utilizzo delle informazioni e dei dati personali condivisi online dagli utenti, con numerose novità relative a trattamento, protezione e archiviazione dei dati stessi.

L’utilizzo dei dati personali, ad esempio, deve essere richiesto tramite un consenso, dettagliato e chiaro, su cui verranno indicati anche i recapiti del responsabile della protezione dei dati, che potrà essere contattato per una revoca del consenso stesso.

Che si tratti di un social network, di un sito tramite il quale prenotare una visita medica o di un portale per l’acquisto di prodotti online, quindi, nessuno potrà utilizzare i dati degli utenti senza averne ottenuto il consenso, spiegando in modo chiaro come vuole trattarli e per quanto tempo intende conservarne una copia.

Inoltre, se si ritiene che i propri dati personali siano stati usati in maniera illecita, può essere fatta richiesta di cancellazione (diritto all’oblio) o ancora, quando si pensa che i propri diritti siano stati violati, è possibile farne denuncia alle autorità che dovranno risponderne entro 90 giorni. Per quanto riguarda le aziende e i gestori, invece, nel caso in cui infrangano il regolamento, possono essere multati.

Cosa cambierà per i ragazzi?

Novità importanti sono previste anche per i minori: secondo quanto stabilito dall’art. 8 del Regolamento sarà, infatti, obbligatoria l’autorizzazione dei genitori fino ai 16 anni d’età, essendo stata innalzata dai 13 ai 16 anni appunto l’età in cui possono utilizzare i servizi online e dare il proprio consenso da soli.

Dai 13 ai 16 anni potranno accedere con il consenso dei genitori. L’accesso ai social, anche con l’autorizzazione dei genitori non potrà comunque avvenire prima dei 13 anni.

Ogni Stato avrà poi la possibilità di stabilire, attraverso leggi nazionali, un’età diversa, che non dovrà però mai essere inferiore ai 13 anni: ad oggi l’Italia è intenzionata a seguire l’indicazione della norma comunitaria.

Ad ogni modo, il consenso genitoriale dovrà essere controllato direttamente dal titolare del trattamento dei dati, ad esempio i social network o le app di messaggistica istantanea come WhatsApp, ma al momento non è previsto ancora un metodo univoco per verificarlo.

Sicuramente questa normativa è stato pensata come strumento di tutela nei confronti dei minori, ma è intuibile che da sola non sia sufficiente. 

Difatti, è sempre necessaria la presenza e il monitoraggio dei genitori, perché i ragazzi hanno bisogno di avere una guida e degli strumenti per potersi muovere in sicurezza nel mondo virtuale.


Gli adulti di riferimento, dunque, devono assolutamente percorrere la strada dell’educazione ai media e ai suoi pericoli, e non limitarsi a firmare un consenso lasciandoli in balìa di ciò che accade in rete. Inoltre, sarebbe auspicabile un’alleanza scuola-famiglia in grado di fornire ai bambini e ai ragazzi una certa continuità nell’educazione e nell’alfabetizzazione digitale.


Il fine deve essere quello di responsabilizzare i giovani, di fargli raggiungere quelle competenze cognitive, affettive e valoriali che gli permettono di interiorizzare le regole, il rispetto per se stessi e per gli altri, e di tutelarsi online, anche quando sono da soli.

Redazione AdoleScienza.it