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I videogiochi non sono la “causa” del cyberbullismo


I videogiochi sono la passione e il passatempo preferito di tantissimi bambini e adolescenti. Ci sono giochi che spopolano letteralmente, come Fortinite, e che diventano tra virgolette l’incubo di tanti genitori. Ciò che tanti adulti, e purtroppo tantissimi bambini e adolescenti non sanno, è che, nonostante abbiano delle caratteristiche estremamente positive e possano stimolare delle competenze cognitive come la concentrazione, l’abilità, le strategie di problem solving, l’attenzione prolungata e la capacità reattiva, possono nascondere, ANCHE tanti pericoli come il cyberbullismo e l’adescamento per truffe o a sfondo sessuale.

Attenzione però ai fraintendimenti, che a quanto pare, quando si parla di videogiochi sono all’ordine del giorno: NON è un videogioco la “causa” dei comportamenti violenti, del cyberbullismo o del grooming.

NON è Fortnite il problema, può esserlo qualsiasi tipo di gioco on e offline, come è possibile ritrovare gli stessi comportamenti all’interno dei social network o delle chat di messaggistica istantanea. Ovviamente, la sua enorme diffusione e i milioni di utenti in tutto il mondo, aumentano notevolmente il rischio che possano accadere episodi di questo tipo. Anche la Polizia di Stato si trova spesso ad intervenire a seguito di denunce e di segnalazioni per adescamenti o per comportamenti aggressivi all’interno dei videogiochi.

La cosa che è importante sottolineare, però, è che nei videogiochi, quindi attraverso il gioco e l’interazione tra utenti, si possono riproporre le medesime modalità di relazionarsi al di fuori del gioco.

Le dinamiche di cyberbullismo sono presenti anche offline e le possiamo quindi ritrovare anche all’interno del gioco. Il cyberbullismo è caratterizzato da persistenza e ripetitività, priva l’altro di esprimersi, della sua libertà e può capitare che specifici episodi possano esserci ANCHE all’interno del gioco, di qualsiasi videogioco. Questo comportamento, sommato ad altri, e a specifici tratti di personalità, va a gravare notevolmente da un punto di vista psicologico. Ciò che è divertimento o scherzo per alcune persone, non lo è per altre, ciò che viene identificata come competitività per alcune persone, per altre è aggressività.

Il problema è legato anche al fatto che tantissimi adulti non sono a conoscenza di questi fenomeni e non sono in condizioni di tutelare efficacemente i figli. Oltretutto, ci giocano anche i bambini molto piccoli, anche al di sotto dei limiti consentiti, nonostante non abbiamo ancora gli strumenti emotivi e cognitivi per riuscire a riconoscere e fronteggiare potenziali pericoli.

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