chirurgia estetica

Chirurgia estetica per un volto perfetto per i social. Le nuove tendenze giovanili


Sono tantissime le tendenze e le mode che spingono i giovani a seguire gli ideali di bellezza, a concentrare tutto sul corpo, che viene manipolato e modificato, alla ricerca spasmodica della perfezione, alla conquista di un modello che sembra però irraggiungibile.

Ricorrere alla chirurgia per fotografare il volto perfetto

Dall’utilizzo di app e filtri per migliorare il proprio selfie, si arriva alle cliniche di chirurgia per sottoporsi ad interventi estetici: è l’esperienza di molte giovani che hanno come unico obiettivo quello di guardarsi allo specchio e vedere lo stesso volto che si ottiene attraverso il filtro distorto dello schermo di uno smartphone.

Stiamo parlando della “Selfie Surgery”, una tendenza che si è diffusa in America e che sta dilagando pericolosamente anche in Italia: giovani ragazze che fanno ricorso al filler, al botox, fino a veri e propri interventi di chirurgia estetica. Si va dal chirurgo con lo smartphone in mano, portando come modello di riferimento il proprio avatar digitale, il proprio selfie più bello, quello che si ottiene con i filtri delle app.

Fa riflettere quanto le ragazze siano disposte a tutto, a subire punture, farsi inserire cannule, a sottoporsi a interventi invasivi, a provare dolore, pensando di sentirsi poi meglio con se stesse, puntando dritte all’obiettivo di modificare la propria immagine reale per far sì che assomigli il più possibile a quella della finzione, ritoccata sui social, quella che riesce ad ottenere tutti quei like.

Cosa si nasconde dietro tutto questo?

Spesso crediamo che l’ideale di bellezza sia sinonimo di sicurezza personale, che solo raggiungendo quel modello prefissato, possiamo sentirci bene, essere sicuri di noi e farci apprezzare dagli altri, poiché la valutazione di sé viene riservata all’approvazione sui social, al numero di like, che condizionano a loro volta l’autostima e l’umore.

In questo modo, c’è il dilagare di selfie, da quelli più particolari ai più attraenti che, prima di essere condivisi ed esposti sui social network, sono dettagliatamente ritoccati dai ragazzi, attraverso l’utilizzo di filtri e app, per “fotoshoppare” il proprio fisico, creando un’immagine sociale di sé priva di difetti.

Il problema serio si pone quando filtri e app non bastano più, quando non si accetta più quel gap tra l’immagine reale e quella perennemente ritoccata e condivisa sui social e si è disposti, senza pensarci due volte, a ricorrere alla chirurgia. Si tratta tuttavia di un profondo disagio interiore che non si riesce a gestire adeguatamente, che si proietta totalmente sul corpo, su un fisico che non si accetta, si prova vergogna, si ha paura di mostrarsi all’altro per come si è e si teme di non ricevere quei tanto desiderati like.

Che ruolo ricopre la tecnologia?

Ovviamente non si può addossare tutta la colpa alla tecnologia o ai social network: ci si lascia condizionare solo se alla base c’è già una fragilità. I selfie dovrebbero essere considerati un divertimento, app e filtri sono strumenti di intrattenimento che non attivano in tutti i giovani la mania di modificare realmente il proprio corpo. L’aspetto clinico importante è che, per arrivare a bisturi e laser con la stessa facilità di un click, la persona che si fa condizionare da questa tendenza, è già in una condizione di vulnerabilità in cui è presente un disagio connesso alla non accettazione del proprio corpo, alla bassa autostima e al bisogno di dipendere dalla sola approvazione esterna. Questi ragazzi inoltre sono spesso sostenuti dalle famiglie, sia economicamente sia moralmente, andando a rinforzare la convinzione che l’insoddisfazione di se stessi possa essere risolta attraverso un semplice tocco di chirurgia.

Si tratta di un fenomeno assolutamente da non sottovalutare soprattutto perché coinvolge i giovanissimi che arrivano a modificare una parte importante della propria identità, per un’insoddisfazione di base che spesso non si esaurisce alla fine dell’intervento chirurgico. Non si è mai totalmente appagati, ci si spinge sempre oltre oppure non ci si riconosce più e si arriva a pentirsi.

Redazione AdoleScienza.it

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