snapchat

I rischi di una comunicazione “a tempo determinato”


Creata nel 2011 da due studenti dell’Università americana di Stanford, Snapchat è un’applicazione per smartphone che si è rapidamente diffusa soprattutto tra i teenager. La sua particolarità è quella di consentire lo scambio di messaggi di testo, video e foto che, dopo essere stati visualizzati dal destinatario, si autoeliminano nel giro di pochi secondi.

Il suo funzionamento è estremamente semplice: si registra una foto o un video, si selezionano i contatti ai quali inviare la chat e si seleziona il numero di secondi (da 1 a 10) nei quali sarà possibile per il destinatario visualizzare il messaggio prima che questo si autodistrugga senza poter essere salvato in memoria.

L’illusione che il destinatario possa fruire di immagini e video per un tempo estremamente limitato porta molti adolescenti ad utilizzare sempre di più questa applicazione, inviando i contenuti più svariati. Sempre più spesso, però, vengono inviate foto o messaggi con contenuto sessuale, nella convinzione che non sia possibile salvare le immagini e che nessuno, al di fuori del destinatario, possa visualizzarle. Il servizio, per la sua particolare natura, è così divenuto famoso come possibile strumento di sexting, tra gli adolescenti e non solo. Il termine, neologismo inglese nato dalla fusione delle parole sex (sesso) e texting (scrivere sms), si riferisce per l’appunto all’invio di messaggi di testo, video e foto dai contenuti sessualmente espliciti.

La preoccupazione è stata sollevata apertamente anche da alcuni ricercatori della Società Nazionale per la Prevenzione della Crudeltà contro i Minori, in Inghilterra-NSPCC (Younger children and social networking sites: a blind spot, NSPCC Report, November 2013), non solo perché l’esistenza di una app che cancella le immagini poco dopo il loro invio sembri incoraggiare il sexting tra i minori ma anche perché, a ben vedere, il sistema non è realmente così sicuro.

Sebbene i messaggi si auto cancellino, infatti, svariati sono i modi che possono essere utilizzati per catturarli prima che questo accada. È possibile, ad esempio, fare uno screenshot tramite un altro software e, nonostante il mittente riceva una notifica a riguardo, l’immagine potrà comunque continuare a circolare. Esiste la possibilità di scaricare programmi che permettono di salvare le foto prima della loro distruzione o applicazioni specifiche che permettono di recuperare e salvare immagini nascoste nei sistemi di memoria temporanea (es. SnapHack e SnapCapture for Snapchat).

Un ulteriore da rischio da non sottovalutare è che spesso l’utilizzo di social network e applicazioni di messaggistica istantanea risulta essere legato ad atti di bullismo che mirano a denigrare i protagonisti delle immagini o dei video registrati. È fondamentale considerare che condividere un testo, una foto o un video online significa renderlo pubblico. Anche laddove i destinatari di tale contenuto siano un numero limitato e selezionato, può accadere infatti che questo materiale venga diffuso, spesso senza il consenso di chi lo ha originariamente prodotto.

 

Redazione AdoleScienza.it

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