ragazzo tristezza depressione

Adolescenti tristi e demoralizzati: hanno bisogno di sostegno e motivazione


Adolescenti, felici e spensierati: ce li immaginiamo sempre in questo modo, eppure forse non è sempre così. Troppi ragazzi vivono e affrontano la vita demoralizzati e privi di energie, spaventati dal crescere o dal doversi scontrare con le condizioni di vita quotidiane.

Il problema è che spesso si pensa che certe problematiche siano lontane ai ragazzi e non si dà peso a tanti piccoli segnali, a tante reazioni e gesti che possono essere invece dei campanelli d’allarme.

Un adolescente non può aver paura della scuola, dei compagni, della vita, di crescere, non può essere triste e depresso eppure, proprio nell’epoca in cui si hanno migliaia di amici online, i ragazzi si sentono molte volte sempre più soli.

Cosa sta succedendo ai giovani di oggi?

Apparentemente sono ragazzi che hanno tutto, sembra non gli manchi niente, almeno da un punto di vista materiale, eppure rincorrono sempre quello che non hanno, un ideale che non esiste, che li rende perennemente insoddisfatti e che gli lascia una sensazione interna di vuoto.

L’adolescenza è di per sé un’età in cui si mettono in discussione le certezze della fase evolutiva precedente: tale aspetto porta ad un’insoddisfazione di se stessi e del proprio corpo, influenzando l’umore e il benessere psicologico. Troppo spesso, però, questi ragazzi subiscono anche una forte pressione, sociale e social, crescono in un ambiente che enfatizza eccessivamente la perfezione e in cui sembra impossibile poter essere “normali”.

Siamo troppo spesso vittime della sindrome da primo della classe e non riusciamo ad insegnare ai più piccoli l’importanza di essere se stessi e la possibilità di commettere anche degli errori: sbagliare è una cosa, essere sbagliati è un’altra e dagli errori della vita si può certamente imparare molto.

Bisogna educarli anche a saper perdere e a gestire la frustrazione del quotidiano, altrimenti vivranno in balìa degli eventi e delle loro emozioni.

No alla sindrome da primo della classe. Educhiamo i figli anche a tollerare gli insuccessi

I numeri che non vorremmo vedere

1 adolescente su 2 si sente triste e depresso molto di frequente e a circa il 30% (3 su 10), sia di scuola media, che di scuola superiore, viene spesso da piangere e gli capita di avere delle vere e proprie crisi di pianto (dati Osservatorio Nazionale Adolescenza). La tristezza, la demoralizzazione e la depressione sono problemi che riguardano maggiormente le ragazze.

I dati più allarmanti riguardano i tentativi di suicidio e il rischio suicidario, numeri che crescono anno dopo anno, coinvolgendo adolescenti sempre più piccoli di età: circa 6 adolescenti su 100 hanno tentato il suicidio, di cui il 71% sono ragazze, e il 24% ha pensato al suicidio. L’aspetto più preoccupante è che dal 2015 i tentativi di suicidio tra gli adolescenti sono raddoppiati passando da un 3,3% ad un 5,9%.


Il suicidio rappresenta l’apice di un percorso di sofferenza, di dolore nascosto, di paure inespresse, di sensi di colpa, è una decisione dura da prendere e si arriva togliersi la vita in tenerissima età perché non si hanno più strumenti con cui fronteggiare ciò che si sta vivendo. Non dobbiamo arrivare tardi, dobbiamo cercare di essere sempre pronti ad intervenire per salvare le loro vite.


Non sottovalutiamo l’importanza delle emozioni negative

Uno degli errori più comuni che si commette spesso è quello di allontanare la tristezza, i momenti negativi, vivere alla rincorsa di una felicità che sembra sempre così lontana, tanto che anche una volta raggiunta, si ha paura di perderla.


Quando vediamo qualcuno piangere gli asciughiamo immediatamente le lacrime e gli diciamo che non deve essere triste. La tristezza invece è un’emozione primaria fondamentale e per imparare a gestirla dobbiamo conoscerla e viverla, perché la vita non è fatta solo di gioie e di serenità. 


La tristezza ci segnala uno stato di malessere, ci fa rendere conto che quello che stiamo sperimentando non va bene per il nostro corpo e per la nostra mente, ci permette di capire al contrario cosa veramente ci fa bene e di entrare in contatto con noi stessi e con gli altri in modo empatico.

Per questa ragione è importante educare bambini e ragazzi alle emozioni, facendogli capire che non bisogna vergognarsi di provarle, esprimerle e verbalizzarle. Il problema non si verifica quando si prova un’emozione, ma quando questa diventa quella prevalente, quando lo stato è continuativo, quando non si riesce a gestire.

Ed è solo prendendo consapevolezza di ciò che si sta provando che si impara a riconoscere i propri vissuti e a regolarli, in modo da non farsi sopraffare e raggiungere un proprio equilibrio.

 

Allenare i figli a vivere le emozioni: perché è importante il ruolo dei genitori?

 

 

Redazione AdoleScienza.it