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Chat di odio, razzismo e violenze a sfondo sessuale. Il lato oscuro delle chat e di tanti adolescenti


Le manifestazioni e le intenzioni di chi mette in atto comportamenti mossi dall’odio si manifestano con sfaccettature anche molto differenti tra loro.

Uno degli aspetti più preoccupanti di questo fenomeno è proprio il fatto che, i ragazzi, non si rendono conto della gravità di ciò che pensano, che dicono e che mettono in pratica. Tutto questo rappresenta la loro normalità, la loro moralità o meglio, amoralità, il loro vivere quotidiano in cui c’è un disconoscimento delle regole, del rispetto e della tolleranza.

Ci troviamo davanti ragazzi che parlano dello “zio Adolf”, di “Benny”, riferendosi a Mussolini, che osannano le loro azioni e parlano di ebrei e di sterminio come se parlassero di patatine e di popcorn, non di persone.

“Era una battuta”, “è un modo di parlare tra noi”, “come sei pesante”, “la fai troppo seria”: sono questi alcuni dei meccanismi che li aiutano a disimpegnarsi la coscienza e a non valutare in maniera appropriata le loro azioni.

Molti di loro subiscono l’effetto contagio, il fatto che dentro una chat o un gruppo social siano in tanti, che diventi quasi un modus operandi identificativo di quello specifico gruppo. In un gruppo chat diventa ancora più facile, vivono come se non fossero coinvolti in prima persona, se non avessero tutta la responsabilità perché viene condivisa tra tutti i membri di quella chat.

Chi conosce i ragazzi e vive con loro, però, è consapevole che questi gruppi nascono come funghi.


Ci troviamo spesso davanti a ragazzini sempre più piccoli, anche al di sotto dei 14 anni, che insultano gli stranieri, i “negri”, gli “ebrei”, anche nel calcio, che parlano di distruzione di campi nomadi o di centri di accoglienza, che inneggiano alla Shoah, che decantano le gesta di Hitler, che parlano anche di violenze nei confronti delle donne e di stupri.


Sono gruppi chiusi in cui c’è un amministratore che decide a quali membri dare l’accesso o meno. Esistono anche profili chiusi sui social network in cui, come su WhatsApp, si scambiano foto e immagini di queste forme di violenze, comprese quelle nei confronti delle donne, il tutto accompagnato da commenti denigratori e di odio.

IL RUOLO DELLE CHAT

Il mezzo digitale facilita la propagazione dell’odio, funge da amplificatore e velocizza la sua trasmissione. Tra le caratteristiche del web c’è la banalizzazione e la deresponsabilizzazione che alimentano il linguaggio di odio e, di conseguenza, i comportamenti violenti in personalità già predisposte.

Purtroppo spesso si scambia la libertà di espressione con l’arrogarsi il diritto di poter dire tutto a tutti e di vomitare sull’altro qualunque cosa pensi il cervello.

La libertà di pensiero e di parola vengono meno e prendono il sopravvento i lati più oscuri che possono essere indirizzati ad una specifica persona, ad un gruppo, ad un’istituzione, ad una “razza” come la chiamano i razzisti.

CHI SONO QUESTI RAGAZZI?

Sono ragazzi caratterizzati da un analfabetismo emotivo che sfruttano il disimpegno caratteristico delle chat e dei social in generale. Vivono in un ambiente che cura poco il loro impianto valoriale, l’importanza del contesto e delle regole: crescono, infatti, con una scarsa capacità di valutare l’informazione, di riconoscere le fake news e sfruttano l’effetto contagio del web che in un certo senso li “autorizza” ad assumere un determinato tipo di linguaggio e comportamento.

C’è il rischio che si ritengano accettabili comportamenti che non andrebbero mai sdoganati. Si nutrono di un linguaggio estremamente violento. C’è troppa tolleranza in merito a determinati comportamenti e all’uso di specifici termini.

La narrazione che viene fatta degli eventi è sempre più polemica, cruda, dura e senza filtri. Anche le modalità comunicative presenti nel web, e la politica stessa, sono cariche di questi atteggiamenti e di queste parole, che alimentano gli istinti umani più primordiali e incitano, anche indirettamente, all’odio.

di Maura Manca

Tratto integralmente da L’Espresso:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/10/16/chat-di-odio-razzismo-e-violenze-a-sfondo-sessuale-il-lato-oscuro-delle-chat-e-di-tanti-adolescenti/

Credits photo Pixabay.com