sequestro cellulare

Cellulare in classe. E’ giusto il sequestro o è normale che oggi gli adolescenti facciano causa alla scuola?


Treviso, usa il cellulare in classe, il docente lo sequestra come da regolamento e lo tiene in cassaforte fino all’arrivo dei genitori. Il 18enne denuncia la scuola per sequestro illegittimo e abuso di potere. Ovviamente scatta il caso e lo scandalo di fazioni a favore e fazioni contro. Prima di condannare qualcuno bisognerebbe fare un’analisi approfondita del contesto in cui vivono i nostri ragazzi e della valenza educativa di determinati gesti. Questa è solo una delle tante storie quotidiane di lotta diretta tra adolescenti e docenti e tra famiglia e scuola. Sono decine e decine le situazioni simili e le scuole sono bombardate di minacce e denunce fino a che qualcuna di queste non arriva ai giornali e si grida allo scandalo.

Il terreno su cui ci muoviamo è un po’ delicato perché partiamo dal fatto che il 63% degli adolescenti dai 14 ai 19 anni usa il cellulare anche durante l’orario scolastico rispetto al 13% dei preadolescenti dagli 11 ai 13 anni (Dati Osservatorio Nazionale Adolescenza). Sono iperconnessi, questo lo sappiamo, non mi sembra una grande novità che trascorrano la loro vita attaccati a tutte le attività in rete. Il fatto che ci sia un gap così importante tra scuole secondarie di I e di II grado, una differenza del 50%, mi fa pensare sull’effettivo controllo da parte del corpo docente a partire dai 14 anni, decisamente carente visto che i dati parlano chiaro. Ma come si può pensare che loro, gli adolescenti iperconnessi, la Generazione Hashtag come la definisco nel mio ultimo libro, con in mano uno smarpthone non lo usino per rispetto delle regole?

Ci sono scuole in cui viene lasciato in un cassetto o in una scatola e ridato a fine giornata, metodo di cui sono particolarmente a favore perché devono anche imparare a stare qualche oretta senza telefono e capire che la vita va avanti comunque e che a loro non viene nessuna rara forma di orticaria. Però poi ci sono i docenti che fanno usare il telefono anche per leggere il materiale scolastico e altri che lo vedono come lo strumento del demonio.

Ma il problema più grande è che la maggior parte dei genitori chiama i figli durante l’orario scolastico, permette loro di contattarli per tutto, in via diretta scuola-casa-lavoro. Vogliono sapere cosa fanno i loro pargoli, se qualcuno li ha trattati male, se il professore è stato cattivo con loro, se devono mollare il lavoro e correre a spada tratta verso la scuola e salvare il figlio in mano ai mostri che gli sequestrano il cellulare. Ma cosa volete che facciano i figli a scuola e poi non avete da lavorare, invece di insegnarli che tutto è possibile e che non ci sono più confini?

Adolescenti che non sono più in grado di gestire le emozioni, che quando hanno una forte frustrazione scrivono subito da scuola a casa, che non sanno più trattenere niente fino all’ora di pranzo o al pomeriggio perché tutto deve essere scritto subito. Questo va a ledere profondamente la loro capacità di autoregolazione, di affrontare le situazioni, di gestire le emozioni in autonomia. Non riconoscono più le regole, il rispetto dei ruoli, troppo spalleggiati, troppo onnipotenti a rischio di rinforzare o di strutturare tratti di personalità patologici.

Nello stesso momento mi fanno ridere tanti docenti che vogliono insegnare le regole e sono i primi ad infrangerle. Loro possono rispondere al telefono perché sono i professori, loro possono messaggiare perché sono i professori, ma che significa tutto questo? L’esempio prima di tutto, se le regole esistono vanno rispettate da tutti e va trovato un codice da rispettare a scuola e quando non si rispetta si dovrebbe ricorrere in una sanzione.

Anche questo atteggiamento sarebbe molto educativo, quello che dovrebbe essere la scuola, uno spazio che insegna, che fa capire che anche fuori dalla scuola se si sbaglia si paga e ogni azione ha delle conseguenze. Significa lavorare sul senso di responsabilità dei nostri ragazzi, aiutarli a riflettere su ciò che fanno e sulle conseguenze delle loro azioni e a pagare quando sbagliano. Significa insegnargli a vivere, aspetto che dovrebbe essere in primis compito della famiglia e poi dalla scuola.

Si è persa l’alleanza-scuola famiglia

L’alleanza scuola-famiglia non c’è più ed è quella che aveva una potenza educativa fondamentale, aiutava a capire meglio il senso delle regole, del rispetto, dei ruoli e della civiltà che oggi sembra un valore in via di estinzione. Esiste un patto di corresponsabilità scuola-famiglia, esistono delle regole che hanno una valenza educativa che si approvano e si decidono di applicare insieme nel percorso del figlio.

Perché allora infrangerle costantemente?

Perché trasformare tutto in una guerra?

Perché controllare i figli anche a scuola e stargli sempre addosso?

Perché giustificarli per tutto?

Tutelarli, difenderli, proteggerli è fondamentale ma anche dargli i limiti e il buon senso.

D’altra parte, però, oggi la vita non solo degli adolescenti si svolge dentro uno smartphone o è mediata da esso. È anche uno strumento di sicurezza, non solo di abuso, è giusto quindi privare un ragazzo del suo smartphone anche dopo l’orario scolastico e lasciarlo senza i contatti, neanche quelli dei genitori, visto che nessuno di noi si ricorda più un numero di telefono a memoria, data la costante delega alla tecnologia? I genitori oltretutto erano in viaggio e quindi non sarebbero potuti andare a riprendere il cellulare nell’immediato. Forse si dovrebbe a volte anche avere il buon senso di valutare le situazioni prima di agire.

di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

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