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Dai commenti denigratori agli insulti violenti in rete: il fenomeno del trolling


Un fenomeno molto diffuso che ultimamente ha attirato l’attenzione di tutti riguarda quei comportamenti distruttivi e disturbanti in rete, in cui compaiono commenti sotto i vari post, video e immagini, che vanno dai più bizzarri, a quelli aggressivi e pieni d’odio, senza un apparente scopo o motivazione (trolling), se non di prendere di mira una o più persone. 

I TROLL, sono coloro che intenzionalmente interagiscono nelle comunità online in maniera provocatoria, con messaggi offensivi, carichi di rabbia o di odio, per offendere, per provocare o per fomentare gli animi. Hanno lo scopo di infastidire gli altri, a volte per scaricare ciò che hanno dentro, altre per divertirsi o per ridere anche delle reazioni che attivano negli altri. Tante volte però vanno oltre il limite e i loro commenti o discorsi, sfociano nel cosiddetto HATE SPEECH, termine che identifica tutti quei discorsi e parole carichi di odio e di violenza, che hanno lo scopo anche di distruggere o prendere di mira una persona o un gruppo con specifiche caratteristiche.

Il troll, spesso sotto falsa identità, si nasconde dietro l’anonimato e trae piacere nell’interagire con gli altri attraverso messaggi provocatori, aggressivi, falsi, irritanti o fuori tema, con l’obiettivo di disturbare la comunicazione o provocare forti reazioni, dando vita spesso ad infiniti flame, “risse virtuali”.

Da uno studio (http://www.rapportogiovani.it/new/wp-content/uploads/2017/02/Nota-hate-e-trolls.doc), è emerso che quasi 4 giovani su 10 hanno assistito a questo tipo di commenti sul web; in maniera diretta invece, il 13% è stato vittima di trolling e il 9% ha riferito di esserne stato autore. Un dato da considerare è che quasi 3 ragazzi su 10 tendono a sminuire l’impatto di tali comportamenti, considerandoli un aspetto inevitabile della rete, mentre il 34% pensa che i troll agiscano in nome del diritto di libertà di espressione online.

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Se da un lato la maggior parte delle vittime subisce queste esperienze e vorrebbe avere maggiori strumenti per difendersi, dall’altro c’è anche chi considera tali pratiche come un “gioco”, con il rischio di diventare spettatore passivo e complice della diffusione di certi attacchi gratuiti, anche quando veicolano commenti violenti (hate speech).

Da un’indagine sull’hate speech (http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/cs040217), l’11% dei ragazzi, tra i 14 e i 18 anni, ha dichiarato di approvare gli insulti rivolti a personaggi famosi, considerandoli “libertà di espressione di ciò che si pensa” e il 13% ha ammesso di averlo fatto.


Cosa c’è alla base del comportamento dei violenti online?

Ciò che accade in rete, spesso, rappresenta l’amplificazione del reale. È stato evidenziato (Buckels et al., 2014) come tra gli utenti che, nelle chat e nelle discussioni, si divertono a provocare e ad inviare messaggi irritanti, ci siano quelli con caratteristiche psicologiche come il sadismo, la mancanza di empatia e rimorso e la tendenza a manipolare le persone. Alla base della messa in atto di commenti violenti e fastidiosi in rete, dunque, ci sarebbe la propensione a provare piacere nel vedere gli altri soffrire o in difficoltà.

Lo schermo toglie ogni inibizione, dietro uno smartphone non si guarda negli occhi l’altra persona e può diventare più facile esprimersi in maniera violenta. Leggere continuamente insulti e commenti provocatori in rete, può favorire una maggiore accettazione di tali comportamenti e una minore sensibilità da parte di coloro che leggono, i quali si disabituano, sminuiscono e sono anche più propensi ad insultare e attaccare a loro volta.

Una recente ricerca (Cheng et al., 2017), a tal proposito, ha rivelato che, quando si sperimentano situazioni che comportano un elevato livello di rabbia, fatica, depressione o tensione e ci si trova in un contesto in cui già altri si sono dimostrati irrispettosi (ad esempio, nei commenti a post, video o foto pubblicate da altri utenti o da personaggi famosi), sembra essere più facile cedere a commenti aggressivi, insulti e offese.


Cosa provoca tutto questo nelle vittime?

Non tutti conoscono bene il fenomeno e la dinamica che sottende a questo tipo di comportamenti per cui è facile cadere nella trappola di tali manipolazioni, inoltre, non bisogna dimenticare che i maggiori fruitori di social network sono preadolescenti e adolescenti. A queste età si è maggiormente sensibili, insicuri e vulnerabili al giudizio altrui e, in più, non si è ancora sviluppato un pensiero critico che permetta di prendere le distanze e di non lasciarsi scalfire da certe dinamiche social.

Spetta di nuovo agli adulti fornire gli strumenti necessari ai più giovani per navigare tenendo conto di tutti i fenomeni presenti nel web, aiutandoli a sviluppare un giudizio critico, facendo da filtro a tutto ciò che accade in rete, che può essere per loro fuorviante e a volte perfino dannoso.

Redazione AdoleScienza.it

Riferimenti Bibliografici

Buckels E.E., Trapnell P.D., Paulhus D.L. (2014). Trolls just want to have fun. Personality and Individual Differences, 67, 97-102.

Cheng J., Bernstein M., Danescu-Niculescu-Mizil C., Leskovec J. (2017). Anyone Can Become a Troll: Causes of Trolling Behavior in Online Discussions. 20th ACM Conference on Computer-Supported Cooperative Work and Social Computing. Retrieved online at https://arxiv.org/pdf/1702.01119v1.pdf.