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Separarsi al tempo di Facebook e WhatsApp


Smartphone e tablet sono diventati parte integrante della vita di molte persone. Ormai si pensa in funzione della tecnologia che è entrata a far parte delle nostre attività quotidiane, le persone comunicano e trascorrono buona parte della giornata sui social network. Per questa ragione bisognerebbe approfondire il ruolo di Facebook e delle chat di instant messanger, come WhatsApp, nelle separazioni e soprattutto, dell’uso distorto che se ne fa.

Facebook e i social network in genere, possono avere una funzione strumentale e una funzione contenitiva. La prima la possiamo ritrovare nei comportamenti in cui viene utilizzato come mezzo per ottenere degli scopi secondari, la seconda ha una funzione prettamente consolatoria e compensatoria.

Ci sono persone che, pur di scovare qualche informazione sull’ex-coniuge da poter riutilizzare contro di lui, si trasformano in investigatori informatici, controllano su Facebook e sugli altri social network ogni movimento dell’ex partner, arrivando anche a creare profili falsi per non farsi riconoscere.

Secondo una recente sentenza della Cassazione (Cass., sent. n. n. 9391/14), se una persona crea un profilo falso su Facebook, utilizzando un nickname inesistente per nascondere la propria identità e poi molestare altre persone in chat, commette reato di sostituzione di persona. È importante sottolineare che per commettere l’illecito, oltre ad aprire il profilo fake (falso), bisogna utilizzarlo con lo scopo di procurare a sé (o a terzi) un vantaggio o di danneggiare altri. Questo andrebbe comunicato a tutti quegli ex- mariti o ex-mogli che utilizzano i profili falsi per reperire materiale per danneggiare l’altro e trarne un vantaggio personale.

Altri, invece, si rivolgono ad hacker per poter entrare in maniera completamente illegale nella posta o nel profilo privato dell’altro. Alcune persone arrivano anche ad inserire all’interno dei social network e dei social media denunce pubbliche sulla situazione che stanno vivendo, mettendo online denunce, sentenze, mail e quant’altro rendendo pubblici i problemi legati alla separazione.

Questo clima sta favorendo l’insorgenza anche di comportamenti estremi come per esempio quello del Revenge Porn, ossia della vendetta pornografica. Si tratta di una vera e propria vendetta basata sulla pubblicazione e la distribuzione in rete di foto e video che riprendono la vittima in atteggiamenti intimi e/o sessualmente espliciti, magari con l’amante e ovviamente senza il suo consenso, con l’unico scopo di denigrarla e di distruggere la sua dignità.

È importante anche approfondire la funzione dei social network e del web in genere, quando assume anche un ruolo compensatorio per coloro che cercano di contenere il proprio dolore e le proprie frustrazioni su Facebook, iscrivendosi a gruppi di sostegno e auto-aiuto, in cui rischiano di fomentarsi a vicenda.

Troppe persone cercano, infatti, materiale in rete e ci contattano con la presunzione e la convinzione di avere già la soluzione giusta, non capendo che il professionista agisce per il bene della persona e soprattutto del minore.

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta.

Direttore Responsabile AdoleScienza.it

Riferimenti Bibliografici

Gassani Gian Ettore (2015). Vi dichiaro divorziati. Imprimatur

 

 

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