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Compiti delle vacanze last minute: come devono comportarsi i genitori?


Insieme all’arrivo di settembre, comincia il conto alla rovescia per l’inizio della scuola.

Per molti genitori il rientro dalle vacanze rappresenta una vera e propria fonte di stress, quasi un tormento, perché in molti casi i figli hanno accantonato completamente i compiti delle vacanze e si ritrovano con una mole di lavoro immensa da dover svolgere in una manciata di giorni.

Durante l’estate i ragazzi si sono sentiti in diritto di fare qualsiasi cosa, perché finalmente liberi e deresponsabilizzati dalle pressioni e dalle abitudini dettate dalla scuola e dalla famiglia: non sono esistiti limiti d’orario, hanno avuto tantissime ore di tempo libero durante la giornata, non hanno avuto l’incubo della sveglia la mattina che suona, insomma si sono goduti a 360° le giornate, facendo esattamente quello che gli andava di fare.

Sicuramente uno scarico totale dello stress accumulato durante tutto l’anno era necessario per recuperare le energie perse, ma, adesso, a pochi giorni dall’inizio non è assolutamente facile rientrare gradualmente in una routine regolare e dedicare del tempo alla scuola e agli “odiatissimi” compiti delle vacanze.

I genitori molto spesso fanno fatica ad accettare tutto questo e una delle frasi più diffuse è “Non hai fatto niente per tre mesi e hai anche il coraggio di lamentarti adesso?” oppure “Sei proprio svogliato, come farai a cavartela nella vita se non riesci a studiare nemmeno per un’ora?”. Ciò che li infastidisce di più, sono proprio questa apatia e pigrizia cronica che sembra attanagliare i giovani e cercano in ogni modo di spronarli a riattivarsi e a terminare o, in alcuni casi, a iniziare i compiti, che per settimane erano finiti nel dimenticatoio.

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Ecco i 7 consigli per gestire al meglio i compiti last minute:

1.      Mettetevi nei loro panni. Prima di arrabbiarvi e di attaccarli per la loro poca buona volontà e scarso impegno, cercate di mettervi per un attimo dalla loro parte: per loro la scuola significa pressione, responsabilità, ansia, paura, messa alla prova e al solo pensiero vorrebbero bloccare il tempo e non ricominciare mai. Se accogliete il loro disagio e ascoltate ciò che hanno da dire, si sentiranno compresi nella loro difficoltà e riuscirete a sintonizzarvi più facilmente sulla loro lunghezza d’onda e comunicherete in maniera più efficace.

2.      Non sostituitevi mai a loro. Naturalmente, è importante che il genitore monitori la situazione dei compiti facendo domande per capire a che punto si trovino. Dopo di che, bisogna fare un passo indietro e assumere un ruolo marginale, lasciando lo spazio e la possibilità ai figli di trovare da soli una soluzione per finirli in tempo. Quello che potete fare è sostenerli, incoraggiarli e aiutarli nell’organizzazione più concreta, magari suddividendo insieme i compiti per i giorni che mancano, e limitarvi di tanto in tanto a controllare gli esercizi completati e a mettervi a disposizione per domande ed eventuali dubbi e preoccupazioni.

3.      Favorite l’autonomia. Avere una voce che ripete in maniera insistente “Hai fatto i compiti?”, “Hai studiato?”, “Lo sai che il tempo stringe?”, “Vuoi mettere via quel telefono e fare i compiti?”, rischia di ottenere esattamente l’effetto opposto. Al contrario sostenete la loro autonomia, lasciategli i loro spazi e tempi ma soprattutto fidatevi di loro e della loro organizzazione. Non impareranno nulla se ci sarete sempre voi a mettere le toppe dietro ad ogni loro sbaglio o lacuna: devono imparare a cavarsela da soli, con il rischio anche di commettere errori. Inoltre, devono capire sulla loro pelle che ogni azione ha le sue conseguenze e nel caso in cui non dovessero finirli, assumersi anche la responsabilità di un’eventuale nota o richiamo da parte del professore.

4.      Ridimensionate l’ansia. In questi casi è importante svolgere la funzione di “contenitori” solidi e accoglienti, perché anche se apparentemente non lo mostrano e si nascondono dietro un finto menefreghismo, in realtà sono preoccupati e appesantiti dall’idea di non farcela. Capita spesso che l’ansia prenda il sopravvento, che si facciano sommergere dagli eventi e li vivano come montagne troppo alte da scalare da soli, ma l’insegnamento più importante che potete dare è che le  risorse sono dentro di loro e che devono solo imparare a sfruttarle. Come insegna la semplice REGOLA DEL PANINO le difficoltà devono essere affrontate subito, senza far finta di non vederle ed accumularle sempre di più.

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5.      Non combattete contro la tecnologia. Non obbligateli a spegnere gli smartphone, il pc o la musica perché loro fanno i compiti soprattutto su WhatsApp, si scambiano così le informazioni, si sentono integrati con il resto del mondo e sono abituati a vivere in multitasking. Loro sono nati nell’era tecnologica e quindi, per loro, è un’abitudine, togliergli tutti questi oggetti potrebbe generargli una tensione maggiore perché rimarrebbero col pensiero sul chi scrive, cosa succede, e con l’idea della musica. Magari spiegategli che l’attenzione quando deve gestire più input nello stesso momento fatica maggiormente e che magari durante i compiti possono abbassare il volume oppure fare delle piccole pause in cui possono controllare lo smartphone e le varie notifiche.

6.      Organizzate dei “gruppi di studio”. Far venire a casa vostra qualche compagno di classe potrà rendere meno noioso il momento dei compiti: condividere qualcosa di pesante e noioso con gli amici può sicuramente alleggerire e sdrammatizzare la pressione di questi ultimi giorni di vacanza e rivelarsi un utile confronto sui vari esercizi delle diverse materie.

7.      Fate un respiro e mantenete la calma. Cercate di non assumere un atteggiamento autoritario e punitivo basato sulle minacce come ad esempio “Se non finisci matematica ti sequestro lo smartphone” oppure “Non ti faccio uscire di casa finchè non hai fatto il tuo dovere”, altrimenti si rischia di ricominciare la scuola con il piede sbagliato, un braccio di ferro tra i vostri figli che non hanno alcuna voglia di rimettersi sui libri e voi genitori preoccupati che non parlate altro di scuola, alimentando solamente la rabbia e la frustrazione di entrambi.

 

Redazione AdoleScienza.it

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