compiti estate

Compiti per le vacanze, è giusto darli? Quali altre attività possono essere fatte per non far spegnere il cervello?


La parola VACANZA deriva da vacare che significa ESSERE VUOTO ED ESSERE LIBERO. Se si cerca, inoltre, la parola su Google e si leggono alcune definizioni prese a titolo esemplificativo, si può capire che il termine vacanza mette tutti d’accordo:

 1. Sospensione temporanea del lavoro o dello studio, per riposarsi o per celebrare una ricorrenza; periodo di stacco dalle proprie ordinarie occupazioni (garzantilinguistica.it).

 2. Intervallo di riposo, di uno o più giorni, che nella ricorrenza di una festività o per altra circostanza viene concesso agli studenti e agli impiegati, mentre le scuole e gli uffici rimangono chiusi (treccani.it).

La parola RIPOSO compare in tutte le definizioni, eppure per i nostri bambini ed adolescenti non è sempre così. Allora è il caso di domandarsi perché si parla di vacanze se i ragazzi sono riempiti di compiti in un periodo in cui dovrebbero recuperare le forze?

 

Il senso della vacanza

In vacanza quindi si dovrebbe sfruttare il tempo a disposizione e le belle giornate per stare all’aria aperta, al mare o in montagna, rinforzare gli aspetti sociali e di cooperazione e condivisone con gli amici. Il confronto, il gioco e le relazioni con i coetanei sono fondamentali, anche per rinforzare l’autostima, la propria autoefficacia e il senso di sé e dell’altro.

Sono assolutamente d’accordo sul DIRITTO DI ANNOIARSI dei bambini e degli adolescenti, sul gestire anche il tanto tempo a disposizione in quanto li aiuta a pensare a nuove attività da svolgere per occupare il tempo, a creare e a produrre.

La maggior parte dei genitori ha paura che rimangano troppe ore buttati davanti alla TV o alla tecnologia e che si rimbecilliscano davanti a videogiochi, film e app. È indubbio che avendo più tempo a disposizione siano calamitati dagli schermi anche perché tutto il popolo dei minori si trasferisce in rete. Si perde tempo a non fare niente, a mandarsi innumerevoli messaggi vocali, foto, immagini completamente superflui e si trascorrono ore a giocare a videogiochi  o a guardare la tv o film.

Il troppo storpia sempre e stare tutto il giorno attaccati alla tecnologia quando si possono svolgere altre attività non ha senso ed è nocivo.

 

bambini gioco palla

Quali sono le attività consigliate in vacanza per non far spegnere il cervello?

 

Si devono svolgere attività che allenano comunque la mente. Non si può pensare di non svolgere nessun tipo di attività cognitiva per troppo tempo perché poi ci vorrebbe troppo tempo e fatica prima di ripartire a pieno ritmo. Il genitore deve quindi fare una sorta di desensibilizzazione sistematica prima dell’inizio della scuola e riportare il proprio figlio a riprendere le attività scolastiche al meglio senza stress.

Per questa ragione è importante che leggano testi che gli attirano, che facciano esercizi di logica alternando quelli con le app o nella rete a quelli cartacei, perché aiutano a stimolare differenti aree cerebrali.

È fondamentale per esempio spronarli a cercare in rete tutte le parole, i nomi, i luoghi, le cose che non conoscono e tutto ciò che può alimentare la curiosità. La ricerca, dovrebbe diventare un’abitudine per apprendere, capire e accrescere il proprio sapere.

Fare attività espressive come il disegno, la scrittura, il gioco. Qualcosa che attivi la parte creativa e favorisca la libertà espressiva.

Ogni tanto un genitore potrebbe anche proporre qualche meta o attività culturale.

È importante in ogni caso dare spazio alle lingue e allo sport, a tutto ciò che si può approfondire durante le vacanze.

PER I PIÙ GRANDETTI è importate trascorrere, dove possibile, una o più settimane fuori casa in vacanze-studio dove i ragazzi approfondiscono lo studio di una lingua e nel contempo conoscono gente nuova, socializzano, fanno tante altre attività, sono lontano dai genitori e si sperimentano in autonomia. Ci sono anche dei posti fantastici in cui li fanno disintossicare dallo smartphone e li obbligano ad usarlo solo per un tempo limitato costringendoli a fare altre attività.

 

PER I PIÙ PICCOLI, bisognerebbe avere dei libri per le vacanze alternativi per stimolare anche un’altra metodologia di approccio ai compiti, magari basate maggiormente su stimoli visuo-spaziali e suoni che possono sembrare più semplici e meno pesanti, lontani dal modello scolastico.

 

Non ha senso definire a priori quanti minuti, ore un bambino o un adolescente debbano trascorre al giorno per fare i compiti. I figli devono imparare anche in maniera autonoma ad organizzarsi e a gestire il proprio tempo. Ci saranno giorni in cui avranno altre priorità e altri in cui è possibile che si dedichino maggiormente allo studio. Devono avere dei tempi diversi rispetto al periodo scolastico e non andrebbero pressati.  

I genitori non devono assillare i figli affinché non pensino che il pensiero principale è quello della scuola e non del loro benessere.

Almeno in vacanza non dovete  tartassarli con la fatidica domanda “hai fatto i compiti?”, chiedetegli se sono felici e se si stanno divertendo!

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

Direttore AdoleScienza.it

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *