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Emoticon e abbreviazioni: il linguaggio veloce e sintetico dei ragazzi


Nell’era digitale, ha preso sempre più piede una forma di comunicazione tra i ragazzi, caratterizzata da un linguaggio smart fatto di abbreviazioni e simboli che permette di esprimersi di maniera diretta, sintetica e veloce.

La caratteristica più interessante di questo linguaggio riguarda l’uso di acronimi (‘LOL’ che sta per ‘Lots of laughs’), di numeri utilizzati al posto delle lettere (‘4ever’ che sta per ‘Per sempre’), delle vowel-free word (‘TTT’ che sta per ‘Tutto’) e delle emoticon (smiley o faccine).

Dal nostro Osservatorio, è emerso che il 22% degli adolescenti tende ad abbreviare le parole, quando scrive un messaggio sul telefono o sui Social Network.

I ragazzi prediligono in particolare l’utilizzo delle emoticon che consentono l’espressione immediata, non solo di emozioni, ma anche di luoghi, situazioni e comportamenti attraverso un linguaggio universale.

Nate inizialmente come rinforzo alla comunicazione verbale, le emoticon sono attualmente diventate veri e propri sostituti delle frasi:sto studiando e non mi va” diventa ‘immagine del libro’ e ‘immagine della faccina triste con la goccia sulla fronte’ che indica uno stato di fatica.

Basti pensare che il 95% dei ragazzi (quasi la totalità) utilizza queste emoticon per comunicare.

Le faccine sono presenti ormai su ogni canale virtuale, dalle app di messaggistica istantanea a Facebook dove sono state inserite come “Reazioni”: si clicca su una emoticon per esprimere il proprio stato d’animo rispetto ad un post.

Il nuovo stile di comunicazione è utilizzato dai giovani in maniera così assidua che, quando i ragazzi devono scrivere correttamente in italiano, viene loro naturale abbreviare o usare sigle.

Di questo, si lamentano spesso i professori, soprattutto quelli di lettere, che accusano i ragazzi di utilizzare nei temi di italiano un linguaggio scarno e immediato, dove a volte ci sono abbreviazioni o non è rispettata la sintassi. Il 10% degli adolescenti infatti ha ammesso che gli è capitato a scuola di abbreviare qualche parola, proprio nelle verifiche scritte e nei compiti in classe.

 

 

Dati Osservatorio Nazionale Adolescenza su oltre 7.000 adolescenti italiani

 

 

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