selfite

Esiste davvero la selfite?


Non esiste nessuna patologia legata ai Selfie, che molti erroneamente chiamano “selfite”, ma bisogna sicuramente riflettere su quello che, i selfie, rappresentano per le persone e, soprattutto, sulle motivazioni che spingono a riprendersi in tutte le situazioni e posizioni possibili e non immaginabili. Ci sono persone che sono arrivate a fotografare ogni momento della giornata, del loro sviluppo, della crescita, rischiando di perdere l’aderenza con la realtà. In questo modo non esiste più intimità, tutto è in vetrina e sottoposto alla severa valutazione della macchina dei “mi piace” o dei “non mi piace”. Tanti like, tante approvazioni, per chi vuole vivere esposto, accrescono l’autostima, rendono più popolare e quindi più sicuri. Ovviamente, vale anche il contrario, commenti dispregiativi, pochi like condizionano l’umore e l’autostima in negativo. Gli ultimi dispositivi tecnologici sono pensati tutti per effettuare al meglio i selfie: macchine fotografiche e smartphone direttamente collegati ai social che inviano immediatamente gli scatti per condividerli nello stesso istante in cui si fanno, accessori per tenere fermo il cellulare durante lo scatto e estensioni per poter fare le foto da una maggiore distanza per ampliare l’immagine.

Ovviamente il problema non è legato ai selfie in quanto tali, anche perché da sempre si ricorre a forme di autoscatto per immortalare determinati momenti della vita, prima con la pittura, poi con le fotografie. La problematicità è legata all’uso che se ne fa e, soprattutto, nell’abuso di questo tipo di autoscatto.

 I segnali di allarme per identificare un abuso sono:

-non si può fare a meno di non scattare le foto e quindi si è condizionati,

-se si è impossibilitati a scattare un selfie, rimane un pensiero fisso nella testa e una sensazione di frustrazione,

-questa azione porta a interferire con le attività quotidiane perché ruba tanto tempo,

-si sente l’esigenza di dover scattare foto anche in luoghi e posizioni non appropriate, anche rischiando di farsi del male,

-si pensa ripetutamene ad un potenziale selfie da fare,

-si pensa ai commenti, ai mi piace che si possono ottenere con quello scatto,

-non si è mai soddisfatti dei propri selfie e ci si sta male perché si vedono i propri difetti,

-si cerca di modificare con appositi programmi le foto per cercare di apparire al meglio,

-si fanno i selfie anche a scuola, a lavoro o in situazioni non opportune.

Attenzione perché tutto questo può favorire lo sviluppo di una dipendenza da smartphone e da App, Social e Selfie.

 

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