bambini discutere

Bullo a 9 anni ripropone ciò che ha visto in tv perché era divertente


Un episodio purtroppo come tanti altri che ci deve far riflettere perché ci troviamo davanti ad uno dei tanti casi di riproposizione di ciò che si è appreso in casa anche attraverso le immagini viste in tv o in streaming. In questo specifico caso stiamo parlando di un bambino di soli 9 anni che a scuola, ha preso la testa di un compagnetto, l’ha messa nel water e ha tirato lo sciacquone.

Dov’è il vero problema?

Il bambino ha raccontato alla maestra di averlo visto fare in tv e, nel momento in cui tutti ridevano per la scena che stavano vedendo, ha pensato (o meglio ha appreso) fosse un comportamento divertente e quindi lo ha riproposto.

Io credo che ci si dimentichi di quanto i bambini siano condizionabili, di quanto imparino dall’ambiente che li circonda e da ciò che vedono e che sentono. E’ ovvio che se vede ridere davanti a comportamenti che andrebbero sanzionati si sente legittimato a farlo, lo interpreta come positivo e quindi non ci trova niente di male nel riproporre il medesimo comportamento. 

E’ un po’ come se i genitori, o chi per loro, lo avessero autorizzato a farlo. Lo stesso accade quando vedono fare o dire determinate cose ad un genitore e le ripropongono a scuola, nello sport o nel gruppo dei pari. “Se lo fanno loro, lo posso fare anche io”, è il loro pensiero.

Quello che più preoccupa e che faccio comprendere a fondo attraverso i sei racconti del mio libro Ragazzi Violenti. Un viaggio nelle menti di vittime e aggressori edito da Imprimatur, è la trasversalità dei comportamenti aggressivi che si manifestano già dall’età dell’innocenza. Come spiego nel testo: “La maggior parte delle volte, la violenza è nascosta dietro un’apparente normalità ed è per questo che non si riesce a capire il senso del suo dilagare fin dalla più giovane età. Ciò che preoccupa maggiormente è proprio la superficialità con la quale questi ragazzi si comportano in modo aggressivo, ritenendolo un banale gioco e un momento di divertimento. Chi si muove senza empatia, senza rispetto di se stesso, degli altri, degli oggetti non è neanche in grado di dare valore agli altri e alle cose. Il problema è che queste condotte vengono ancora lette da troppi adulti come “bambinate” o “ragazzate”, non riconoscendo la vera matrice della violenza e la gravità di questo tipo di comportamenti, soprattutto per i segni indelebili che essi lasciano“.

di Maura Manca