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I rifugi virtuali degli adolescenti della Generazione Hashtag


Data l’imponente diffusione e invasione nella vita delle persone, è necessario approfondire anche l’impatto della tecnologia sulle nuove generazioni e gli effetti sul modo di pensare, sentire e relazionarsi dei giovani che sono nati e cresciuti con esse (Ferri, 2011; Lancini & Turuani, 2012; Riva, 2014), facilitando un cambiamento individuale e sociale che scaturisce dall’interazione con i media digitali (Riva, 2012). Tali strumenti hanno, inoltre, favorito e non creato, l’espressione di nuovi disagi attraverso un loro uso inappropriato (Schiralli & Mariani, 2011), diventati un tramite e un canale attraverso il quale è possibile esternalizzare anche le proprie problematiche emotive e comportamentali.

Per la generazione hashtag, spesso, i meandri della rete rappresentano dei rifugi virtuali, in cui ci si può nascondere anche sotto falso nome; ciò li fa sentire liberi, anche se circondati da squali che si muovono insospettabili online, sotto forme che i più giovani non sono in grado di riconoscere (Morozov, 2011). Questi nascondigli li aiutano e facilitano nelle connessioni con il mondo esterno, si sentono più tranquilli nel sapere che online c’è sempre qualcuno connesso a qualunque ora del giorno e della notte; il monitor non fa solo da schermo, ma in un certo senso anche da filtro, tale da evitare un contatto diretto con le persone con cui si interagisce.

I rifugi virtuali permettono anche di essere ciò che nella vita reale non si è, di creare degli spazi in cui si riesce ad esprimere ciò che normalmente si reprime. Ci sono tantissimi siti, blog, chat che fungono da contenitori di sofferenze adolescenziali, di incontro, in cui si condivide ciò che non viene colto dal mondo esterno o che si ha paura non venga compreso o accettato dai compagni e dalla famiglia. Ci si nasconde, così, in queste comunità virtuali che troppo spesso fungono da rinforzo anche per problematiche come quelle alimentari e l’autolesionismo, l’ideazione suicidaria e la depressione.

Molti adolescenti non si accettano e si vergognano di ciò che sono, come spesso accade ad esempio agli adolescenti autolesionisti. Questo può indurli in un certo senso a ritirarsi dalla scena sociale, perché hanno paura di essere irrimediabilmente brutti e indesiderabili (Lancini, 2015). Il Web è diventato anche lo spazio per gridare al mondo il proprio malessere, per rendere pubblica la sofferenza interna, i soprusi e le violenze subite, che in altri contesti, soprattutto adolescenti e giovani, non sono riusciti a tirare fuori o non sono stati semplicemente ascoltati.

La generazione dell’#adolescenza parla attraverso quello che molti genitori ancora chiamano cancelletto, che arriva a rappresentare, invece, un modo di comunicare i propri pensieri e il proprio mondo interno. Dopo questo piccolo segno #, il cui significato è sconosciuto agli adulti, tante volte si cela un grido di aiuto, si offuscano grandi problemi, basati su disagi e sofferenza. Un linguaggio, quello degli hashtag che forse bisognerebbe conoscere, per comprendere come dietro parole che fanno anche sorridere, si possa nascondere un mondo sommerso di cui i principali riferimenti sono:

– #sue, è relativo al suicidio ed è un hashtag estremamente diffuso tra gli adolescenti;
– #ana, si riferisce ai siti e blog pro anoressia;
– #mia, a quelli pro bulimia;
– #cut, è l’abbreviazione di cutting ossia il tagliarsi intenzionalmente che è utilizzato dai ragazzi autolesionisti;
– #annie, è l’espressione dell’ansia in rete.

Spesso si tratta di pagine, anche con migliaia di fan e follower, in cui i ragazzi condividono il proprio male di vivere attraverso immagini, messaggi, racconti e testimonianze dei protagonisti. Migliaia di giovani cercano in questo modo informazioni e sostegno emotivo nelle comunità online, piuttosto che rivolgersi a genitori, insegnanti
o professionisti.

 

Tratto dal libro Generazione Hashtag di Maura Manca

 

 

Riferimenti Bibliografici

Ferri, P. (2011). I nativi digitali. Mondadori.
Lancini, M. (2015). Adolescenti navigati: come sostenere la crescita dei nativi digitali. Erickson.
Lancini, M. & Turuani, L. (2012). Sempre in contatto. Relazioni virtuali in adolescenza. Franco Angeli.
Morozov, E. (2011). L’ingenuità della rete. Il lato oscuro della libertà di internet. Codice.
Riva, G. (2012). Psicologia dei nuovi media. Il Mulino.
Riva, G. (2014). Nativi digitali. Crescere ed apprendere nel mondo dei nuovi media. Il Mulino.
Schiralli, R., & Mariani, U. (2011). Nuovi adolescenti, nuovi disagi. Oscar Mondadori.

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