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Attacchi terroristici, guerre, terremoti e disastri: i segnali per riconoscere l’impatto negativo nei bambini e negli adolescenti


Guerre, attacchi terroristici, attentati, morti, stragi e sparatorie, sembrano quei videogiochi violenti tanto incriminati a cui giocano i bambini e gli adolescenti, mentre si tratta della cruda realtà. Non è finzione, le persone innocenti muoiono davvero in questa guerra che nasconde, odio, rabbia, voglia di potere e di dominare l’occidente. C’è troppa esposizione per i minori a scene di cruda violenza, c’è una sovraesposizione, senza filtri e senza tutela.

A questo si aggiungono i disastri naturali, quelli che ci fanno capire quanto realmente siamo fragili, che attivano le nostre insucerezze e paura, parliamo dei terremoti, degli incendi, degli uragani, delle tempeste, dei tornadi, tutto ciò che non possiamo combattere. Queste immagini e notizie toccano l’animo nel profondo anche i più piccoli.

I bambini e adolescenti sono bombardati anche attraverso i social network e la rete internet, sono incuriositi, da un lato attratti, vogliono capire, ma non hanno una struttura in grado di comprendere e di gestire le emozioni che attivano determinate immagini. 

Tutto questo può avere un forte impatto negativo a livello psicologico e favorire reazioni di stress e, in alcuni casi, anche traumatiche, in bambini e adolescenti.

Quali sono i segnali a cui bisogna fare attenzione?

 

– Paura e preoccupazione dopo aver sentito la notizia.

– Voler vedere per forza tutte le notizie sul disastro.

– Fare tante domande su ciò che è successo.

– Pensieri intrusivi relativi a quello che è successo ossia possono ritornare alla mente immagini.

– Paura o ansia per la propria incolumità e quella dei membri della propria famiglia.

– Stato di maggiore agitazione interna rispetto a prima.

– Nei più piccoli, giochi che possono riproporre quello che hanno visto o disegni dove riportano uccisioni e morti.

– Difficoltà ad addormentarsi o a mantenere la continuità del sonno.

– Incubi notturni.

– Maggiore ansia o livello di allerta soprattutto quando si esce di casa e si frequentano luoghi pubblici.

– Maggiore bisogno di rassicurazione.

– Richiesta di maggiore vicinanza del genitore.

– Paura di viaggiare o nei casi più gravi di uscire di casa.

I bambini più piccoli non essendo in grado di valutare adeguatamente il grado di rischio di un eventuale coinvolgimento personale, possono pensare che fatti accaduti in posti lontani li riguardino da vicino e nell’immediato.

Ovviamente la presenza di problematiche psicopatologiche antecedenti alla forte esposizione, come per esempio vissuti ansioso-depressivi e fragilità emotiva, possono delineare una condizione di “elevato rischio” per il bambino.

Anche aver subito precedentemente degli eventi di vita particolarmente stressanti e/o traumatici, come per esempio un lutto, una separazione o comunque una perdita, può costituire un importante fattore di vulnerabilità.

Nei più grandi non sono da sottovalutare anche le reazioni inverse, ossia il non voler vedere o negare quello che è accaduto, è una reazione problematica, anche se sembra che non siano stati minimante toccati da questa situazione. Una sorta di allontanamento dalla coscienza.

NON bisogna dimenticare che le variabili rilevanti sono costituite dalla quantità e dalla qualità dell’esposizione e che interagiscono con le caratteristiche cognitive ed emotive del bambino e dell’adolescente.

Genitori NON sottovalutate NESSUN segnale!

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

Direttore AdoleScienza.it