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Le nuove tecnologie influenzano i comportamenti aggressivi: come?


Numerosi bambini vivono ormai letteralmente attaccati a oggetti tecnologici: tablet, smartphone, pc, console e tv. Qualsiasi tipo di strumento più moderno è collegato in rete anche con gli altri, per cui, con la tv, si guarda la tv, si parla con gli amici, si gioca a videogiochi e si può usare il pc, anche in multitasking. Le tv più moderne hanno le applicazioni che permettono l’accesso ai social media, ai social network, che consentono la condivisione in tempo reale di tutti i file multimediali. Non c’è più una differenziazione tra l’uno e l’altro, non c’è un tempo per l’uno e un tempo per l’altro, ma c’è una continuità che favorisce un rischio di intossicazione maggiore. Nel momento in cui posso compiere qualsiasi tipo di azione con uno stesso oggetto mantengo per un numero eccessivo di ore la continuità in una realtà digitale. Oltretutto, con le nuove macchine, sembra di stare all’interno dei film o dei videogiochi per via delle tv 4K (4 volte il Full HD), 3D (visione a tre dimensioni), tablet con il display retina, che coinvolgono tutti i sensi, amplificando maggiormente lo stimolo. L’altissima definizione permette di avere un’immagine talmente tanto realistica che la riproduce quasi come la visione di un occhio umano. Questo aspetto potrebbe comportare una sorta di confusione maggiore nel distinguere il reale dal digitale.

Tutte queste condizioni legate alle nuove tecnologie, se non contenute e contestualizzate, possono favorire maggiormente la riproposizione delle immagini visionate nello schermo.

Alcuni studi (Anderson e Bushman, 2002, Hull et al., 2014), hanno evidenziato come l’esposizione a programmi televisivi e videogames violenti aumenta l’aggressività nei bambini e negli adolescenti, per un breve arco di tempo successivo all’esposizione diretta. Alcune ricerche indicano che i bambini e gli adolescenti che vedono episodi o immagini di violenza alla televisione o al cinema, con frequenza, diventano, spesso, più aggressivi e mostrano di provare meno empatia nei confronti della vittima dell’aggressione (Marini e Mameli, 1999). Significa che si instaura una sorta di assuefazione che porta ad una condizione quasi di accettazione della violenza e di “normalizzazione” di quei comportamenti, con il rischio di percepire la gravità delle azioni visionate in maniera distorta. Ovviamente, se non esiste un adeguato filtro che, nel caso dei bambini, è rappresentato da: genitori, maestre d’asilo, nonni, fratelli maggiori e tate, il bambino elabora a modo proprio la violenza e l’aggressività rischiando di farla diventare parte integrante della propria vita, riapplicandola nelle relazioni con l’altro o con gli oggetti. L’elaborazione cognitiva del messaggio che il bambino vede in tv o al cinema, cioè, la sua interpretazione, avviene in base ai valori a cui è stato educato, sia in maniera diretta che indiretta (attraverso il comportamento dei genitori e delle persone che vivono nel suo ambiente di fiducia).

È importante sottolineare che la violenza vista in televisione o nei film, non ha gli stessi effetti in tutte le persone perché varia in funzione della frequenza e della durata dell’esposizione ai programmi a contenuto aggressivo e all’età, al sesso, alle risorse interne, al quoziente intellettivo, allo stato sociale e al livello culturale. È indubbio che entrare a far parte del mondo virtuale grazie alle nuove tecnologie aumenta il rischio di non riuscire più a discernere tra il reale e il virtuale.

di Maura Manca

Riferimenti Bibliografici

 Anderson C.A., Bushman B.J. (2002). Media violence and societal violence. Science, 295: 2377-2378.

Hull J.G., Brunelle T.J., Prescott A.T., Sargent J.D. (2014). A longitudinal study of risk-glorifying video games and behavioral deviance. Journal of Personality and Social Psychology, 107(2): 300-325.

Marini F., Mameli C. (1999). Il bullismo nelle scuole. Carocci, Roma.

 

 

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