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Cosa fare quando i figli non hanno voglia di studiare o di fare i compiti?


La scuola, lo studio e i compiti a casa diventano spesso una fonte di stress, una lotta tra genitori e figli: bambini e ragazzi non hanno voglia di studiare, non vogliono fare i compiti, dilungano i tempi all’infinito, si mostrano disinteressati.

Il rischio è di assumere, da un lato, un atteggiamento punitivo e autoritario di fronte ad ogni errore o brutto voto, e dall’altro, a causa di un’eccessiva preoccupazione, sostituirsi a loro e fare i compiti al loro posto. La scuola rischia così di trasformarsi in un incubo per bambini, adolescenti e genitori.

Quali motivazioni possono nascondersi nel rifiuto a studiare?

È importante individuare quali siano le difficoltà per poterli aiutare ad affrontare meglio lo studio. Le motivazioni possono essere differenti: potrebbero non trovare piacere nello studio perché non riescono a raggiungere un certo voto, pensano di non essere capaci e di non riuscire a superare le difficoltà, quindi studiare diventa una grande fatica e fanno di tutto per ritardare il momento dei compiti.

Dietro ad espressioni come “non mi va”, “non ho voglia di studiare”, “mi annoio a farlo” possono nascondersi comunicazioni importanti e difficoltà. Talvolta il rifiuto a studiare è legato proprio alla fatica che sperimentano, si sentono frustrati, non trovano una motivazione e hanno paura di deludervi se non sono all’altezza delle aspettative.

scuola non mi piace

Cosa possono fare i genitori?

I rifiuti dei figli, i loro atteggiamenti svogliati e annoiati possono mettere a dura prova la pazienza dei genitori che fanno fatica trovare una modalità per aiutarli e motivarli. Ecco alcuni strumenti che aiutano genitori e figli ad affrontare questi momenti:

1 DIALOGO E ASCOLTO. È fondamentale creare e tenere sempre aperto un canale di comunicazione con i figli, chiedergli quali siano le difficoltà incontrano, incoraggiarli, rassicurarli sulle loro capacità. Frasi come “se studiassi di più invece che stare sempre attaccato al telefono o alla PlayStation”, “non ti impegni abbastanza”, “se davvero hai studiato perché hai preso solo un 6?”, “non te ne importa nulla di studiare”, “perché gli altri riescono a prendere la sufficienza e tu no?'”, li fanno sentire ancora più incompresi e rinforzano la sensazione che il loro impegno non servirà a modificare le cose.

I trucchi per far fare i compiti ai figli

2 EQUILIBRIO E MEDIAZIONE. È inutile e dannoso fare i compiti al posto dei figli; non è semplice, ma un obiettivo prioritario deve essere quello di stimolare la loro autonomia. Aiutateli ad organizzarsi decidendo insieme tempi e obiettivi; può essere utile un po’ di relax dopo pranzo per recuperare le energie, poi in base ai compiti e alla difficoltà delle materie individuate le priorità, pianificate delle piccole pause tra le diverse attività, se sono particolarmente affaticati da una materia cercate di comprendere cosa è per loro più difficile. Si può partire, ad esempio, da una materia o un esercizio più faticoso (a mente più fresca o riposata) per poi passare alle cose che fanno più rapidamente e piacciono di più. Per evitare litigi o discussioni, se vogliono ad esempio giocare a un videogioco, incontrare gli amici, fare sport nel pomeriggio, decidete prima i tempi e concordate un orario.

Perché non fare i compiti al posto dei figli? Quando intervenire per aiutarli?

3 COMPRENSIONE. Se i voti sono bassi o se, nonostante l’impegno, non riescono a raggiungere alcuni risultati, non svalorizzate il voto ottenuto, non attaccateli, cercate di comprendere insieme qual è la loro difficoltà. In genere hanno un problema di metodo sbagliato che va corretto. Dategli una mano a trovare quello giusto per loro che può non corrispondere alla vostra idea di giusto. Non fate confronti con altri fratelli, sorelle o coetanei che si impegnano di più, che stanno più ore sui libri o che riescono meglio a scuola, li fa sentire svalutati e non li aiuta ad approcciare lo studio in modo positivo e sereno.

4 NO ALLE PUNIZIONI. Punire bambini o ragazzi che non vogliono fare i compiti o minacciarli di togliere loro il cellulare o la PlayStation, non risolve la situazione e spesso li fa irrigidire ulteriormente. Spiegategli che ci sono delle priorità, che si può fare tutto, ma è necessario organizzarsi. Devono capire che possono fare tutto, che basta essere solo un pochino più furbi perché una volta che si sono tolti la “rottura” dei compiti hanno la testa libera per fare ciò che vogliono, senza avere l’incubo di doverli finire. A volte però hanno bisogno quando rientrano da scuola di staccare, di riprendersi e di iniziare più tardi. In questo caso non assillateli subito e dategli il tempo. Se create un clima di conflitto estremo, loro non studieranno e voi vi stresserete, dovete trovare dei compromessi e cercargli delle motivazioni per studiare.

 

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