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Chi sono i plusdotati? Come capire se tuo figlio è un genio?


Sono il 5% della popolazione studentesca italiana, significa circa 1 per classe. Un numero che si deve tenere in considerazione perché sono bambini e adolescenti che spesso vivono un disagio senza capirne la reale motivazione in quanto non vengono riconosciuti precocemente o non vengono individuati come “plusdotati” e sono spesso costretti ad affrontare un percorso scolastico non idoneo per le loro capacità.

Innanzitutto bisogna fare chiarezza e capire chi sono i plusdotati. Per definirli viene frequentemente utilizzato anche il termine gifted che significa appunto dotato o di talento. Si fa riferimento a bambini e adolescenti che hanno un livello cognitivo molto superiore alla norma, che sono oltre nelle capacità di linguaggio, comprensione, memoria e apprendimento, concentrazione e attenzione, orientamento, problem solving, lettura e scrittura, calcolo, pensiero e programmazione. Con il termine plusdotazione o giftedness, si definiscono quindi le persone con un livello di abilità superiore alla media, soprattutto nelle abilità intellettuali o in ambito accademico, come anche nell’espressione del pensiero creativo o nelle capacità di leadership. Si parla però anche di coloro che sono dotati di un talento eccezionale in un campo specifico, come l’arte, la musica, la logica.

È importante sottolineare che un bambino con plusdotazione, NON è solo più veloce da un punto di vista esecutivo, come erroneamente si possa pensare, è anche in grado di vedere e analizzare in parallelo più aspetti del problema, lo sviscera in tutte le sue dimensioni, non solo da un punto di vista specifico. Sono bambini in grado anche di lavorare in multitasking. Ho conosciuto adolescenti che riuscivano a fare più cose nello stesso momento, senza perdere la concentrazione, mantenendo l’efficacia esecutiva.

La plusdotazione è caratterizzata dallo sviluppo asincrono tra le capacità emotive e quelle cognitive, estremamente superiori o molto superiori alla norma. Capita che il bambino si trovi a vivere determinate situazioni o aspetti della vita davanti ai quali è ancora troppo piccolo da un punto di vista anagrafico e non ha ancora l’esperienza di vita necessaria per capirli, generandogli un importante senso di frustrazione. Questa dissincronia tra lo sviluppo emotivo e quello cognitivo li rende vulnerabili a livello psicologico, a volte disadattati e spesso crescono con un vissuto interno di “diversità” che li porta a chiudersi e ad isolarsi.

Gli indicatori per riconoscere se il proprio figlio è plusdotato

Sono ancora troppi i bambini che non vengono riconosciuti nella loro plusdotazione, che vengono considerati “bizzari”, strani, particolari, sensibili, o addirittura che vengono diagnosticati come altro, come per esempio accade con le diagnosi di ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività).

L’errore più grande che si possa fare, è pensare che, visto che sono particolarmente dotati da un punto di vista cognitivo, non abbiano bisogno di sostegno e supporto, che questo potenziale sia una sorta di “dono” concesso al figlio. Non è così, anzi, tante volte è un problema, è una condizione che grava a livello psichico e genera non pochi conflitti interni, soprattutto se non riconosciuta, contenuta e affrontata precocemente e al meglio.

Il riconoscimento anticipato delle doti del figlio permette di essere in grado di corrispondere alle sue reali esigenze. Più sono piccoli, più l’identificazione è complessa perché le differenze con gli altri bambini non sono ancora macroscopiche e i loro processi di pensiero e comportamenti non sono ancora “unici” o particolarmente talentuosi.

Quali sono i segnali che possono far pensare che il figlio sia plusdotato?

– Sono in anticipo con i tempi dello sviluppo, per esempio parlano e camminano prima degli altri bambini;
– Leggono e scrivono con facilità e prima degli altri bambini;
– Hanno una maggiore capacità di memorizzazione;
– Manifestano uno spiccato spirito di osservazione;
– Esprimono una fortissima curiosità;
– Sono assetati di “perché”, vogliono sapere le motivazioni sottostanti i meccanismi e il perché delle cose e non si accontentano di una risposta banale;
– Apprendono un quantitativo importante di informazioni con estrema velocità;
– Hanno uno sviluppo del linguaggio precoce e utilizzano costrutti complessi e proprietà di linguaggio eccessiva per l’età anagrafica;
– Possono manifestare idee o concetti particolari o comunque non idonei per la loro età;
– Comprendono anche i concetti astratti fin da piccoli;
– A livello comportamentale possono sembrare svogliati, pigri o non avere la capacità di rimanere concentrati, non perché non hanno voglia, ma semplicemente perché si annoiano o comunque non ricevono gli stimoli adeguati per il loro sviluppo cognitivo. È un problema che emerge di frequente a scuola, dove vengono richiamati i genitori perché il figlio è spesso distratto e non segue le lezioni.
– Possono avere una particolare predisposizione per una specifica modalità espressiva per esempio artistica, musicale e manifestare qualche abilità particolare anche manuale o talento.

Intervista ad un “genio” che ci spiega cosa significa essere plusdotati

Noi pensiamo spesso che avere determinate doti mentali, possa essere una bella cosa e che possa facilitare la vita sotto tanti punti di vista. Non è proprio così ed è per questo ho voluto riportare le parole di un ragazzo con un Quoziente Intellettivo molto, molto, più elevato della media.

Cosa significa per un “genio” essere superdotato?

“Essere superdotati a livello cognitivo significa avere un cervello che è accelerato in tutte le sue funzioni logiche. La differenza principale sta nella velocità di elaborazione che risulta essere molto più veloce rispetto agli altri. Per esempio il problem solving è pressoché istantaneo”.

Cosa comporta essere un “genio”?

“Sicuramente problemi: disadattamento, incomprensione, solitudine e, fondamentalmente, problemi relazionali”.

Se ti chiedessi di raccontarmi alcuni passaggi della tua infanzia?

“Mi ricordo quando ero bambino e quello che posso dire è che quando ti confronti con gli altri inizi a capire che sei più veloce, il tuo livello di comprensione è più veloce a volte quasi istantaneo. La comprensione è una funzione logica del cervello e fa parte di tutti quei movimenti neurali che convogliano per arrivare ad una soluzione. Nel mio cervello la velocità nelle connessioni è molto più elevata rispetto a quella degli altri. Nel corso degli anni mi accorgevo sempre più che quello che per me era normale, la mia normalità, per gli altri non lo era. Non è un processo facile accettarsi come diverso perché alla fine sei diverso da tutti gli altri. Ho avuto tanti problemi di relazione con gli altri bambini, mi consideravano diverso, disadattato, uno scemo. Io li guardavo, li osservavo ma non c’entravo niente con loro, non avevo niente da condividere, io li vedevo piccoli, a 4, 5 anni parlavo bene con gli adulti, facevo un discorso logico con un adulto con cui riuscivo a ragionarci negli stessi termini. Le maestre si divertivano, mi facevano le domande perché io rispondevo a quasi tutto quello che mi chiedevano, era come fossi al circo, cercavano di capire fino a dove potessi arrivare e ad ogni mia risposta ridevano stupite. Purtroppo però non si accorgevano che in quel modo mi stavano facendo sentire anche loro diverso e che non favorivano la mia integrazione. Prendevo sempre maggiore consapevolezza di non essere come i miei coetanei e questo mi faceva soffrire; volevo giocare, divertirmi ma mi trovavo a leggere libri di scienze, biologia ed ero appassionato di animali. Tutti i bambini giocavano con un cane o con un gatto, si divertivano con loro, io, invece, cercavo di studiare lo sviluppo dell’animale, il mio cervello si chiedeva il perché di tante, troppe cose e io andavo a leggere perché dovevo soddisfare la mia curiosità. Ero tanto, oggi direi troppo curioso ed ero motivato a comprendere e a capire il perché delle cose solo questo riusciva a soddisfarmi”.

di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

 

Questo articolo l’ho pubblicato nel mio blog AdoleScienza dell’Espresso