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Social mode: cosa sono e perché vengono seguite


In questi ultimi anni i più giovani si sono trovati catapultati in una dimensione basata sull’immediatezza, sintesi della comunicazione e gestione contemporanea di più input (multitasking). Gli adulti a volte faticano a star dietro a questa costante evoluzione. In effetti, spesse volte, non si fa in tempo a comprendere il funzionamento di una macchina o di un oggetto tecnologico che ne esce uno nuovo e più aggiornato, con caratteristiche differenti.

La e-generation (adolescenti che vivono in funzione della tecnologia) e i nativi digitali (bambini nati nell’era digitale), invece, non hanno questi problemi; la tecnologia è parte integrante della loro vita e, per alcuni adolescenti, rappresenta una vera e propria protesi dell’identità e, in alcuni casi, anche una sorta di Io sostitutivo. I più giovani vivono e si sviluppano con un apprendimento multitasking basato sull’utilizzo parallelo di libri, cellulare, pc, musica e interazioni sociali. Questo aspetto rappresenta uno dei fattori principali per cui si stanno modificando o adattando allo stile di vita dei più giovani i processi e l’organizzazione del pensiero dei più giovani, sempre più di tipo sintetico, a discapito degli aspetti produttivi, immaginativi e creativi. La e-generation vive costantemente collegata in Rete e sposta la propria vita online. Simbolicamente è come se le connessioni tra i neuroni all’interno del cervello fossero sostituite dalle connessioni tra i vari utenti con cui si è in contatto, la comunicazione è diventata multistrato, multitasking e instant.

Questi fattori rappresentano un terreno fertile in cui far attecchire le più stravaganti creazioni adolescenziali che contagiano giorno dopo giorno sempre più anche il mondo degli adulti. L’aspetto più interessante è osservare la velocita con cui tendenze e mode dilagano nel web e, la cosa sconcertante, è che il popolo dei social sembra stia sempre li, pronto ad aspettare la nuova moda per ridere, partecipare, colmare le proprie giornate e gestire la noia e la solitudine.

Perché ciò che spesso inizia come divertimento si trasforma in brevissimo tempo in tragedia, rischiando di diventare una social moda killer?

Spesso clinici e ricercatori sono chiamati a rispondere circa le motivazioni che spingono questi ragazzi a mettere in atto determinati comportamenti. Sicuramente alla base c’è la ricerca di sensazioni forti, la Sensation Seeking, messa in atto con l’obiettivo conscio e inconscio di misurarsi con stati di noia, per sfidare le regole e ricercare i propri limiti, per imitazione, popolarità, per far parte di un gruppo e per non voler vedere la profonda solitudine che caratterizza questi ragazzi alla costante ricerca di follower e “amici”.

Queste condotte, in genere, vengono agite per colmare un vuoto interiore, per lasciare un segno, per “marcare” la propria identità, in età in cui si è ancora alla ricerca di se stessi, in un limbo tra l’autonomia e la dipendenza e in una società che tende sempre più alla globalizzazione e alla fusione tra il reale e virtuale.

Altri aspetti psicologici e/o psicopatologici da tenere in considerazione sono: una contenuta tendenza all’opposizione, alla ribellione, alla sperimentazione e alla messa alla prova di se stessi attraverso gli eccessi può essere, in via transitoria, fisiologica in adolescenza, ma, nello stesso momento, espressione di un forte disagio interiore.

Il problema di fondo sta nel fatto che in questa epoca digitale, dove limiti e confini non esistono più, diventa particolarmente difficile mettere un freno a questi ragazzi, agli abusi e agli usi distorti che fanno della tecnologia.

I social network, nati appunto per comunicare e agevolare i contatti tra le persone, sono diventati teatro della esuberanza, del narcisismo e della follia giovanile. Autostima e valore personale sono legati al numero di “mi piace”, di visualizzazioni, dei commenti e delle condivisioni tra gli utenti.

In sintesi le motivazioni si possono racchiudere in alcuni aspetti fondamentali di seguito elencati:

– la Rete raggiunge un numero smisurato di persone in pochissimo tempo tale da generare un effetto contagio allarmante;

– la Rete ormai è diventata il teatro della esuberanza e dell’esibizionismo giovanile;

– ricevere una sfida aumenta la competitività tra ragazzi per cui, invece di attenersi alle regole del gioco, sono spinti ad andare oltre, a superare i limiti per inventarsi imprese rischiose e talvolta mortali, per arrivare dove gli altri non arrivano e diventare il video o la foto più cliccata e commentata;

– l’età dei partecipanti è sempre più bassa. In questa fase di sviluppo, in cui si è ancora in piena crescita, non si è ancora in grado di comprendere i propri limiti e ci si può spingere oltre con estrema facilità, rischiando di incorrere in danni che, in età adulta, possono creare seri problemi psicofisici, talvolta irreversibili.

Perché si chiamano social game, mode e drinking?

Si chiamano social game o social mode o social drinking perché ogni impresa viene filmata e poi inserita su specifiche pagine create sui social network o su siti per postare video, facendo da “incipit” per un successivo e spaventoso effetto contagio. Nell’arco di poche ore le mode impazzano nel web e i giovani di tutto il mondo rispondono alle nomination per non pagare pegno e nel tentativo di inventare la risposta più originale. La frequente ricerca di modelli di riferimento con i quali identificarsi può portare all’elevato rischio di attivare comportamenti di imitazione.

 Quanto possono durare le social mode?

Alcune mode hanno vita breve, come quelle inerenti ad uno specifico comportamento, come per esempio il Neknominate; altre, invece, più lunga, come per esempio quella dei Selfie, perché è esplicita la possibilità di continuare ad inventare nuove modalità differenti e stravaganti.

Quello che eccita e che porta all’enorme e repentina diffusione è la novità, quindi anche la moda che può sembrare più trasgressiva rischia ben presto di annoiare e quindi di passare in secondo piano.

 di Maura Manca, Psicoterapeuta

 

 

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