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Quando l’autostima si misura in “like”


Che effetti hanno i social media sulla percezione di sé? Quanto incide il numero di “mi piace” sulla autostima?

I social network accolgono, a partire dall’infanzia, un numero impressionante di persone con la garanzia di connessioni e interazioni che danno la sensazione di non essere mai soli, che ci sia sempre qualcuno pronto a parlare e condividere con loro, ma che possono avere anche effetti opposti. I social sono come una vetrina in cui al centro è posta l’identità delle persone, quella virtuale, in cui ognuno sceglie in che modo presentare e rappresentare se stesso agli altri.

Ma cosa avviene quando si pubblica qualcosa e non si riceve alcun commento e nessun “pollice in su”?

Da uno studio pubblicato negli Stati Uniti (Tobin et al., 2014), condotto da un team di psicologi dell’Università di Queensland in Australia, è emerso che chi non riceve feedback ai propri post, messaggi, aggiornamenti del profilo Facebook rischia di sentirsi escluso e non accettato. La sensazione più diffusa è stata l’invisibilità, la solitudine sociale e una forte svalutazione di sé. Quel mancato gesto, seppur non intenzionale, viene vissuto come un rifiuto con ripercussioni sulla propria  autostima.

I social network permettono in pochi click di aumentare il numero di amici, di pubblicare post, di restare continuamente connessi ma tale senso di appartenenza rischia di essere molto fragile. Nella società di oggi, focalizzata sul modo in cui ciascuno raffigura e rappresenta se stesso attraverso selfie, commenti, immagini, video, gli altri diventano pubblico di ciò che esponiamo, un pubblico che, seppur dietro uno schermo, osserva, risponde e giudica. Se si ricevono apprezzamenti, commenti positivi, è accresciuto il senso di autoefficacia ma quando un semplice gesto, come quello di spostare il mouse sullo schermo e cliccare su “Mi piace” non viene effettuato, può generare molta frustrazione.

Ed ecco che basta poco per sentirsi soli e abbattuti.

Perché l’equilibrio psichico è così fragile?

L’adolescenza è una fase in cui il ragazzo si trova di fronte a forti cambiamenti che lo costringono ad entrare in contatto con aspetti nuovi di sé. Ci si può sentire confusi e disorientati e si va alla continua ricerca di conferme sociali, di punti di riferimento, di nuovi modelli con cui confrontarsi. Il cosiddetto gruppo dei pari acquista un ruolo importante nella costruzione della propria identità. L’immagine che il gruppo attribuisce alla singola persona determina la percezione di sé e del proprio valore.

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Ma cosa avviene se tale processo si sposta sulla rete?

In una realtà come quella virtuale, in cui si interagisce con centinaia, migliaia di persone contemporaneamente, si è intensificato l’impatto che gli altri hanno sulla propria autostima. Il rischio di sentirsi esclusi è molto alto soprattutto in un’età dove il riconoscimento e l’accettazione sociale diventano punti fondamentali.

È facilmente comprensibile che riconoscimenti positivi ai propri post possano procurare piacere, ma quando la complessità dei bisogni di accettazione si riduce nella ricerca spasmodica di contatti e di “mi piace”, si rischia di affidare il valore di sé alla Rete.

La linea che separa il mondo reale dal mondo virtuale si assottiglia e il profilo sul social network rischia di diventare l’unico specchio nel quale riflettere la propria persona, in un’immagine che resta distorta e in un senso di autostima alterato dalla misura in “like”.

Redazione AdoleScienza.it

Riferimenti Bibliografici

Tobin S. J., Vanman E. J., Verreynne M., Saeri A. K. (2015). Threats to belonging on Facebook: Lurking and ostracism. Social Influence, DOI: 10.1080/15534510.2014.893924