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Sexting tra gli studenti, è allarme rosso


I pericoli della “rete” aumentano. Soprattutto fra gli adolescenti che ne sono i maggiori fruitori.

Quando poi la rete diventa il mezzo per la comunicazione intima, per la diffusione di foto e video osé, il problema è preoccupante, con conseguenze che possono essere devastanti per la vita futura di adulti e ragazzini.

E questo nonostante la fresca introduzione del reato del revenge porn, cioè la responsabilità penale per chi diffonde le foto intime ricevute, magari da ex compagni o fidanzati.

Tanto che proprio ieri il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha lanciato l’allarme per gli adolescenti, presentando i risultati di un’indagine che il governo ha realizzato in collaborazione con l’università di Firenze per fotografare i comportamenti a rischio tra gli studenti delle scuole secondarie di primo grado.

L’ultima frontiera è il sexting, cioè lo scambio di foto e video hard sul telefonino piuttosto che sul computer: un fenomeno che sta prendendo campo, passando dal 7% delle persone interessate nel 2016 al 9% dello scorso anno. Cifre che confrontate con altri fenomeni a rischio come il cyberbullismo (31 per cento tra i ragazzi dagli 11 ai 17 anni) o gli adescamenti on-line di adolescenti (12%), lascerebbero pensare a un minore impatto e con conseguenze meno gravi. Ma non è così. Soprattutto da quando questa pratica di inviare scatti delle proprie parti intime o di posizioni erotiche ha cominciato a diffondersi tra gli adolescenti.

“Il sexting è un fenomeno di cui si parla ancora troppo poco – ha commentato Maura Manca, psicoterapeuta e presidente dell’Osservatorio nazionale dell’adolescenza – ma può avere conseguenze davvero molto gravi e che possono durare per tutta la vita, con gravi conseguenze sulla vita di relazione”.

Conseguenze che possono essere devastanti per i ragazzini, fino a farli pensare al suicidio per evitare la vergogna.

“Vede gli adolescenti non hanno chiara la percezione di che cosa può derivare dai propri comportamenti – ha proseguito MancaVivono il momento e scambiarsi già a partire dagli undici anni foto private, intime lo vedono come un fatto naturale per piacere e farsi accettare, spesso. In fondo la loro generazione è abituata ad essere ripresa: nascono con i video e spesso ogni loro istante di vita viene filmato dai genitori. Per loro è normale fotografarsi e filmarsi in ogni occasione. Ma è sbagliato. E i genitori devono intervenire, non proibendo ma spiegando loro i pericoli. Un’immagine inviata oggi non si cancella più, e può finire in decine, centinaia di altre mani”.

“Un altro fenomeno che è stato monitorato – ha sottolineato il ministro Bussetti – è quello dell’adescamento on-line. Il 18% del campione relativo al periodo 2016/2018 e il 21% del campione relativo al 2017 riferisce di essere stato infastidito sul web. Mentre una percentuale che va dal 43 al 48% degli stessi periodi considerati riferisce, inoltre, di essersi imbattuto in siti con immagini violente“.

L’articolo, di Cristina Rufini, è stato pubblicato su Quotidiano.net il 24 luglio 2019:

https://www.quotidiano.net/cronaca/sexting-1.4708085