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Privacy e consenso a 14 anni nel web. Non è una questione d’età ma di educazione


Nel nostro Paese i ragazzi possono dare da soli il proprio consenso per l’utilizzo dei servizi online a partire dai 14 anni d’età, rispetto ai 16 anni sanciti dalla normativa europea. E’ importante aver chiaro che quando si parla di dati personali, ci riferiamo a qualsiasi tipo di informazione che permette di identificare una persona, fornendo ad esempio dettagli sulle sue caratteristiche, le abitudini, lo stile di vita, le relazioni personali. Non si tratta, dunque, solo di informazioni anagrafiche, ma può riguardare anche una foto, un indirizzo email, post pubblicati sui social, informazioni bancarie o sanitarie, l’indirizzo IP di un computer. Con l’utilizzo sempre più massiccio della rete, inoltre, sono diversi i dati che hanno assunto un ruolo significativo, come ad esempio quelli che permettono la geolocalizzazione e forniscono informazioni sui luoghi frequentati e sugli spostamenti.

Ed è proprio intorno all’età del consenso che ruotano i  pareri più discordanti, di chi da un lato sostiene sia il caso di lasciarla ai 16 anni e di chi dall’altro pensa che sia il caso di abbassarla ulteriormente.

Secondo la dott.ssa Maura Manca, Psicoterapeuta e Presidente Osservatorio Adolescenza, in un’intervista rilasciata ad Adnkronos  sostiene che: “Quattordici anni o 16 non cambia molto, quel che dovrebbe cambiare è la consapevolezza digitale; il sapere cosa i nostri ragazzi stanno comunicando e diffondendo via web. D’altronde stiamo parlando di una generazione che, attraverso l’account del genitore, accede ai social ancora prima dei 14 anni. Anzi, a quest’età sono già rodati. Quindi la questione non va affrontata dal punto di vista dell’età ma dal punto di vista educativo”.

“Sono dati – sottolinea Manca – che permettono di identificare una persona con tutti i pericoli che conosciamo, la normativa quindi va spiegata ancor prima che i ragazzi compiano 14 anni, in famiglia come a scuola. In sostanza è necessario istruirli sul consenso, su cosa si rischia a dare l’autorizzazione ai dati personali, perché quasi sempre quando navigano nemmeno leggono cosa viene chiesto. Del resto, non lo fanno nemmeno i genitori. Consapevolezza digitale significa conoscere pericoli, limiti e pregi di ciò che si sta utilizzando. E’ questo che deve essere insegnato loro. Innanzitutto, dai genitori e poi a scuola dove deve esserci una attività sistematica”.

“Accedono al web già dai 9 anni utilizzando lo smartphone dei genitori. Lo fanno di nascosto. Pensiamo ai contenuti pubblicitari: sono già fuori luogo per quei bambini se il consenso è fissato dai 14 anni in su. La parola chiave è dunque ‘affiancare’ per un corretto uso del web e quindi per una maggiore tutela”, conclude Manca.

Intervista effettuata da Sibilla Bertollini