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Bambini e ragazzi sempre più competitivi. Sono ancora in grado di collaborare?


Competizione e conflitto coinvolgono sempre più spesso bambini e adolescenti che sembrano non essere più in grado di collaborare tra loro, fanno spesso molta fatica a stare in gruppo e ad impegnarsi verso un obiettivo comune.

Bambini e ragazzi crescono oggi in un ambiente che attribuisce un peso eccessivo ai confronti, intesi come necessità di dimostrare la propria supremazia sull’altro, e non valorizza il riconoscimento delle differenze individuali. Anche la competitività, se sviluppata in modo naturale e positivo, diventa uno strumento e una competenza da acquisire, ma non deve essere tutto, non si deve puntare solo al successo, ci deve essere anche spazio per l’errore.


L’influenza dei modelli social e dei mass media

Apparire ad ogni costo, essere sempre i primi, mettersi in mostra, distinguersi dagli altri: sono tutti atteggiamenti onnipresenti sui mass media, che vanno però a rinforzare una competizione negativa in cui si mette in cattiva luce l’altro pur di risaltare se stessi.

Ci si basa quasi esclusivamente sull’apparenza, su ciò che si vede, senza dare spazio ai contenuti e seguendo come principale criterio di valutazione quello dell’approvazione social, alla ricerca di popolarità nel più breve tempo possibile.

Solidarietà e collaborazione non attirano l’attenzione, nella vita reale così come in tv e sui differenti social media, si va costantemente alla ricerca del gossip, di qualcosa di cui parlare; non deve, quindi, stupirci se le notizie più lette e i programmi più seguiti siano proprio quelli in cui si alimentano scontri, scorrettezze, litigate. Bambini e adolescenti crescono, dunque, con dei modelli di riferimento social e mediatici che denigrano l’altro, attraverso frecciatine, offese e insulti lanciati in modo più o meno velato sulle bacheche e sui profili dei diversi social network.

Collaborare significa valorizzare i contributi di ognuno

Le persone hanno idee differenti, diversi punti di vista ed esperienze che possono aiutare a trovare con maggiore facilità soluzioni alternative ed intuizioni vincenti quando necessario. In un gruppo siamo tutti importanti, per questo è fondamentale imparare a suddividere i compiti a seconda delle competenze, senza sentirsi inferiori o migliori, tutti sono importanti nello stesso modo.

Chi è davvero sicuro di sé, inoltre, non ha bisogno di distruggere l’altro, anzi è consapevole delle proprie possibilità e dei propri limiti ed è in grado di collaborare, considerando gli altri come una risorsa e non come un problema da eliminare o contro cui combattere.

Significa insegnare a bambini e ragazzi, sin da piccolissimi, l’importanza della cooperazione e della condivisione, il valore del gruppo, il ruolo fondamentale che ciascuno, con le proprie risorse e caratteristiche individuali, può svolgere.

Perché è importante educare alla partecipazione e alla collaborazione?

E’ importante educare bambini e ragazzi alla condivisione fin da quando sono piccolissimi, di modo che diventi il loro modo di pensare e di agire, che sia per loro naturale e spontaneo essere partecipativi e collaborativi.

L’esempio è, come sempre, fondamentale: bambini e ragazzi apprendono maggiormente da ciò che vedono, non da ciò che sentono, e il comportamento dei genitori diventa per loro un riferimento, un modello che indica ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Se gli adulti di riferimento basano le loro interazioni sullo scontro e non sull’incontro, sulle litigate e sulle prepotenze piuttosto che sulla tolleranza e sull’ascolto reciproco, i bambini impareranno quella modalità di relazionarsi, considerandola come la modalità corretta con cui interagire con gli altri.

Bisognerebbe insegnargli a vivere e confrontarsi sia con chi la pensa come loro che con chi la vede in modo differente, perché c’è sempre qualcosa da imparare.

Redazione AdoleScienza.it