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WhatsApp rischia di trasformarsi in uno strumento di controllo


Smartphone e app sono in continua evoluzione. Sono tante le funzioni che si aggiungono e si modificano con ritmi rapidissimi, permettendo ai ragazzi di chattare, aggiornare costantemente i profili social, creare le storie, le dirette in streaming, conoscere e localizzare altri utenti e controllare i propri amici.

Whatsapp, l’app di messaggistica istantanea più amata dagli adolescenti, potrebbe inserire a breve una nuova opzione in fase di sperimentazione: il Live Location Tracking, che permetterà di monitorare in tempo reale gli spostamenti dei contatti per uno, due, cinque minuti o per un tempo indeterminato qualora ovviamente il contatto dia il suo consenso.

In cosa consiste?

Se finora, attraverso la geo-localizzazione era possibile condividere con i contatti la propria posizione, in futuro potrebbero essere visibili direttamente gli spostamenti in tempo reale. È l’utente a decidere se impostare la propria posizione e renderla visibile, ma innumerevoli sembrano essere gli scenari che si aprono. Primo fra tutti il rischio di limitare la propria privacy online, sentirsi costantemente controllatimanipolare l’altro con la scusa di utilizzarlo come prova di fedeltà e amore “Se hai la coscienza pulita, non avrai alcun problema ad attivarla, dimostrami la tua totale sincerità!”. La novità, infatti, consiste proprio nel monitorare il percorso dell’altra persona, sapere esattamente dove si trova, come quando si aspetta qualcuno per un appuntamento, riuscendo addirittura a calcolare i tempi di attesa.

Niente più bugie, quindi, sui propri spostamenti o ritardi, perché in ogni momento sarà possibile controllare la reale posizione dell’altro, un po’ come avere un microchip che ci monitora passo dopo passo.

Questa è solamente l’ultima delle funzioni di WhatsApp che permette di controllare la persona al di là dello schermo, che si va ad aggiungere alla ben nota doppia spunta blu e all’orario che specifica l’ultimo ingresso effettuato.

Queste funzioni, che da un lato dovrebbero unicamente agevolare le comunicazioni tra le persone, dall’altro rischiano invece di diventare terreno fertile per far attecchire forme di violenza che si esprimono attraverso il digitale, attraverso appunto le chat e i social network, dove si pretende una sorta di esclusività del rapporto virtuale.


Un aspetto rilevante da sottolineare, inoltre, è la caratteristica dell’ISTANTANEITA’ della chat, che ha modificato radicalmente il concetto di attesa: i ragazzi non sono più in grado di aspettare e per loro è diventato inconcepibile leggere un messaggio e non rispondere immediatamente. Se viene a mancare la risposta “istant”, si teme di offendere l’altro, di essere prontamente sostituiti da altre persone oppure di pensare subito al peggio “Ecco, lo sapevo, non gli interesso abbastanza!”, o ancora “Chissà con chi starà parlando”, innescando una serie di pensieri paranoici che alimentano i livelli di ansia e un vissuto di insicurezza.


violenza-tecnologica

Infatti, è sempre più frequente, tra le coppie di adolescenti, controllare il telefono del/la proprio/a partner, avere le sue password, monitorare, quasi ossessivamente, l’orario di entrata e di uscita su WhatsApp, chiedere lo screenshot (foto) delle conversazioni e sapere sempre con chi sta parlando e chattando. Questa vigilanza continua con lo smartphone sempre connesso, spinge a tenere nelle relazioni tutto sotto controllo e rischia di non lasciare più spazio all’altro.

Questo significa essere violati profondamente nella propria libertà, nella propria privacy e nei propri spazi personali per gelosia e possessività. Si ha paura di essere traditi, lasciati e abbandonati e allora scatta nella testa del partner una modalità controllante ed invasiva.

Quali sono i numeri?

Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, 8 adolescenti su 10, in particolare le ragazze, controllano l’orario di entrata su WhatsApp dei propri amici o della persona che a loro piace, come se fosse un’abitudine o un gesto quasi automatico. Inoltre, a circa il 20% degli adolescenti il partner controlla lo smartphone, le chat, i messaggi, le foto, i video e tutti i tipi di attività al suo interno. Ovviamente, questi fidanzati sono a conoscenza dei codici di accesso del telefono del partner e si sentono autorizzati a guardare, come e quando vogliono, e soddisfare ogni dubbio e sospetto. Infine, oltre 1 adolescente su 10 si sente costantemente controllato nelle sue azioni, sugli spostamenti, sulle persone con cui esce e anche su come si deve vestire, a tal punto da essere costretti a volte a dover inviare come prova direttamente un selfie.


cartellino rosso piccolo

ATTENZIONE! Bisogna prestare molta attenzione a non scambiare il possesso con la gelosia e il controllo e l’invasione degli spazi, come gesto d’amore.

Lo spazio virtuale ha un impatto molto forte sulle relazioni intime dei più giovani e sui rischi di un uso distorto e inappropriato di tali strumenti tecnologici, in un’età in cui le esperienze che si vivono preparano ai futuri rapporti sentimentali.

Ciò che manca ai ragazzi è una profonda educazione di base, perché sia nel mondo virtuale che nel mondo reale, quello che veramente conta è  insegnare il rispetto verso gli altri e il rispetto dei tempi, degli spazi e delle scelte di un’altra persona che non sempre coincidono con le nostre.


E tra i genitori e i figli cosa cambierà?

Un aspetto più divertente che genererà comunque non pochi problemi all’interno delle famiglie, è legato all’uso che ne potranno fare i genitori che vogliono monitorare in tempo reale gli spostamenti dei figli e che vogliono vedere se i loro pargoli dicono la verità. Questo significa che i ragazzi dovranno inventare qualche nuova strategia per non essere beccati dai genitori. Prevedo profonde litigate perché non credo che la maggior parte degli adolescenti siano favorevoli a dare il consenso ai genitori per essere controllati e seguiti. I genitori diranno ai figli: “Se dici la verità che paura hai?”, e i figli risponderanno: “Se mi segui vuol dire che non ti fidi di me!”. Una sorta di ricatto morale. Chi avrà la meglio?