Quali rappresentazioni e fantasie sullo psicologo della scuola?
Lo psicologo è una figura professionale spesso presente nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, il cui ruolo, generalmente, non è chiaro. Nel corso di alcuni incontri di presentazione, agli alunni delle classi di una scuola secondaria di primo grado, dell’attivazione di uno sportello d’ascolto a scuola, sono emerse numerose immagini e fantasie relative al modo in cui i ragazzi definiscono il ruolo e il lavoro dello psicologo.
Alcuni si chiedono se sia necessario, come a volte hanno visto nei film, sdraiarsi sul lettino o sedersi in poltrona; qualcuno, invece, è perplesso perché finora ha sempre sentito parlare del colloquio con lo psicologo in termini di “seduta”, una parola strana e che non fa pensare ad un incontro piacevole! Altri si interrogano sulla “gravità” della problematica di cui si potrebbe discutere; altri ancora lo vedono come uno strano personaggio intento ad analizzare ogni loro comportamento e rimangono stupiti e sorpresi quando si accorgono che lo psicologo è un “normale” essere umano, magari anche simpatico e disposto ad ascoltarli e scherzare con loro.
Una delle immagini più significative, che ha fatto sorridere anche i ragazzi, è stata portata da S. (12 anni) che rappresentava, nelle sue fantasie, lo psicologo – carabiniere occupato ad interrogare e fare domande per indagare la vita e i pensieri di bambini e adolescenti. Quale sorpresa osservare, al contrario, che la psicologa che si stava presentando a lui e ai suoi compagni, non avesse l’aspetto di un carabiniere e non sembrasse interessata a fargli un terzo grado ma solo a dialogare e mettersi in ascolto!
Perché, allora, rivolgersi allo sportello d’ascolto?
C. (11 anni) si chiede perché andare a parlare con lo psicologo piuttosto che rivolgersi a genitori, insegnanti o compagni di classe? In che cosa lo psicologo può aiutare i ragazzi, più di quanto non possano già fare le altre figure di riferimento con cui interagisce ogni giorno?
Sono gli stessi compagni di classe a fornire una serie di risposte.
“Forse, a volte, anche se hai provato a parlare con i genitori o gli insegnanti, non ti hanno capito e hanno banalizzato il tuo problema, dicendoti semplicemente di non pensarci. Ma questo non ha funzionato!”
“Forse a volte i ragazzi possono avere difficoltà proprio con i grandi e si vergognano o non possono parlare con loro di certe cose importanti… magari uno ha litigato con gli amici con cui parla di solito oppure, per esempio, proprio non riesce a farsi amici nella classe in cui sta. Allora può parlare con lo psicologo e raccontargli delle sue difficoltà”.
I ragazzi hanno ben chiare le motivazioni che potrebbero spingerli a richiedere un appuntamento con lo psicologo e le cose di cui vorrebbero parlare, quelle che per loro sono le più importanti, anche quando gli adulti o gli altri coetanei sembrano non accorgersene: paure, difficoltà, ansie, problemi, rancori e rabbie che impediscono di stare bene con se stessi.
Lo sportello di ascolto, dunque, può essere un luogo, pensato appositamente per i ragazzi, in cui portare curiosità, dubbi, preoccupazioni o ansie per la scuola, per le amicizie e altre fatiche, per rifletterle ed esplorarle insieme ad un esperto, lo psicologo appunto, pronto ad ascoltare e a dare valore ad ogni comunicazione.
Redazione AdoleScienza.it


