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WhatsApp in ogni momento.. ma le parole dove sono finite?


Negli ultimi anni l’utilizzo di specifiche applicazioni di messaggistica istantanea, come ad esempio WhatsApp, è aumentato notevolmente in tutto il mondo, semplicemente collegando il proprio smartphone a una qualunque rete wi-fi o 3/4G, diventando così il mezzo più popolare e rapido per comunicare. Oggi, è frequente osservare coppie o amici mangiare nei ristoranti dove nessuno parla con l’altro, vedere adolescenti con il telefono incollato alla mano in attesa di ricevere l’ennesimo messaggino, osservare nelle metropolitane tante teste chine sul telefono o vedere persone inciampare per strada perché troppo impegnate a chattare e a non avere nemmeno il tempo di guardarsi intorno rischiando pure di essere investiti e ragazzi alla guida con il telefono in mano senza timore di provocare un incidente.

Sicuramente sono notevoli i vantaggi e i miglioramenti che queste applicazioni hanno introdotto nella vita di tutti i giorni: consentono agli utenti di scambiare in maniera istantanea messaggi arricchiti con emoticon, inviare un numero illimitato di foto, video e audio senza pagare costi aggiuntivi di servizio, di rimanere connessi più a lungo, di sentirsi sempre ben informati su ciò che accade agli amici e ai familiari e di avere l’illusione di non essere più soli, perché sempre in contatto con qualcuno. E’ importante però non sottovalutare gli eventuali rischi e problemi connessi a questo nuovo modo di comunicare, tra cui la dipendenza che si può sviluppare per queste applicazioni.

Uno studio del 2014 condotto in Kuwait (Sultan, 2014), ha finalmente cercato di mettere in luce la frequenza con la quale si utilizza WhatsApp e dispositivi simili e di far emergere i tratti comportamentali e di personalità che a livello sociale influenzano gli atteggiamenti dei consumatori nei confronti di queste applicazioni. Dalla ricerca si evince che le persone estroverse con alti livelli di ansia sociale, ovvero quelle persone che amano il contatto con la gente, ma che a causa dell’ansia e dell’insicurezza, temono di essere giudicate negativamente dagli altri, sono più inclini a ricorrere a messaggi di testo, perché privi di quella parte di “imbarazzo” che nasce solo negli incontri diretti face-to-face e in grado di soddisfare quei bisogni sociali e personali, che altrimenti rimarrebbero insoddisfatti.

La dipendenza da queste applicazioni sta diventando un problema pressante, sempre più comune nella nostra società, in grado di sviluppare sintomi di tolleranza, astinenza e di interrompere relazioni sociali, proprio come farebbe la dipendenza per una sostanza. Infatti, le percentuali sono allarmanti: dallo studio è emerso che oltre il 32% dei partecipanti, quasi uno su tre, ha riferito di usare Whatsapp e App affini più di 12 volte l’ora, cioè di controllare in media lo schermo ogni 5 minuti. Ciò significa che per molte persone controllare di continuo lo smartphone rischia di trasformarsi in un pensiero ossessivo, una fonte di enorme distrazione che rischia di ripercuotersi negativamente sul rendimento scolastico dei ragazzi, su quello lavorativo degli adulti e sulla qualità delle relazioni sociali “reali”, soprattutto nelle relazioni amorose, se queste App vengono utilizzate come strumento di controllo.

Alla domanda posta ai partecipanti “Credi di essere dipendente”? Il 53% ha dichiarato di sentirsi dipendente da WhatsApp o da App simili o comunque non ha escluso di avere questa forma di dipendenza, mentre solo il 47% degli intervistati, si dichiara non dipendente.

I principali motivi di questa mania per le chat, riferiti dagli intervistati, sono la ricerca continua di contatti sociali, di voglia di divertirsi, di ricevere informazioni in tempo reale, di socializzare e di combattere la noia, il tutto con un solo click. Purtroppo, esiste ancora troppa poca informazione rispetto all’uso corretto delle tecnologie e nell’era digitale in cui ci troviamo, dove le parole sembrano essere passate di moda, sarebbe importante proporre, a partire dalle scuole primarie, un’educazione alla tecnologia per istruire i bambini su queste tematiche, su come spendere al meglio il loro tempo, per farli diventare in futuro adulti più consapevoli.

Redazione AdoleScienza.it

Riferimenti Bibliografici

Sultan A.J.,(2014). Addiction to mobile text messaging applications is nothing to “lol” about. The Social Science Journal, 51(1): 57-69.

 

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