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Autolesionismo. L’estate degli adolescenti autolesionisti tra paure e difficoltà


Si parla troppo poco di loro, anche se sono in tanti, se si nascondono spesso nella solitudine della loro stanza, nei rifugi virtuali in cui trovano quella comprensione che parenti ed amici non sono spesso in grado di dargli, in compagnia di qualcosa di affilato che fa tanto male al fisico quanto bene apparente alla psiche. Purtroppo è solo una sensazione transitoria quella del benessere, un attimo di pace in una tempesta di sofferenze. Sembra l’unica soluzione ma non lo è, perché genera dipendenza, bisogno di dover attaccare il proprio corpo ogni volta che ci si sente assaliti dalle emozioni troppo intense da gestire, da contenere ed elaborare in una maniera più adattiva.

Il corpo racconta il loro dolore, ogni segno, ogni cicatrice, sono una ferita aperta, racchiudono un momento, un’emozione che ha preso il sopravvento su di loro, che li ha schiacciati emotivamente. Non è facile guardarsi ed accettarsi, sapere di non essere compresi, aver paura di essere considerati “pazzi”, di essere denigrati, rifiutati, di vedere quelle facce schifate davanti ad un corpo testimone di tali comportamenti.

Per questi adolescenti, 2 su 10 che si fanno intenzionalmente male da soli e 1 su 10 che lo fa sistematicamente e in maniera ripetitiva (dati Osservatorio Nazionale Adolescenza), l’estate rappresenta un grosso problema. Alcuni provano a smettere in questo periodo cercando di non far emergere le cicatrici troppo fresche, altri si tagliano o graffiano in parti del corpo che non scopriranno mai. In tanti casi evitano di andare al mare, il contatto con gli altri, oppure tengono addosso la maglietta o i pantaloncini, le ragazze cercano di coprire i segni con braccialetti e accessori vari e i ragazzi con boxer lunghi e magari si tagliano solo nella parte alta delle cosce.

È un periodo dell’anno che vivono più male del solito, si sentono ancora più “diversi” da certi punti di vista, devono combattere anche con il rischio di essere scoperti, cosa che gli desterebbe ancora più preoccupazioni e sofferenze. Si inventano tante scuse, da graffi di animali a cadute. I genitori spesso lasciano passare, ci credono, tanti non li guardano neanche e non osservano i loro comportamenti, i loro atteggiamenti e il loro stato emotivo.

 

QUALI SONO I SEGNALI PER CAPIRE SE IL FIGLIO È AUTOLESIONISTA? LEGGI L’ARTICOLO

 

Bisogna invece, fare attenzione ai comportamenti strani e non attribuire tutto al periodo adolescenziale. Farsi delle domande se non vanno al mare, se tengono la maglietta o gli accessori, osservando in maniera più approfondita anche le loro abitudini. Cercate di capire perché si barricano sempre in bagno, perché non si fanno vedere da voi quando si cambiano o sono in intimo. Fate attenzione alla vita sociale o scolastica perché spesso queste condotte sono associate ad episodi di bullismo e di cyberbullismo o di abusi e violenze.

 

Quando ci si rende conto che un figlio è autolesionista NON bisogna colpevolizzarlo mai e bisogna ascoltarlo e contenerlo per comprendere ciò che si nasconde dietro quei comportamenti.

 

COSA DEVE FARE UN GENITORE QUANDO SCOPRE CHE IL FIGLIO È AUTOLESIONISTA? LEGGI L’ARTICOLO

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

Direttore AdoleScienza. it