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Troppi adolescenti a rischio diffusione materiale privato in rete o nelle chat e suicidio. La gogna mediatica e la revenge porn


Basta veramente un niente per trovarsi schiacciati dalla diffusione mediatica di materiale privato o intimo senza la propria approvazione e consenso. Basta un attimo in cui ci si lascia andare, ci si fida, si pensa solo al momento che si sta vivendo e non si riflette sul fatto che quelle immagini possono essere utilizzate come un’arma per ferire e distruggere. Si dà il consenso ad essere ripresi in privato, non a diffamare in rete, a distruggere la propria immagine e la propria persona. Tante volte si è doppiamente vittima, si viene violentati e ripresi e in più, umiliati anche pubblicamente. A volte sono gli stessi “amici” che lo fanno di nascosto e senza saperlo ci si trova protagonisti delle chat e dei social di tutto il Web. Si paga troppo a caro prezzo un errore, si paga carissima una violenza messa alla mercé di tutti. Ogni volta che si rivedono quelle immagini è come rivivere ciò che si è subito.


Non sono quantificabili le proporzioni della rete. Può assumere una dimensione di cui si perde il controllo e non si può più tornare indietro, non si può fermare perché l’oblio in rete non esiste.


Sui social non c’è controllo, si esaspera tutto, si incrementa la cattiveria, la rabbia e l’aggressività nei commenti e in ciò che si scrive nei post e il problema, non è Internet e i suoi strumenti, ma la natura umana. Ci si sente più disinibiti e protetti da uno schermo senza guardare una persona direttamente negli occhi che viene spogliata delle caratteristiche umane, diventando oggetto di scherno, di divertimento, a cui poter dire tutto ciò che si pensa, dimenticandosi che anche quel “giochino” ha un’anima e che tutto questo è completamente gratuito.

Cosa si vive a livello psicologico quando si è vittime della gogna mediatica?

 

Il sentimento prevalente che si prova è l’IMPOTENZA davanti a tutto questo dilagare delle proprie immagini, senza poter intervenire, senza poterlo fermare. È l’incredulità di quello che sta succedendo, è l’assurdità di quello che si legge. Il video, le immagini si diffondono senza sosta, come la cattiveria dilagante della gente che attacca una persona accusandola, senza un briciolo di empatia. La vergogna, l’aver paura di confrontarsi con le persone, tutte quelle che invece di fermare tutto questo scempio, alimentano condividendo quei contenuti, ben sapendo che CHI CONDIVIDE È COLPEVOLE QUANTO CHI PUBBLICA.

Si vive con una pressione costante, si ha la sensazione di essere sempre rincorsi, si vorrebbe calcare un tasto cancella e fermare tutto questo, si vorrebbe urlare basta e sperare finisse tutto, ma non è possibile, una volta che un video o un’immagine entra in rete, le tracce saranno sempre presenti, alla portata di tutti. È UN’INVASIONE TROPPO PROFONDA NELLA PROPRIA VITA PRIVATA, CON PROPORZIONI TROPPO GRANDI DA POTER GESTIRE. A volte non si riescono a trovare le risorse per affrontare tutto questo, non si riesce a vedere una soluzione risolutiva, si crolla, ci si fa prendere dallo sconforto e dal dolore e in tanti casi si tenta anche il suicidio.

Troppi adolescenti a rischio diffusione materiale privato in rete o nelle chat e suicidio

 

Questo è il vero problema, ci sono troppi adolescenti a rischio diffusione materiale privato in rete o nelle chat e suicidio. L’utilizzo inappropriato e pervasivo delle tecnologie, infatti, espone soprattutto la generazione hashtag a questo tipo di comportamenti a rischio e i numeri parlano chiaro: il 6,5% dichiara infatti di fare SEXTING, ovvero scambiare con il proprio partner, più o meno stabile, foto e/o video che lo ritraggono in atteggiamenti molto intimi, il 4% afferma di aver fatto sesso inviando foto e video su WhatsApp, sui Social Network oppure telefonicamente e il 2% di aver fatto sesso davanti ad una webcam (indagine condotta dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza http://www.adolescienza.it/amici-amori-sessualita/sessualita-tra-sexting-e-relazioni-online-gli-adolescenti-alle-prese-con-il-sesso/).

La vendetta pornografica: una tendenza pericolosissima

Una tendenza in continua crescita tra i giovanissimi è proprio la vendetta pornografica o REVENGE PORN ossia il pubblicare questo tipo di contenuti dopo essere stati lasciati o traditi, appunto per vendicarsi. Infatti, il 2,5% dichiara di essere stato minacciato della pubblicazione di una sua foto intima in rete mentre l’1% dichiara di aver subito questo tipo di prevaricazioni online. Questi dati allarmanti devono assolutamente far riflettere perché ormai, per molti ragazzi, le relazioni sono “vissute” direttamente sui Social e sulle chat e l’invio di foto di parti intime e di pratiche erotiche, sono all’ordine del giorno.

Manca la prevenzione

Purtroppo, però, nel nostro Paese se ne parla solamente di fronte alla tragedia e quando ci scappa il morto e non si tutelano i ragazzi come si dovrebbe. È fondamentale, quindi, una massiccia opera di PREVENZIONE e SENSIBILIZZAZIONE che conduca ad un uso consapevole del Web, accompagnando i ragazzi in un percorso di educazione all’affettività, alla sessualità ma in particolare al rispetto di se stessi, del proprio corpo e al valore dell’altro, anche dietro ad uno schermo e ad una tastiera, perché un video NON PUO’ E NON DEVE più rovinare l’esistenza di nessuno.

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza
Direttore AdoleScienza.it

Articolo pubblicato il 16 settembre 2016 sul blog AdoleScienza de L’Espresso.

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