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ThisCrush: cos’è e quali sono gli eventuali rischi per i ragazzi?


Nonostante la maggior parte delle piattaforme online, negli ultimi mesi, abbia sentito la necessità di creare maggiori strumenti per arginare il fenomeno dell’hate speech (linguaggio prevaricatorio e offensivo usato in rete) e difendere le vittime che subiscono questo tipo di violenze, i social network possono essere usati dai ragazzi in maniera distorta e diventare luoghi in cui scambiarsi insulti e cattiveria online.

Come funziona ThisCrush?

ThisCrush è un social network utilizzato principalmente nella fascia d’età 12-15 anni, che letteralmente dall’inglese significa “questa sbandata” e nasce con l’intento di mettere in comunicazione i ragazzi tra di loro, dando la possibilità di fare domande e di mettere like sulla bacheca della persona interessata. Fino a qui nulla di controverso, ma la funzione di non poter filtrare i messaggi ricevuti e il poterli scrivere in forma anonima, in qualche modo legittima l’essere aggressivi in rete, permettendo di condividere online commenti negativi, anche a sfondo sessuale, dove vengono insultati e presi in giro gli altri iscritti, celandosi vigliaccamente dietro gli schermi e sminuendo completamente l’uso che viene fatto delle parole. 

Inoltre, non bisogna sottovalutare l’aspetto della diffusione e della viralità, in quanto questi contenuti spesso vengono poi traghettati su altri social network, come ad esempio nel momento in cui viene inserito il link del profilo di ThisCrush nella sezione biografia di Instagram oppure vengono pubblicate nelle storie di Instagram, sia lo screenshot dei commenti negativi ricevuti sul proprio profilo ThisCrush, sia le loro repliche a questi messaggi violenti.

In questo modo si innesca un circolo vizioso in cui leggere in continuazione una grande quantità di insulti e commenti provocatori, rischia di favorire una normalizzazione, una maggiore accettazione di tali comportamenti e una minore sensibilità da parte di coloro che leggono, i quali diventano più propensi poi ad insultare ed attaccare a loro volta.

Ciò che fa riflettere maggiormente è la violenza e il disprezzo, presenti nei commenti rivolti a coetanei che potenzialmente vedono e incontrano tutti i giorni: infatti, appare evidente la mancanza di riconoscimento di una persona in carne ed ossa dall’altra parte dello schermo, con delle emozioni e dei sentimenti e non un oggetto di cui poterne fare quello che si vuole.

Quali sono i rischi?

E’ una piattaforma online che comunque tra i ragazzi non ha preso particolarmente piede, i quali rimangono più affezionati ad altri tipi di social network, ma è importante ad ogni modo riflettere su quanto nascosti dietro ad uno schermo ci si senta deresponsabilizzati e persino autorizzati ad esprimere gratuitamente disprezzo nei confronti di un’altra persona. L’effetto disinibizione dato dal via lanciato dai commenti degli altri è uno dei problemi dei social network “Lo fanno gli altri, mi sento autorizzato anche io”. In questo modo si oltrepassa completamente ogni limite e confine, venendo meno al rispetto e alla dignità dell’altro.

Inoltre, il rischio più grande è proprio quello di creare un terreno fertile per far attecchire episodi di cyberbullismo con ripercussioni gravissime per le vittime, che vengono invase nel profondo e toccano la loro sfera più privata ed intima. 


Infatti, secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, l’hate speech è un fenomeno sempre più diffuso anche in Italia: infatti, più di 2 adolescenti su 10 sia maschi che femmine, ammette di aver fatto intenzionalmente commenti negativi a qualcuno o su qualcuno per offenderlo, di cui il 5% ha anche fatto prepotenze verso un compagno o conoscente usando lo smartphone e la tecnologia, il 14% lo ha filmato o fotografato per prenderlo in giro, il 2% gli ha fatto foto o video mentre qualcuno gli faceva del male e il 3,6% ha diffuso false informazioni in rete o via chat su qualcuno. Ne pagano così le conseguenze i soggetti più vulnerabili, come i bambini e gli adolescenti che fruiscono quotidianamente di tali strumenti: il 35%, dunque, dichiara di rimanerci male o di arrabbiarsi se riceve commenti negativi sotto i post, in particolare le ragazze.


Qual è il ruolo dei genitori?

Il primo passo fondamentale è che i genitori siano consapevoli di questo fenomeno, così come delle altre insidie della rete, in modo tale da bloccare sul nascere queste pericolose mode. Infatti, per poter aiutare in modo efficace i ragazzi, è necessario che si attivi la necessità da parte dei genitori di mettersi in gioco, informarsi e conoscere tutti i comportamenti adolescenziali associati all’uso di Internet, al fine di creare una maggiore vicinanza tra i nativi digitali e gli adulti di riferimento, perché la presa di coscienza risulta uno strumento indispensabile per contrastare le possibili conseguenze negative e accompagnarli a navigare in sicurezza nel web.


In conclusione prima c’era Ask, ora c’è Sarahah e ThisCrush, e questo significa che il problema non è legato alle app, ai social network e a tutte le piattaforme che verranno ideate nei prossimi mesi ma dipende dalla distorsione mentale della generazione hashtag e dall’uso distorto che ne viene fatto. Per tale ragione non bisogna lanciare allarmismi inutili ma andare  a lavorare sulle modalità relazionali dei ragazzi di oggi.


Redazione AdoleScienza.it