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Videogames vietati ai minori ma approvati dai genitori


Secondo i dati raccolti dall’Agenzia Dire (www.dire.it) aumenta in Italia la diffusione dei videogiochi non adatti ai minori fra i giovani tra gli 11 e i 18 anni. Ne fa uso, infatti, il 35,1% degli studenti di scuola media e il 43,5% degli studenti di scuola superiore.

L’acquisto dei videogames non adatti a minori avviene nell’80% dei casi presso negozi e il 41,5% dei minori dichiara di non aver visto alcun avviso che consigliava la vendita del prodotto solo ad un pubblico adulto. Un dato importante riguarda, infine, la permissività dei genitori che, sebbene al corrente dell’uso di questi prodotti da parte dei figli (in 7 casi su 10), non impongono divieti (70% degli studenti di scuola superiore e 35% degli studenti di scuola media).

Il problema sta nel fatto che molti giochi violenti sono vietati ai minori di 18 anni ma i genitori li comprano ugualmente ai figli perché li hanno anche gli amici e non vogliono che siano diversi dagli altri. Altri riportano che tanto i figli ci giocherebbero comunque a casa degli amici e quindi tanto vale comprarglieli. Altri ancora si fidano di quello che dicono i figli e non controllano i divieti.

La cosa importante che non va mai dimenticata è che i bambini e gli adolescenti sono ancora in fase di sviluppo, stanno strutturando la loro personalità e stanno sviluppando gli aspetti morali, le regole e il senso dell’altro. Se si decide di dare un gioco vietato ai minori di 18 anni al proprio figlio bisogna:

– spiegargli bene la differenza tra reale e virtuale,

– non permettergli di giocare troppe ore,

– farlo alternare anche con altri tipi di giochi,

– sanzionargli ogni forma di riproposizione delle immagini viste nel videogioco.

Redazione AdoleScienza.it