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Adolescenti che si isolano nella propria stanza: a cosa devono fare attenzione i genitori?


Per un adolescente la propria stanza può rappresentare molto più del luogo in cui dorme o in cui trascorre il tempo facendo i compiti, giocando, ascoltando musica, parlando con gli amici: rappresenta il suo mondo, il suo rifugio. Ragazzi e ragazze iniziano a manifestare sempre più il desiderio di avere uno spazio tutto loro, chiudono la porta della propria stanza, prima sempre aperta, talvolta attaccandovi su anche cartelli o segnali di divieto d’accesso, chiedendo a mamma e papà di non entrare mai senza bussare: è il segnale di un bisogno di riservatezza che li spinge a mettere distanze tra sé e il mondo degli adulti.


Un “muro” che li separa e li protegge

I genitori possono sperimentare, in questi momenti, la sensazione di un muro che i ragazzi tirano su per tenerli al di fuori della loro vita e dei loro interessi: non raccontano più tutto di sé come facevano da bambini, rispondono a monosillabi e quando non sono d’accordo con quanto stanno dicendo mamma e papà oppure non vogliono “sentire le loro prediche”, facilmente si chiudono nella loro stanza, come se questo potesse tenere fuori tutto il resto.  

È fondamentale che i genitori comprendano e tengano conto del fatto che questi comportamenti fanno parte delle diverse fisiologiche trasformazioni che i ragazzi affrontano mentre sono alla ricerca della propria identità: è necessario, quindi, non drammatizzare subito quanto sta accadendo, ma essere attenti ai segnali degli adolescenti e mantenere sempre aperto un canale di comunicazione, un punto di contatto con i propri figli.

Entrare con discrezione nel loro mondo

Non è facile essere genitori di figli adolescenti! Durante l’adolescenza, infatti, sono tante le sfide che anche i genitori devono affrontare: un cambiamento e una separazione, rispetto alle dinamiche dell’infanzia, sono inevitabili e importanti, ma si deve anche mantenere aperto il dialogo e il confronto; si devono rispettare i tempi e gli spazi dei ragazzi, ma allo stesso tempo far sentire loro la propria presenza e il proprio interesse verso ciò che li riguarda.

La difficoltà maggiore che, spesso, ci si trova ad affrontare come genitori sta nel trovare quel giusto equilibrio tra condivisione e rispetto degli spazi più intimi, senza risultare invadenti o pressanti per i ragazzi e senza trasformarsi in un amico, mantenendo il proprio ruolo di adulto di riferimento.

Da momento fisiologico di transizione a forme di ritiro: quali sono i segnali d’allarme?

Nonostante tali movimenti siano fisiologici, in alcuni casi rifugiarsi nella propria stanza ed evitare le interazioni e le situazioni sociali può rappresentare un campanello d’allarme, un segnale di difficoltà o malessere, ad esempio legato ad un senso di inadeguatezza e fragilità che porta i ragazzi anche a rifugiarsi nella tecnologia e nelle relazioni online. È emblematico il caso dei ragazzi giapponesi, definiti “Hikikimori”, che trascorrono il loro tempo chiusi nelle loro camere, rifugiandosi nella rete o giocando a videogiochi e giochi di ruolo online (fenomeno che si è ormai esteso anche in Italia, anche se con caratteristiche meno estreme).

È necessario prestare attenzione a comportamenti quali:

–          rifiuto ad andare a scuola;

–          rifiuto ad uscire con i coetanei e svolgere attività extrascolastiche;

–          ansia, attacchi di panico;

–          cefalee e disturbi somatici.

Tutti questi segnali, infatti, possono nascondere una difficoltà o un disagio più profondo, che necessita di essere compreso e ascoltato. Chiudersi in camera diventa una difesa: ci si ritira, magari trasferendo nel mondo virtuale la propria identità e le proprie relazioni.

Redazione AdoleScienza.it

Riferimenti Bibliografici

Spiniello R., Piotti A., Comazzi D. (2015). Il corpo in una stanza. Adolescenti ritirati che vivono di computer. Franco Angeli.

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