morire cellulare

Si può morire per un cellulare?


La quasi totalità della popolazione adolescenziale possiede uno smartphone. Gli adulti si sono adattati alla tecnologia e i bambini sono la generazione dei nativi digitali. Gli smartphone sono diventati parte integrante della nostra identità e moltissime persone manifestano sintomi ansiosi al solo pensiero di dimenticare il cellulare da qualche parte o che gli si scarichi la batteria. Abbiamo incentrato la nostra quotidianità intorno ad un oggettino tecnologico. Questo ha portato però anche a numerose morti, causate dal voler recuperare a tutti i costi il telefono per esempio caduto da qualche parte, per la strada o in acqua. Numerose persone hanno rischiato di perdere la vita investite o addirittura affogate. In questi momenti ci si domanda come sia possibile che un oggetto tecnologico, che si può ricomprare in qualsiasi momento, valga più della stessa vita che non è acquistabile in nessun negozio.


Per rispondere bisogna analizzare che cosa rappresenta lo smartphone per queste persone e comprendere il reale significato che ha per loro. In poche parole, racchiude tutta la loro vita, ogni aspetto, anche quotidiano, viene vissuto e condiviso dentro e attraverso il cellulare.


Lo smartphone in molti casi è diventato come una “protesi della propria identità” di cui, di conseguenza, non si può fare più a meno. È più forte l’attaccamento allo smartphone che alla vita stessa. Si tiene il telefono in mano anche o soprattutto quando non serve, si sta sempre sull’attenti perché qualcuno può scrivere in qualsiasi momento, può esserci una nuova richiesta di amicizia o qualcuno ha “postato” una nuova foto o si è stati “taggati.” Non si può perdere tutto questo, non si può perdere lo strumento che permette tutto questo e a volte, si rischia inutilmente la vita.

di Maura Manca

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