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E’ arrivata la Snap Map: come funziona?


Snapchat, uno dei social network più amati dai giovanissimi, ha introdotto una nuova funzione per coinvolgere ancora di più i propri utenti: la Snap Map, uno strumento per la condivisone della propria posizione in tempo reale.

Attraverso la geolocalizzazione attiva, infatti, i ragazzi potranno conoscere la posizione degli altri, creando nell’app una mappa interattiva degli amici vicini e vedere cosa stanno condividendo. Ogni persona creerà un vero e proprio fumetto di se stesso che si muoverà nella cartina in base agli spostamenti, permettendo un monitoraggio dei movimenti in tempo reale.

Ma è davvero così indispensabile far sapere a tutti il posto in cui ci troviamo? Queste funzioni, che da un lato dovrebbero unicamente agevolare le comunicazioni tra le persone, dall’altro rischiano invece di diventare terreno fertile per adulti malintenzionati o per far attecchire forme di violenza che si esprimono attraverso il digitale.

La Snap Map, quali insidie nasconde?

Tutte le applicazioni basate sulla condivisione della propria posizione, allo scopo di facilitare i possibili incontri, possono diventare una fonte di pericolo, soprattutto per i più giovani che non si rendono conto dei possibili rischi e non prendono le precauzioni necessarie per difendere e tutelate la propria privacy.

Infatti, nonostante venga data agli utenti, attraverso la modalità “ghost”, la possibilità di disattivare la condivisione della posizione sulla mappa oppure di renderla visibile soltanto ad alcuni amici, viene sollevata inevitabilmente la questione della sicurezza e della privacy in quanto si teme che bambini e adolescenti possano rivelare in modo inconsapevole o involontario la propria posizione.

Questa nuova funzione, dunque, utilizzando la geolocalizzazione tramite il GPS, può creare un terreno favorevole per adescatori pedofili e adulti malintenzionati, in quanto consente alle persone di ricostruire un’immagine del luogo in cui si vive, in cui si va a scuola, in cui si trascorre il proprio tempo libero e potenzialmente venire a conoscenza di tutte le coordinate geografiche dei posti che si frequentano.

Infine, come se non bastasse, rischia di trasformarsi nell’ennesimo strumento di controllo in cui, con lo smartphone sempre connesso, si è spinti ad una vigilanza continua nelle relazioni che rischia di non lasciare più spazio all’altro. Non bisogna dimenticare, infatti, che il virtuale ha ormai un impatto molto forte sulle relazioni intime dei più giovani e sui rischi di un uso distorto e inappropriato di tali strumenti tecnologici, in un’età in cui le esperienze che si vivono preparano ai futuri rapporti sentimentali.


Con tutte queste app in continua evoluzione, gli adulti devono sempre tenere gli occhi aperti e monitorare le attività online dei propri figli per tutelare la loro privacy e prediligere il dialogo con loro, per spiegargli i rischi a cui possono andare incontro. In un gap intergenerazionale tecnologico troppo ampio, infatti, bambini e ragazzi agiscono nel Web spesso indisturbati agli occhi dei genitori che, una volta dato in mano lo smartphone ai figli, molte volte non sanno minimamente l’uso che ne fanno.


I genitori devono, quindi, informarsi e puntare prima di tutto sull’educazione digitale dei figli sin da quando sono piccoli, così che possano loro stessi darsi i giusti limiti, sviluppare un senso critico e riflettere prima di agire in rete, proteggendosi dai pericoli del Web.

Redazione AdoleScienza.it

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