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Bus incendiato e il terrore vissuto dai ragazzi che hanno rischiato di morire. Che segni lascerà nella loro psiche e come aiutarli ad elaborare?


L’esperienza che hanno vissuto alcuni studenti di seconda media minacciati e tenuti in ostaggio per quasi un’ora, è un’esperienza che lascerà sicuramente un segno nelle loro menti.

Alle porte di Milano, di ritorno da un’uscita scolastica, sono stati sequestrati dall’autista del pullman, legati e gli è stato tolto lo smartphone così che fossero isolati e non potessero dare l’allarme. Da ciò che si evince dai giornali, l’uomo avrebbe cosparso di benzina l’autobus e minacciato più volte di appiccare il fuoco.


Questa volta però i ragazzi non sono all’interno di una delle tante serie in streaming di cui si nutrono, non è un videogioco, è una condizione in cui hanno rischiato davvero la vita e c’è mancato veramente poco che si sfiorasse una tragedia.


Ma come si può arrivare a questo? Come è possibile che dei ragazzini siano stati costretti a vivere un evento così stressante che per molti può diventare anche traumatico? L’impatto emotivo comunque non riguarda solo i ragazzini coinvolti in prima persona, è anche dei genitori che hanno rischiato di perdere i figli per colpa dello squilibrio mentale di una persona, che ha deciso di far pagare a delle creature innocenti i suoi problemi.

Questa volta i “tanto messi in discussione” cellulari dati ai bambini e agli adolescenti, hanno salvato la vita a tutti perché hanno permesso ad uno di loro, riuscito a liberarsi, di chiedere aiuto, che per fortuna è arrivato tempestivamente, perché l’autista stava dando fuoco al mezzo.

QUALE IMPATTO PUÒ AVERE TUTTO QUESTO NELLA PSICHE DEI RAGAZZI?

Chi vive questo tipo di eventi di vita, infatti, deve successivamente fare i conti con la necessità di elaborare ciò che ha vissuto in prima persona; in quei momenti ci si ritrova a doversi confrontare anche con il terrore di perdere la propria vita, con la paura di restare intrappolati e non potersi salvare.

Non tutti i ragazzi reagiranno allo stesso modo, la risposta agli eventi di vita è soggettiva, per alcuni di loro è, e rimarrà un evento stressante, per altri può essere vissuto come evento traumatico e quindi lasciare dei segni più profondi.

Lo stesso evento può generare risposte emotive diverse in funzione dello sviluppo, del contesto ambientale, del sostegno genitoriale, dei tratti temperamentali e della presenza di precedenti traumi, fragilità emotive o esperienze negative precoci.

È indubbio che il rischio reale di perdere la vita, l’imprevedibilità, la vicinanza e la gravità di ciò che è accaduto lo rende sicuramente un evento molto invasivo.

In effetti, i ragazzi si sono trovati ad affrontare una situazione drammatica a cui non erano ovviamente preparati. Molti di loro hanno dovuto gestire emozioni fino a quel momento mai provate, sono stati sottoposti ad una condizione di forte stress e di estrema precarietà e insicurezza. Sperimentare, quindi, sensazioni come paura, terrore, angoscia, smarrimento, impotenza, in seguito ad un evento così improvviso è del tutto naturale, e ci può volere anche diverso tempo per rientrare nella normalità.

IL RUOLO DEGLI ADULTI

Un ruolo importante lo ricoprono gli adulti che devono contenere le ansie, paure e preoccupazioni dei figli, non devono avere reazioni esagerate che andrebbero a sommarsi alle loro emozioni. Hanno bisogno di contenimento emotivo e fisico, hanno avuto paura e devono capire che ora non gli succederà più niente.

È necessario anche aiutarli a contestualizzare e a provare a dare un senso a quello che sentono, che vivono e che hanno vissuto e in questo, anche la scuola riveste un ruolo molto importante.

In questi casi non ci si deve nascondere dietro un dito e non si deve sottovalutare nessun segnale, neanche a distanza di mesi perché appunto, essendo soggettiva la reazione al trauma, può anche non essere immediata o manifestarsi attraverso alcune modalità comportamentali o reazioni emotive inaspettate che a volte non si riesce neanche a collegare all’evento stesso.

QUALI SONO LE PRINCIPALI REAZIONI EMOTIVE E COMPORTAMENTALI CHE POSSONO AVERE I RAGAZZI IN SEGUITO AD UN EVENTO DI QUESTO TIPO?

Di seguito riporto alcune delle potenziali reazioni che possono avere i ragazzi:

  • Discorsi continui e ripetuti sull’evento oppure completo rifiuto di trattare l’argomento.
  • Ricerca continua d’informazioni sul web e social network su quanto accaduto oppure indifferenza e negazione.
  • Paura, angoscia e panico e, soprattutto, senso di impotenza e smarrimento, come se avessero perso dei punti di riferimento.
  • Sbalzi d’umore, irritabilità e agitazione interna e nei casi più gravi anche panico.
  • Difficoltà ad addormentarsi, incubi ricorrenti o numerosi risvegli notturni.
  • Cambiamenti nelle abitudini alimentari, rifiuto del cibo, mancanza di appetito oppure alimentazione incontrollata ed eccessiva, quasi come compensazione.
  • Disturbi somatici, come dolori, mal di testa o mal di stomaco, stanchezza eccessiva, dolori muscolari dati per esempio dalla tensione.
  • Vergogna e imbarazzo per le proprie risposte emotive all’evento. Tentativo di nascondere le proprie paure e ciò che provano.
  • Ritiro e perdita di interesse per attività prima considerate piacevoli, tendenza a isolarsi da familiari, amici oppure eccessivo attaccamento e ricerca di rassicurazioni soprattutto sulla salute fisica.
  • Pensieri negativi nei confronti di se stessi e del mondo, perdita di fiducia nel futuro e atteggiamento critico nei confronti degli adulti.
  • Comportamenti a rischio, autodistruttivi ed esposizione a situazioni pericolose (guida spericolata, uso di alcol e droghe, autolesionismo o suicidio).
  • Difficoltà a concentrarsi, a ricordare, calo del rendimento scolastico e disattenzione.

COSA FARE PER AIUTARLI AD ELABORARE CIÒ CHE HANNO VISSUTO?

L’elaborazione di questo tipo di eventi di vita può dipendere da numerosi fattori individuali, relazionali, sociali e ambientali. Alcuni di loro possono manifestare una condizione di maggior vulnerabilità che rende più difficile e/o più lungo il recupero, altri possono essere più resilienti e rispondere con più immediatezza.


È molto importante dagli uno spazio di elaborazione, attivare tutti i canali espressivi, aiutarli a tirar fuori ciò che hanno dentro, ascoltarli in maniera attiva e rassicurarli, standogli vicino e rispettando i loro tempi, senza mai forzarli e senza stravolgere le loro vite, per esempio impedendogli di fare specifiche cose per paura che possa ricapitargli qualcosa di brutto.


In questo modo si rischia solo di condizionarli ulteriormente da un punto di vista emotivo e comportamentale.

È fondamentale poi che SIANO TUTELATI ANCHE DA UN’ECCESSIVA ESPOSIZIONE MEDIATICA, considerando che la vicenda che li ha visti protagonisti è rimbalzata su tutti i media. È comunque una potenziale riattivazione di ciò che hanno vissuto.

Anche quando sembra che non ci siano particolari problemi, può essere importante rivolgersi ad un professionista, perché a volte i traumi rimangono latenti nella psiche e appaiono sotto altre forme o anche a distanza di mesi e anni, andando a condizionare negativamente la propria vita.

L’articolo è tratto integralmente dal mio blog dell’Espresso:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/03/20/bus-incendiato-e-il-terrore-vissuto-dai-ragazzi-che-hanno-rischiato-di-morire-che-segni-lascera-nella-loro-psiche-e-come-aiutarli-ad-elaborare/

di Maura Manca