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Perché gli adolescenti si mettono in vetrina nei social network?


Social e chat rappresentano per gli adolescenti veri e propri luoghi di incontro, spazi di condivisione e comunicazione fatta per lo più da immagini, frasi brevi e dirette, hashtag, in cui si mette in gioco la propria immagine e la propria identità digitale.

Bambini e ragazzi sono abituati fin da quando nascono ad avere rapporti tecno-mediati: c’è quasi sempre un “terzo elemento” che gestisce la relazione e detta i tempi. Attraverso l’uso delle chat si è stravolta anche l’idea di condivisione, si è annullato completamente il concetto di intimità e spazio privato, e si arriva a condividere tutto in ogni momento, postando sui social o inviando agli amici e ai vari gruppi foto e video di quello che si fa.

Per circa 5 adolescenti su 10 è normale condividere tutto quello che fanno, comprese foto personali e private, sui social network e nelle chat (dati Osservatorio Nazionale Adolescenza).

Spesso lo fanno per noia, per imitazione, perché tutti gli altri lo considerano normale, perché sentono il bisogno di essere accettati dal gruppo dei coetanei, hanno paura di essere esclusi se non condividono su social e chat e hanno l’esigenza di ricevere anche approvazioni e like.


Cosa significa per gli adolescenti esporre la propria immagine online?

Una sfida tipica dell’adolescenza, che oggi si declina anche nel mondo digitale, riguarda la costruzione della propria identità. I social network danno agli adolescenti la possibilità di costruire identità forti e indipendenti, che condividono attraverso i propri diari personali online. Identità e popolarità sono gli aspetti più importanti, che li fanno sentire più sicuri: hanno bisogno di costruirsi identità digitali “forti”, anche per superare il giudizio dei coetanei.

La rete permette di vivere moltissime esperienze, anche a distanza, restando in un ambiente protetto; è possibile anche creare una sorta di identità alternativa, magari diversa oppure opposta a quella reale, e aumentare la propria autostima proponendosi agli altri in un modo nuovo, mantenendo una “distanza di sicurezza”. Non ci si guarda negli occhi, non ci si tocca, non si ascolta la voce dell’altro, ma abbiamo la sensazione di poter essere ciò che vogliamo.

Ci si sente in qualche modo più protetti, perché si può costruire e utilizzare la propria identità, ci si sente liberi di esporsi ed esprimersi, anche se lo si fa davanti ad un pubblico potenzialmente più grande di quanto non accadrebbe nella quotidianità.


Quali possono essere le conseguenze?

Se il profilo personale diventa la vetrina in cui mostrare la propria immagine tutto si complica, perché questo espone i ragazzi eccessivamente e li rende potenziali bersagli della rete, di commenti negativi che da soli non sono poi in grado di affrontare.

“Mentre gli adulti continuano a vedere gli spazi virtuali e quelli reali come separati, le identità digitali della maggior parte dei giovani sono integrate e inscindibili dalle loro identità fisiche. Quando vengono isolati e messi alla berlina dal gruppo dei coetanei, le sicurezze crollano perché sono consapevoli che ogni volta che accederanno al proprio mondo online il disagio continuerà”  (Tratto dal libro Sexting e cyberbullismo. Quali limiti per i ragazzi sempre connessi, di S. Shariff).

I ragazzi oggi sono bravissimi a districarsi nel mondo digitale tra app, social e video, vivono una vita sempre più social, hanno bisogno di mostrarsi e misurarsi online, ma nello stesso tempo non hanno sviluppato quella stabilità e quella sicurezza interiore che permette loro di affrontare e superare anche eventuali giudizi e critiche negative.

Redazione AdoleScienza.it