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Uso dello smart-linguaggio: adolescenti e pre-adolescenti a confronto


Per comunicazione si intende la trasmissione e la diffusione di qualche tipo di segno che possa essere percepito e interpretato dagli altri. Nella linguistica, per comunicazione si intende lo scambio di informazioni mediante uno o più linguaggi (verbale, gestuale, iconico, musicale etc.) tra un emittente (colui che formula e invia un messaggio) e un destinatario (colui a cui è indirizzato e/o che riceve). La comunicazione può avvenire attraverso il linguaggio, la scrittura, il disegno, le immagini, le azioni e qualsiasi forma espressiva e, il linguaggio è uno strumento che noi utilizziamo per comunicare con il mondo che ci circonda.

In un testo dal titolo Always On: Language in an Online and Mobile World del 2008, la linguista Naomi Baron ha riportato un’analisi effettuata sugli sms di alcuni studenti che le ha permesso di evidenziare che, l’uso di forme abbreviate, come per esempio di ‘u’ al posto di ‘you’, man mano che gli studenti crescevano, era sempre più limitato e che, man mano che diventavano grandi iniziavano a scrivere frasi più grammaticali. Secondo l’Autrice questo avviene perché i ragazzi vogliono rinforzare il proprio status, vogliono sembrare più grandi e dimostrare che sanno come deve scrivere un adulto.

Noi di AdoleScienza abbiamo effettuato un’analisi simile in Italia con un gruppo di adolescenti che hanno confermato le medesime cose rilevate da Naomi Baron con i coetanei americani.

Abbiamo fatto vedere ad un gruppo di adolescenti lo screenshot (sarebbe la foto scattata con il telefono di una pagina del telefono stesso) di una pagina di Whatsapp (chat di instant messanger molto diffusa tra gli adolescenti) in cui veniva ripresa una conversazione scritta con un linguaggio costituito da una serie di abbreviazioni. Tutti i ragazzi ci hanno detto che quello era il linguaggio dei più piccoli, dei ragazzi delle scuole medie, non il loro perché alla loro età le parole le usano tutte per intero al massimo le cambiano o inseriscono qualche termine inglese come per esempio, invece di usare “è chiaro”, “è facile” , basta dire “easy”.

In un altro lavoro svolto a Roma, riguardante il nostro Osservatorio Nazionale Adolescenza, abbiamo chiesto ad un gruppo di adolescenti di un quartiere a rischio di Roma, di dirci, in poche parole, cosa rappresentasse il linguaggio per loro e la risposta è stata la seguente:

“La lingua ti aiuta a dire quello che hai, che non riesci a dire!

Le parole strane tipo bella!

A zi

A ci

Spacca

Tira

Scialla

Accanna

Ti aiutano ad esprimere.

I termini che abbiamo sono tutti quelli che ti aiutano e ti riconoscono con gli altri!!

Capito..

Ci piace e ci capiamo di più cosí”

Ora i ragazzi non scrivono neanche più abbreviato, ma utilizzano direttamente Instgram e SnapChat, Whatsapp, Wechat, su cui postano solo foto di quello che fanno o di dove sono ed evitano di comunicare con la lingua italiana.

Il linguista David Crystal in un libro del 2008 dal titolo Txtng: the gr8 db8, ha analizzato il linguaggio testuale utilizzato dai ragazzi con il cellulare e ha rilevato che esistono due forme di comunicazione: il texting e il txtng. gli aspetti più interessanti sono relativi all’uso di una nuova forma di comunicazione basata sui simboli o abbreviazioni che comprende: le vowel-free words (che corrisponde al txtng), la combinazione tra lettere e numeri (come per esempio ‘gr8’ che sta per ‘great’), acronimi (come per esempio ‘TTUL’ che sta per ‘talk to you later’) ed emoticons o smileys.

Per comunicare agli amici cosa si sta facendo, si ricorre alle emoticons rappresentanti attività, luoghi e comportamenti e, unendo più faccine insieme, si riesce comunicare pure un bel pensiero complesso: “sono affaticato dallo studio” diventa: immagine del libro e immagine della “faccina con la goccina in faccia” che denota uno stato di pesantezza.

Le emoticons rappresentano anche le differenti espressioni facciali umane corrispondenti a tutte le emozioni primarie e secondarie. Sicuramente l’aspetto positivo è che i ragazzi, in qualche modo, hanno dovuto imparare almeno a riconoscere alcuni tipi di emozioni perché altrimenti si troverebbero impossibilitati ad utilizzarle ma, ovviamente, per farlo non hanno letto i libri di Paul Ekman, basati sul riconoscimento delle emozioni dalle espressioni del viso, ma si sono documentati su Internet semplicemente memorizzando le associazioni tra immagine ed emozioni. Un altro aspetto che permette loro di essere efficaci nella comunicazione è favorito dalla universalità delle emozioni, ma questo concetto non appartiene ai giorni in quanto era piuttosto chiaro già a Charles Darwin quando nel 1859 scriveva l’Origine della specie.

Nate inizialmente come rinforzo alla comunicazione verbale, attualmente sono diventate sostituti delle parole. Per esempio, se si invia la faccina con il sorriso si ha l’intenzione di esprimere un’approvazione o uno stato di felicità. L’uso delle faccine sostituisce la comunicazione verbale scritta, per cui, alla domanda, “ci vediamo questa sera?”, si risponde direttamente con la faccina con il sorriso, piuttosto che scrivere, “si, mi fa piacere se ci vediamo questa sera”.

Con l’inserimento delle Emoji si è quasi arrivati a non avere più elaborazione del pensiero produttivo e creativo per elaborare una comunicazione scritta, in quanto si deve solo scegliere la faccina giusta.

di Maura Manca

 

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