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Come spiegare ai figli il terremoto senza creare ulteriori traumi? Il decalogo per dirlo ai bambini e agli adolescenti


Il terremoto è un evento che destabilizza profondamente, soprattutto i bambini e gli adolescenti e può avere degli effetti devastanti anche a lungo termine. Il trauma tante volte viene covato ed emerge con i suoi sintomi anche dopo mesi, in condizioni di pseudo tranquillità. I genitori devono stare attenti a tutti i segnali, anche quelli meno evidenti, che a volte possono apparentemente anche non essere direttamente correlati all’evento stesso.

È comunque una condizione scioccante  per i figli e il genitore deve stare attento ai cambiamenti da un punto di vista emotivo e comportamentale. Attenzione per esempio al sonno, agli incubi, al rapporto con il cibo, al cambiamento delle abitudini, all’insorgenza di fissazioni e di preoccupazioni eccessive, comportamenti regressivi come per esempio l’enuresi (pipì a letto).

LA COSA PIÙ DIFFICILE È QUELLA DI CAPIRE QUALI SONO LE REAZIONI E I SEGNALI NORMALI IN QUESTE CONDIZIONI E QUELLI INVECE DA TENERE SOTTO CONTROLLO. Per questa ragione è importante affiancarsi ad un esperto e farsi dare una mano dai professionisti anche presenti sul posto.

LEGGI L’ELENCO DI TUTTI I SEGNALI DEI BAMBINI E DEGLI ADOLESCENTI PROVOCATI DA DISASTRI, TERREMOTI E GUERRE.

Come reagiscono i bambini alle immagini dei terremoti e dei disastri? Come parlare con loro?

Sono andata dopo il terremoto all’Aquila, sono stata in una tendopoli in cui c’erano tanti bambini, uno di loro non metteva più i piedi a terra, aveva paura di camminare, di risentire e di provare nuovamente quella sensazione di instabilità. Un altro bambino non si staccava più dalla mamma, stava sempre attaccato a lei, era impaurito e solo a contatto con la mamma si sentiva protetto.

 

Quando si vive una simile catastrofe PER I GENITORI È UN MOMENTO DI DOPPIA DIFFICOLTÀ e pesantezza emotiva. Devono gestire le loro paure, le loro ansie e nel mentre devono pensare ai figli, alla loro tutela e al loro benessere. Tante volte non si possono lasciare andare, non possono dare sfogo alle loro emozioni perché i bambini si spaventerebbero ancora di più, perché i figli apprendono e reagiscono anche in base alle reazioni dei genitori. Se l’adulto va in allarme anche loro si allarmano, per cui hanno bisogno di un esempio positivo da parte loro. Sarebbe importante, per quanto possibile, trasmettere sicurezza e speranza.

Con i bambini come comportarsi?

1.      I figli hanno bisogno di RASSICURAZIONE, di sapere che ora si trovano al sicuro. La cosa importante da fare è quindi spiegare loro cosa sia un terremoto, come si manifesta, che le scosse di assestamento sono normali, di stare tranquilli e di non preoccuparsi perché significa che man mano sta passando.

2.      Se vi chiedono il PERCHÉ bisogna spiegargli che sono purtroppo cose naturali e non si possono prevedere. La terra si assesta e si muove, però tutto questo è possibile comunque affrontarlo e bisogna spiegargli cosa fare, se sanno come salvarsi si sentono più tranquilli.

3.      E’ importante spiegare le cose in maniera molto semplice e chiara, usando termini a loro usuali e vicini, quasi come se si stesse raccontando una fiaba. Agli adolescenti va invece spiegato come se fossero adulti, perchè sono perfettamente in grado di capire. LA COSA FONDAMENTALE DA FARE PRIMA DI PROCEDERE CON LA SPIEGAZIONE È VERIFICARE COSA PENSANO DI QUELLO CHE È SUCCESSO, CAPIRE COME LO HANNO VISSUTO E COME LO HANNO PERCEPITO.

4.      Devono essere TRANQUILLIZZATI, bisogna spiegargli che ci sono tante persone che stanno lavorando per loro, per sistemare le cose, per salvare il maggior numero di persone possibili.

 

5.      Bisogna assolutamente farli ESPRIMERE, farli parlare, stare ad ascoltarli e rispondere a tutte le loro domande. I bambini vanno fatti giocare, disegnare e il genitore li deve osservare e guardare perché tante paure, preoccupazioni e condizioni emotive non elaborate vengono espresse attraverso le immagini. È fondamentale fare questo passaggio perché è un modo di tirare fuori senza trattenere dentro. Se non parlano andranno avanti con le loro convinzioni e idee magari sbagliate.

6.      Cercare di mantenere il più possibile, ovviamente nei limiti della situazione che si sta vivendo, qualche abitudine e qualche attività che veniva fatta precedentemente all’evento traumatico, in modo tale da fargli sentire il meno possibile il distacco dalla realtà che si viveva.

7.      Attenzione che i bambini non guardino la televisione da soli quando vengono trasmesse le immagini del terremoto. Ci deve essere sempre il genitore vicino in grado di spiegare ciò che si vede ed attenuare l’impatto emotivo. Attenzione anche al cellulare, ad internet, ai social network perché fin da piccoli si districano già bene nella rete e si possono imbattere in una serie di immagini che non sono in grado di elaborare da soli.

E gli adolescenti?

1.      A volte gli adolescenti vi stupiranno perché in questi momenti tirano fuori quasi un coraggio inatteso, delle reazioni più adattive di quanto si potesse pensare. Anche in questi casi spiegate loro cosa è successo, fateli parlare e soprattutto esternare ciò che hanno dentro. Non dimenticate che i più grandi sono bombardati da immagini, notizie, informazioni anche sui social network e rischiano in un certo senso di essere intossicati da tutto questo  e di manifestare i problemi anche dopo qualche mese.

2.      Se gli adolescenti vogliono rendersi utili, andare ad aiutare, fateglielo fare, è un modo di affrontare le paure e il trauma. Vedono e toccano con mano e si sentono parte integrante di ciò che succede, vivono in prima persona, realizzano ed affrontano

3.      Non dimenticarsi  che comunque gli adolescenti sono in grado di capire realmente cosa è successo, l’entità del danno, hanno ben chiaro il concetto di morte e di ciò che non tornerà più. Anche se sembra che reagiscano meglio, non dimenticatevi che sono sempre in fase di crescita, non sono ancora sufficientemente autonomi e hanno bisogno anche loro di essere ascoltati e soprattutto rassicurati. Hanno bisogno di continuità e di affetto che gli dà comunque stabilità.

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

Direttore AdoleScienza.it

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