smartphone child

La generazione dei bambini iperconnessi. Saperlo usare, non significa essere pronti per usarlo


Sono iperconnessi da quando nascono, da quando vengono al mondo. Non hanno ancora avuto l’imprinting con la madre, con quel sorriso e quel volto materno ricoperto di gioia, che davanti ai loro occhi si presenta quell’oggetto che gli terrà compagnia per tutto il resto della vita.

Tutte le fasi della loro crescita sono certificate e archiviate dentro uno smartphone. “Metti il bambino così”, “Facciamogli una foto”, “Fai il filmato” ecc… e poi manda ai parenti, agli amici e perché no, mettilo pure sui social.

A volte sento i bambini stessi lamentarsi di questo eccessivo fotografare da parte dei genitori e rispondergli con un ben piazzato “eh basta!”. Hanno ragione, basta, c’è un limite a tutto. Non significa che non vada fatto, ma non si possono neanche mediare le relazioni con uno smartphone, non si può voler riprendere proprio tutto.
Con il proprio comportamento si insegna molto più che con le parole.


Se i bambini vivono in un mondo iperconnesso, è normale che saranno iperconnessi, non è strano che sappiano usare la tecnologia senza che nessuno glielo abbia mai insegnato. Lo hanno appreso in via indiretta. Non esiste il gene della tecnologia, si chiama capacità di adattamento all’ambiente e di apprendimento.


Per cui, mi dispiace deludere molti genitori e smontare le loro credenze popolari, i bambini NON sono “geni” se prendono in mano uno smartphone, se lo sbloccano e lo usano anche quando sono piccolissimi, senza che nessuno glielo abbia mai spiegato in modo diretto. Gli è stato abbondantemente spiegato e gli è stata data l’autorizzazione ad usarlo! Non è un vanto quando i bambini bruciano le tappe! Per questo in tanti casi, non è così facile staccarli dallo smartphone o dal tablet.

Ormai è diventata la loro realtà, la loro normalità e per molti, purtroppo, già un’abitudine. Al giorno d’oggi mi meraviglierei del contrario, se non fossero attratti da quell’oggetto che accompagna loro, e i loro amichetti, nella crescita. Per cui, il problema non è più tecnologia sì, tecnologia no, è il COME, è imparare a guidarli e fornirgli gli strumenti per guidare. Non devono navigare in rete da autodidatti.

IL FATTO CHE SAPPIANO USARE LO SMARTPHONE, NON SIGNIFICA CHE SIANO PRONTI PER USARLO.

Non si deve fare questo errore, purtroppo molto frequente! Sono troppo piccoli, non sono pronti né emotivamente né cognitivamente per comprendere realmente ciò che stanno facendo, per valutare le conseguenze e capirne la reale portata.

NON SI DEVONO SCAMBIARE LE COMPETENZE CON LA CONSAPEVOLEZZA DI CIÒ CHE SI STA FACENDO.

Purtroppo oggi è tutto una gara, tutto un vanto, sembra che non esistano più i bambini “normali”, che sia la prassi essere dei bambini prodigio. Si vive alla ricerca di una illusoria perfezione, del talento, del primeggiare, una sorta di sindrome da primo della classe.

di Maura Manca

Tratto integralmente da L’Espresso:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/09/27/la-generazione-dei-bambini-iperconnessi-saperlo-usare-non-significa-essere-pronti-per-usarlo/