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Immortaliamo tutto per non dimenticare, ma siamo sicuri che sia davvero il modo migliore per ricordare?


Un’uscita con gli amici, una cena, una passeggiata al mare: ecco che si attiva automaticamente l’istinto di prendere lo smartphone e scattare una foto del momento che si sta vivendo. Con il telefono sempre a portata di mano, fotografare e filmare sono diventate azioni talmente naturali che molte volte vengono messe in atto senza neanche riflettere.

Sugli strumenti tecnologici, ormai, si memorizzano tutti i dati che riguardano la propria vita, che si trasformano in veri e propri album dei ricordi, creando una cronistoria dei momenti più importanti.

Gli adolescenti ci raccontano che per loro scattare foto e riprendere con lo smartphone è un modo per immortalare tutto e non perdersi nulla di ciò che vivono, tanto che se si cancellassero quei dati, è come si sentissero persi, vuoti senza quei ricordi, come se non potessero più prendere contatto con quello che hanno vissuto.

Ma siamo sicuri che è un modo per ricordare meglio?

In realtà, da un recente studio (Tamir et al., 2018) è emerso che più si scattano le foto, meno possibilità abbiamo di ricordare quel momento: è come se, distratti dall’azione di dover fare lo scatto perfetto, si dimenticasse più facilmente ciò che viene ripreso. Se invece non si ha a disposizione una fotocamera, si è più concentrati ad osservare e a vivere quell’esperienza che viene anche memorizzata meglio.

Non solo i ragazzi, ma anche gli adulti, sono abituati a tecno-mediare qualsiasi situazione, riprendendo tutto con foto e filmati, che vengono poi conservati nella propria “memoria esterna” oppure condivisi sui social network.

Le foto o i video rischiano di trasformarsi nello strumento attraverso il quale memorizzare eventi della propria quotidianità e si affida alla fotocamera digitale il compito di ricordare al proprio posto.

Ormai si delega tutto allo smartphone e, piuttosto che viversi i momenti, si resta dietro una fotocamera: non a caso i ragazzi, quando devono raccontare un’esperienza che hanno vissuto, piuttosto che usare le parole, prendono subito in mano lo smartphone per mostrare gli scatti o i filmati di quei momenti.

Se viene tutto tecno-mediato, se ogni esperienza è vissuta solo attraverso l’obiettivo di una fotocamera o di una telecamera, non si vivono le emozioni dirette ma solo in maniera indiretta, quando vengono riviste sullo schermo. In questo modo si perdono i suoni, i colori, le sensazioni sulla propria pelle che un obiettivo non potrà mai riprendere. Bisogna insegnare ai figli a godersi la vita, che i bei ricordi nella nostra mente sono indimenticabili, che le cose che ci toccano rimarranno per sempre con noi e in noi e non si deve aver paura che svaniscano.”

Tratto dal libro Generazione Hashtag, a cura di Maura Manca.

Redazione AdoleScienza.it

Riferimenti Bibliografici

Tamir D.I., Templeton E.M., Ward A.F., Zaki J. (2018). Media usage diminishes memory for experiences. Journal of Experimental Social Psychology, 76, 161-168.