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Uccide la vergogna o l’inciviltà dei finti perbenisti?


Ennesimo caso, questa volta nel napoletano, di un video che riprende due persone che fanno sesso che diventa virale. Virale significa che decine, centinaia o migliaia di persone vedono il video e decidono di inviarlo ai loro contatti o di pubblicarlo nei loro profili social affinché venga visto da altre persone e venga ulteriormente condiviso.

Questo video, come quello di tante altre ragazze, riprende l’immagine di una donna che, nella diffusione e nella resa pubblica della sua intimità, viene profondamente privata della sua dignità e violata ad ogni visualizzazione e condivisione. Per il maschio, invece, nessun problema, nessuno ricorderà il suo nome, la sua faccia, nessuno lo riconoscerà per strada e gli dirà che è una poco di buono, una donnaccia dai facili costumi, che ci doveva pensare prima, che se fa certe cose dopo non si deve lamentare.


Una bella cultura basata sul rispetto, sull’integrazione, sulla libertà di espressione, su questo conformismo forzato e sul giudizio di tanti finti perbenisti che uccidono più di un assassino. Nessuno pensa che dietro quel video ci sia una donna, una persona con emozioni e sentimenti che pagherà un prezzo troppo caro. C’è una figlia che si dovrà confrontare con i genitori, c’è un’amica che dovrà guardare in faccia le compagne, c’è una vicina di casa e magari una mamma con dei figli da tutelare.


Se non si condividesse il video non diventerebbe virale, una persona non verrebbe distrutta e riprenderebbe la sua vita, capendo che forse non ci si deve fidare di nessuno.

La vergogna di essere visti da tutti negli atteggiamenti più intimi, crea un dolore profondo, da cui non tutte le donne hanno forza di reagire, per questo si arriva ad uccidersi, per colpa di chi non capisce che deve mettere un punto a questa violenza. Basta con il dare colpa alle vittime, ognuno è libero di vivere la propria sessualità come meglio crede e questo non dà a nessuno il diritto di giudicare, additare, violare e sputtanare ai 4 schermi.

Partiamo dall’essere delle persone per bene e cominciamo a farlo anche praticamente, non solo a parole, comportandoci di conseguenza.

Purtroppo l’oblio in rete è ancora un’utopia, è vero che ci sono società che tolgono i video dalla rete, ma non possono impedire la diffusione via chat, molto più virale, a volte, di quella del web. Chi garantisce che tolto un video non si rimetta, si arriva a vivere con una spada di Damocle sulla testa, con l’ansia che possa riaffiorare il tutto da un momento all’altro, una perenne ingiusta condanna.

Io spero che si arrivi ad indagare anche su chi condivide e alimenta il fenomeno perché sono complici e carnefici quanto coloro che pubblicano il video.

Mi sembra assurdo dover leggere che la ragazza in questione abbia dovuto implorare le persone di non condividere il suo video, abbia dovuto rivolgersi a uomini e donne che si definiscono civili, chiedendo di fare una cosa che dovrebbe essere scontata, che abbia chiesto piangendo comprensione e compassione a chi la stava lapidando social-mente. Perché ha tentato il suicidio? Perché è assurdo dover pregare la gente di non violarla ulteriormente. Questa la chiamate civiltà? Queste si possono definire persone civili? No, decisamente no.

E allora ciò che uccide più della vergogna, è decisamente l’inciviltà dei finti perbenisti.

di Maura Manca

L’articolo l’ho ripreso dal mio Blog AdoleScienza de L’Espresso:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/02/13/uccide-la-vergogna-o-l%E2%80%99incivilta-dei-finti-perbenisti/