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Sharenting: quando la condivisione di foto di bambini diventa eccessiva


Il grande utilizzo dei social media ha avuto, tra le sue manifestazioni, anche il diffondersi di foto e video che vedono come protagonisti bambini ancora troppo piccoli per postare o scrivere autonomamente. Numerose le visualizzazioni, su canali quali YouTube, ottenute dalla pubblicazione di video con bambini in pannolino che imitano le coreografie di famosi cantanti americani e innumerevoli i blog in cui si condividono storie, difficoltà e avventure dei piccoli.

Un sondaggio condotto dall’Università del Michigan in collaborazione con l’Ospedale Pediatrico “C. S. Mott”, sul fenomeno definito dagli studiosi come sharenting (massiccio utilizzo da parte dei genitori dei social media per condividere contenuti riguardanti i proprio bambini), ha evidenziato alcuni possibili rischi di tale fenomeno. I ricercatori hanno scoperto che, in America, oltre la metà delle madri e un terzo dei padri utilizzano i social media per discutere e confrontarsi sulla salute dei bambini e sulla genitorialità, affermando che tali canali permettono loro di sentirsi meno soli. Tuttavia, si chiedono i ricercatori, è possibile che ciò porti con sé anche il rischio di oltrepassare i confini tra pubblico e privato? Con il tempo, infatti, i bambini divengono abbastanza grandi per utilizzare autonomamente i social media ma, spesso, posseggono già a quel punto un’identità digitale creata precedentemente dai loro genitori. Condividere costantemente la vita di un bambino sui social media può essere utile e rassicurante per i genitori ma può, talvolta, rivelarsi pericoloso per i bambini in quanto può comportare rischi di sicurezza e privacy. Quasi il 70% dei genitori ha dichiarato di utilizzare i social media per ottenere consigli e informazioni da altri genitori più esperti e il 62% ha affermato di sentirsi, in tal modo, meno preoccupato. Tuttavia, i genitori riconoscono le potenziali insidie di un’eccessiva condivisione e quasi due terzi degli intervistati dichiarano di prestare attenzione al fatto che altri potrebbero condividere e diffondere le foto del loro bambino.

La linea sottile tra condivisione e oversharing sembra essere ancora poco chiara e resta il problema relativo al fatto che qualunque materiale condiviso in rete, anche laddove cancellato dall’utente, lasci in realtà una traccia perenne senza un reale controllo su dove vada a finire o su chi possa visualizzarlo. In America si sono verificate conseguenze negative in relazione ad alcuni episodi di sharenting, fino ad esempi più estremi quali il fenomeno chiamato “sequestro digitale” in cui le foto dei bambini pubblicate online sono state “rubate” e ri- condivise da estranei sulle proprie bacheche, come se si trattasse dei propri figli. In altri casi, invece, le foto dei bambini sono divenute il bersaglio di scherzi e cyberbullismo. I genitori, dunque, pur potendo godere delle possibilità di condivisione e confronto offerte dai social media, sono responsabili per la privacy dei loro figli ed è importante fare attenzione a quanto su essi si condivide.

 

Redazione AdoleScienza.it

 

Riferimenti Bibliografici

“C. S. Mott” Children’s Hospital (2015). Parents on Social Media: Likes and Dislikes of Sharenting. National Poll on Children’s Health. 23:2.

 

 

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