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Una chat che consente di parlare con sconosciuti: Omegle. Pericolo grooming, quali sono i numeri?


Gli adolescenti sono spesso convinti di poter evitare i pericoli e i rischi che incontrano in Internet, dove ci sente più protetti dall’anonimato, ma dove non sempre le cose sono realmente ciò che sembrano. Può così accadere che gli adolescenti utilizzino servizi chat e messaggistica istantanea per parlare con degli sconosciuti che hanno la loro età, ma dietro ad un profilo si nascondano invece degli adulti.

 


Cos’è Omegle e come funziona?

Omegle è una chat che consente di parlare con sconosciuti, in tutto il mondo, nata nel 2008 dall’idea di un diciottenne americano che voleva così permettere a persone sole o annoiate di chiacchierare fra loro online. Si tratta di una chat di testo del tipo 1 ad 1, ovvero fra due persone per volta, identificate semplicemente come You e Stranger. Non serve registrarsi, non serve fornire dati personali o mail, non si scelgono nickname o status personali, si fa tutto in modo semplice e rapido. Successivamente, alla chat di testo è stata affiancata anche la possibilità di utilizzare la webcam per interagire con gli altri utenti.

“Talk to Stranger” (parla con uno sconosciuto) è il motto del sito, che negli anni ha raggiunto grande popolarità, e di cui si è tornati a parlare nel corso degli ultimi mesi in seguito all’adescamento di una minorenne veronese di soli 13 anni da parte di un adulto incontrato proprio in questa chat. Dati i rischi che si sono evidenziati nel tempo, Omegle vieta l’utilizzo ai minori di 13 anni e chiede che i minori di 18 siano accompagnati da adulti, è stato anche sviluppato un servizio di controllo dei contenuti scambiati che banna l’IP degli utenti che si mostrano nudi in webcam.

Quali sono i pericoli?

Uno dei punti di forza di Omegle consiste proprio nella possibilità che offre di collegarsi con sconosciuti e mantenere l’anonimato, una possibilità utilizzata non solo dai ragazzi, ma anche (e forse soprattutto) dagli adulti. In virtù delle sue caratteristiche principali (anonimato, casualità degli incontri, contatto in tempo reale, autodistruzione delle chat una volta concluse), si è rapidamente evidenziato il rischio di incontrare adescatori online o pedofili, che mentono sulla reale età e spesso propongono degli incontri di persona. Omegle è associata spesso a Kik, un social di messaggistica istantanea che permette agli utenti di condividere foto, disegni, emoticons, messaggi vocali e altri contenuti; in questo modo si può arrivare anche a praticare sexting, scambiandosi così in tempo reale anche messaggi vocali, foto e video hot o sessualmente espliciti.

Anche gli incontri virtuali possono lasciare nei ragazzi cicatrici emotive e danni psicologici. Negli incontri e nelle relazioni via chat si ci può sentire più “protetti”, più liberi, più tranquilli perché non ci si deve confrontare dal vivo con una persona reale; tutto ciò può creare maggiori difficoltà nei ragazzi quando si tratterà di mettersi in gioco nelle relazioni reali con gli altri, con la propria emotività e anche attraverso il proprio corpo.

I numeri

I dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, raccolti su un campione di 11.500 adolescenti dagli 11 ai 19 anni su tutto il territorio nazionale, confermano quanto sia reale il pericolo dell’adescamento online. Più di 6 adolescenti su 10 (66%) tra i 14 e i 19 anni hanno chattato con degli sconosciuti, accettando anche di incontrarsi per un appuntamento dal vivo (45%). Per i più piccoli, tra gli 11 e i 13 anni, la percentuale si abbassa, ma resta comunque molto importante: 4 ragazzi su 10 hanno chattato con degli sconosciuti e il 32% ha incontrato una persona conosciuta online. Non senza sorprese: nel 6% dei casi, infatti, i ragazzi hanno trovato un’altra persona rispetto a quella con cui erano convinti di parlare, e nel 2% dei casi hanno trovato un adulto al posto del coetaneo con cui pensavano di aver chattato.                 

Il ruolo degli adulti

È fondamentale che gli adulti, in primis, siano informati su questi fenomeni, in modo da poter aiutare i ragazzi, spiegando loro anche pericoli e rischi che si possono incontrare online ed educandoli ad un corretto uso della rete. È importante anche un’informazione chiara e un’educazione seria sulla sessualità e sull’affettività, sulle emozioni che i ragazzi fanno fatica a comprendere, gestire ed esprimere. Bisogna che famiglie e scuole trasmettano ai ragazzi il rispetto per se stessi, per gli altri e per la propria privacy, mantenendo sempre aperti canali di comunicazione con gli adolescenti, ascoltandoli e dialogando con loro.

Redazione AdoleScienza.it