sdraiti multitasking

Adolescenti oggi: gli sdraiati multitasking


Eri sdraiato sul divano, dentro un accrocco spiegazzato di cuscini e briciole….Sopra la pancia tenevi appoggiato il computer acceso. Con la mano destra digitavi qualcosa sullo smartphone. La sinistra, semi-inerte, reggeva con due dita, per un lembo, un lacero testo di chimica, a evitare che sprofondasse per sempre nella tenebrosa intercapedine tra lo schienale e i cuscini….La televisione era accesa, a volume altissimo……Alle orecchie tenevi le cuffiette, collegate all’iPod occultato in qualche anfratto: è possibile, dunque, che tu stessi anche ascoltando la musica……La cosa pazzesca è che nella verifica di chimica hai preso sette

Da “Gli sdraiati”di Michele Serra

 

Ormai la tecnologia è entrata a far parte della vita dei ragazzi, li accompagna in pressoché tutte le attività del quotidiano, fino a modificare la loro organizzazione del pensiero. Il massiccio uso che fanno delle comunicazioni multimediali e il linguaggio sintetico che utilizzano per “parlare” tra di loro può andare ad intaccare le funzioni cognitive ed emotive degli adolescenti, ancora in via di sviluppo, predisponendoli ad una strutturazione di una forma di pensiero che può risultare eccessivamente sintetica. I nativi digitali, nati nell’era tecnologica, sono preparati, per apprendimento diretto ed indiretto, ad utilizzare tutte le funzioni multimediali, a reinventare i mezzi di comunicazione, ridefinendo le funzioni e l’utilizzo del cellulare stesso, fornendogli un’identità adattabile alla e-generation.

Quando voi mi chiedete se passare così tante ore con quel “coso” (smartphone) in mano possa far male, quando mi domandate come possano apprendere e come facciano a studiare se arrivano costantemente notifiche, quando siete titubanti sull’inserimento dei tablet a scuola, la risposta è racchiusa in un’unica parola: “MULTITASKING”.

Secondo i ragazzi vivere in multitasking, ossia compiere più azioni contemporaneamente viene naturale, ossia per loro è diventata una azione “normale”, un’abitudine messa in atto senza neanche pensare. Siamo noi adulti che ci dobbiamo sforzare per parlare, rispondere ad un messaggio o per leggere una cosa su internet e fare altre due o tre cose insieme. Noi funzioniamo ancora con il prima e con il dopo, loro sono spinti dal concetto di “insieme o contemporaneamente”, per non perdere tempo, per sfruttare al meglio ogni minuto della giornata, per riempire, per colmare, per paura di gestire l’attesa e il tempo che passa, che può andar via e quindi immortalarlo in ogni istante attraverso i selfie talvolta compulsivi. La società stessa li bombarda di stimoli, li porta a concentrare numerose attività in un lasso di tempo ristretto, velocizzando le azioni, le comunicazioni e, soprattutto, annientando il concetto di ATTESA. Il cervello dei nativi digitali è differente dal nostro nativi cartacei perché loro sono cresciuti circondati dalla tecnologia ed è quindi basato su ritmi molto più accelerati rispetto ai nostri.

Quello che è importante comprendere è che i ragazzi di oggi sono abituati a concentrare l’attenzione sullo svolgere contemporaneamente più attività, anche differenti tra loro, come per esempio: studiare, ascoltare musica e leggere i social network e magari rispondere anche al telefono. Per loro stanno diventando azioni complesse il: pensare sdraiati sul letto, studiare in silenzio, ascoltare amici o parenti senza prendere in mano il telefono, gustarsi un pasto senza usare il telefono con la mano non impegnata a reggere la forchetta.

Piccoli consigli

Punirli, togliergli gli smartphone, privargli del loro mondo non è un metodo efficace. Bisogna insegnargli l’utilizzo della tecnologia, cercare di fargli capire quante energie si sprecano esagerando con gli input e cercare di introdurgli il concetto del prima e dopo. I tempi però sono cambiati e i consigli che gli andrete a dare devono essere in funzione del loro mondo e dei loro tempi, non dei vostri. È importante insegnargli a sfruttare al meglio la capacità di vivere in multitasking, ma non dimenticate mai che hanno bisogno di chi gli mette i limiti e gli delinea i confini, perché in rete si può fare tutto e arrivare dappertutto a tutte le ore del giorno e della notte e loro non sono pronti a gestire tutto questo da soli, per evitare che gli sfugga di mano la situazione, per non farli ritrovare incastrati nella rete. È importante che gli manteniate l’aderenza alla realtà e che non gli permettiate di iperstimolarsi il cervello, soprattutto prima di coricarsi per evitare che vada intaccato pure il sonno, generando condizioni di stress che possono nuocere alla salute.

 di Maura Manca, Psicoterapeuta

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