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La privacy è un bene prezioso sconosciuto ai ragazzi e agli adulti


In occasione del Data Privacy Day, la Giornata Internazionale sulla Privacy (28 gennaio 2017), Facebook ha messo a punto una sezione specifica, il “Privacy Basics”, formato da 32 guide multimediali in 44 lingue diverse, con l’obiettivo di agevolare tutti gli utenti nella protezione dei propri dati personali che si decidono di condividere sulla piattaforma online.

In cosa consistono questi cambiamenti?

In realtà, a livello di contenuto non è cambiato molto rispetto al passato, ma il social network più popolare ha deciso di puntare maggiormente su una versione più semplificata, comprensibile anche ai più piccoli e sicuramente più interattiva e ad impatto visivo. All’interno di questo spazio si potranno trovare spiegazioni più chiare e incisive, verranno offerti consigli pratici su come proteggere il proprio account, stabilire chi può vedere i contenuti che vengono pubblicati e decidere in che modo interagire con i vari “amici”, con lo scopo di diffondere ed aumentare la consapevolezza di come gestire le informazioni personali online.

Allarme giovani: la privacy è una grande assente!

Gli adolescenti di oggi, con smartphone e tablet sempre a portata di mano, hanno un accesso estremamente facilitato alla rete, vivono perennemente connessi e, negli ultimi anni, sembra si sia annullato il concetto di intimità, dove tutto viene condiviso nella vetrina dei social senza pensare alle conseguenze.

Infatti, da quanto emerge dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza, per circa 5 adolescenti su 10 è normale condividere tutto quello che fanno, comprese foto personali e private sui social network e nelle chat. Questo li espone eccessivamente e li rende potenziali bersagli della rete, ignari dei pericoli e completamente inconsapevoli delle conseguenze di ciò che fanno. Sono bravissimi a districarsi nel mondo digitale tra app, social, e video, ma sono inconsapevoli dei rischi che corrono, del concetto di privacy  ormai condiviso, conseguenze delle loro azioni, che ciò che viene messo in rete con un “cancella” non si cancella e poi non sanno a chi rivolgersi e cosa fare nei casi di diffamazione o cyberbullismo. Significa che l’informazione deve arrivare a loro in maniera più diretta e chiara e devono essere bombardati da questo tipo di sponsorizzazioni non solo da pubblicità.


E’ importante non farsi ingannare dalla dimestichezza che questi ragazzi hanno nei confronti degli strumenti tecnologici: infatti, nonostante siano da un lato abilissimi nel modificare foto, produrre materiale audio e video e rapidissimi nel passare da un app all’altra, dall’altro lato, sono da considerare ANALFABETI DIGITALI, perché in molti casi non si rendono però conto dei rischi a cui vanno incontro come ad esempio, incorrere in una diffusione senza controllo delle proprie immagini nella rete, essere adescati da pedofili e la possibilità che le foto o i video siano rivenduti al mercato della pornografia online. Spesso la tutela della propria persona viene meno rispetto al bisogno di mostrarsi, di apparire e di essere apprezzati attraverso “mi piace” e commenti.


Inoltre, l’uso di profili falsi, l’anonimato e la condivisione con gli altri sono tutti aspetti che deresponsabilizzano e portano a compiere azioni anche gravi, in alcuni casi fino a commettere un reato, senza rendersene minimamente conto, superando i limiti e violando se stessi e gli altri. A volte si rendono conto che hanno commesso un reato solo dopo che sono stati denunciati. Allora significa che la famiglia in primis e la scuola a seguire devono spendere molte più energie per far capire ai ragazzi il limite tra comportamento normale, a rischio o reato e le conseguenze delle loro azioni, per se stessi e per gli altri.

Per tale ragione, risulta fondamentale un’educazione digitale che non perda di vista la trasmissione di sani principi, del rispetto, dell’affettività, dell’intimità e del valore dell’altro, in grado di fornire gli strumenti adeguati per imparare a muoversi in piena sicurezza sui vari social network. 

Non è demonizzando la tecnologia e sequestrando i mezzi tecnologici che si risolve il problema, è prendendo i ragazzi per mano, informandoli e formandoli, ma soprattutto rendendoli responsabili delle loro azioni e delle conseguenze dei loro comportamenti.