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Il multitasking “nemico” del cervello


Il multitasking è ormai parte integrante della vita dei ragazzi e rappresenta un’abitudine che si accompagna a quasi tutte le attività quotidiane, scolastiche ed extrascolastiche. Tuttavia, fare più cose contemporaneamente e, soprattutto, utilizzando diversi dispositivi tecnologici nello stesso momento, sembra esercitare una influenza negativa sui processi cognitivi. I sistemi mediatici sono sicuramente ricchi di stimoli che catturano molto rapidamente l’attenzione dei ragazzi. L’individuo è partecipativo, collaborativo, crea contenuto, interagisce con la rete, si modificano il linguaggio e le forme produttive. Tuttavia, sembrano cambiare anche le percezioni cognitive e sensoriali.

Uno studio condotto dall’Università di Sussex, in Inghilterra, su un campione di persone impegnate nell’uso contemporaneo di più dispositivi tecnologici (ad esempio, inviare una mail o un sms mentre si guarda la tv), ha rivelato che tale abitudine potrebbe determinare, nel tempo, delle modificazioni nella struttura del cervello (Loh e Kanai, 2014). Attraverso l’utilizzo di tecniche di risonanza magnetica funzionale, i ricercatori hanno scoperto che coloro che utilizzano, in modo frequente e contemporaneo, differenti dispositivi tecnologici, mostrano una minore densità di materia grigia in una regione chiamata corteccia cingolata anteriore (ACC), coinvolta nell’elaborazione del pensiero e nel controllo emotivo. Sebbene non siano ancora stati evidenziati i meccanismi che sottendono tali cambiamenti, la ricerca sembra confermare le ipotesi che collegano il multitasking a ridotte capacità di attenzione, difficoltà di memorizzazione, maggior rischio di depressione e ansia, risultati inferiori a scuola (Becker et al., 2013; Ralph et al., 2014).

Il multitasking rende, dunque, meno efficienti: passare rapidamente da un’attività all’altra e utilizzare diversi supporti multimediali nello stesso momento, comporta un costo a livello cognitivo in quanto può determinare, nel lungo periodo, un esaurimento delle funzioni cerebrali. Alcuni ricercatori hanno definito info-mania il bisogno di adolescenti, e non solo, di essere sempre connessi e fare tutto attraverso l’utilizzo di pc, tablet o smartphone. Trovarsi in una situazione in cui l’attenzione e la concentrazione sono rivolte ad un compito da eseguire ma si ha, ad esempio, una e-mail non letta nella posta in arrivo, può ridurre il Quoziente Intellettivo effettivo di 10 punti, collocando le perdite cognitive derivanti dal multitasking in una posizione addirittura superiore rispetto alle perdite cognitive evidenziate nei fumatori di cannabis.

Se la nostra attenzione si divide tra due compiti impegnativi e gli stimoli in ingresso provengono da canali sensoriali concorrenti (prestare attenzione al compito da eseguire e al contempo pensare alla mail o al messaggio che si vorrebbe leggere), può verificarsi una distorsione in uno dei due a causa delle interferenze nel processo attentivo. Sembra essere, dunque, molto importante imparare a gestire il rapporto con gli strumenti tecnologici in modo più equilibrato, prestando maggiore attenzione al tempo di utilizzo di tali dispositivi e, possibilmente, compiendo un’azione alla volta.

 Redazione AdoleScienza.it

Riferimenti Bibliografici

Becker M. W., Alzahabi R., Hopwood C. J. (2013). Media multitasking is associated with symptoms of depression and social anxiety. Cyberpsychology, Behavior and Social networking, 16: 132–135.

Ralph B., Thomson D., Cheyne J., Smilek D. (2014). Media multitasking and failures of attention in everyday life. Psychological Research, 78(5): 661-669.

Loh K. K., Kanai R. (2014). Higher Media Multi-Tasking Activity Is Associated with Smaller Gray-Matter Density in the Anterior Cingulate Cortex. PLoS ONE, 9(9): e106698.

 

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