stupro donne

Stupro virtuale: la nuova moda di trattare le donne come oggetto sui social


La nuova frontiera dei gruppi di “stupro virtuale” finalmente è stata smascherata, facendo emergere il lato più oscuro del Web. Nelle ultime ore, infatti, si è scatenata una rivolta contro alcuni gruppi Facebook che incitano la violenza nei confronti delle donne.

Tutto questo potrebbe risultare paradossale, se si pensa a tutti gli sforzi e a tutte le energie messe in gioco su più fronti per cercare di prevenire e arginare il cyberbullismo, per tutelare la privacy, per contrastare la violenza di genere ed evitare che qualsiasi forma di prevaricazione online possa indurre le vittime a commettere gesti estremi fino ad arrivare al suicidio.

Di che cosa si tratta?

Consiste in una pericolosa tendenza, nata in Australia, ma che in breve tempo si è diffusa in Europa fino ad arrivare in Italia. È un fenomeno che coinvolge direttamente uomini e ragazzi, che per passare il tempo decidono di postare e condividere innocenti immagini di ragazze nella loro quotidianità, completamente a loro insaputa, con l’unico scopo di eccitarsi e provare piacere.

Quindi le ragazze, d’ora in poi, dovranno fare attenzione anche quando vanno semplicemente a fare la spesa oppure a fare shopping?

Ebbene sì, visto che il concetto di privacy viene del tutto annientato e ci si focalizza su dettagli apparentemente banali, come ad esempio indossare un paio d’occhiali da vista o delle scarpe con il tacco, creandosi fantasie perverse e considerando il corpo della donna come un oggetto esclusivamente sessuale.

Infatti, sono nati numerosi gruppi su Facebook in cui qualsiasi persona iscritta può tranquillamente caricare la foto della sua amica, compagna, conoscente o fare screenshot a un qualsiasi contatto femminile sul proprio social network, e far sì che altre persone, iscritte sempre allo stesso gruppo, possano sentirsi liberi di commentare senza alcun freno, con frasi succinte, insulti volgari, offese e denigrazioni a sfondo sessuale.

In questo modo, delle normalissime fotografie si trasformano in un vero e proprio strumento erotico alla mercé di tutti, dove ogni iscritto può farne l’uso e il consumo che preferisce.

Perché è chiamato “stupro virtuale”?

Ciò che sconvolge maggiormente è l’aggressività, la violenza, il disprezzo, il disgusto, il maschilismo estremo presente nei commenti sotto le fotografie, che si spinge fino al punto di incitare ad un vero e proprio stupro e immaginare di mettere in atto una violenza sessuale a tutti gli effetti. E’ evidente e marcata la mancanza di riconoscere in quella foto una persona in carne ed ossa, con delle emozioni e dei sentimenti e non un oggetto di cui poterne fare quello che si vuole. Fa riflettere l’odio e la violenza scatenata nei confronti di coetanee di persone che potenzialmente vedono e incontrano tutti i giorni. Non parliamo di fantasie erotiche o sessuali, parliamo di violazione pubblica rivolta ad ignare ragazze che non sanno neanche di essere prese di mira da un branco di lupi arrabbiati e affamati.

Per l’ennesima volta i social leoni colpiscono ancora nascosti dietro uno schermo dietro al quale ci si sente più forti, deresponsabilizzati e persino autorizzati ad esprimere gratuitamente disprezzo nei confronti di un’altra persona. L’effetto disinibizione dato dal via lanciato dai commenti degli altri è uno dei problemi dei social network, generato dall’uso che fanno i ragazzi dei social network. Lo fanno gli altri, mi sento autorizzato anche io, è più facile quando tutti insieme si rema verso lo stesso obiettivo.

In questo modo si oltrepassa completamente ogni limite e confine, venendo meno al rispetto e alla dignità dell’altro. Inoltre, il rischio più grande è proprio quello di trasmettere un messaggio del tutto distorto e pericoloso, soprattutto per le nuove generazioni, che porta a radicare pregiudizi, a considerare la donna come oggetto e a legittimare violenze inaudite nei suoi confronti.

Osservatorio Nazionale Adolescenza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *