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Cosa significano i social network per i ragazzi di oggi e qual è il senso del loro vivere in rete?


A volte mi domandano cosa significhino i social network per i ragazzi e qual è il senso del loro stare in rete. È importante partire da un presupposto di base che ormai, nell’era digitale, non si può più prescindere dal fatto che la generazione dei nativi digitali nasca circondata e condizionata dalla tecnologia e che siano costantemente stimolati sotto questo punto di vista, fin dalla nascita.

I bambini ormai sono sottoposti ad un costante bombardamento di informazioni e da un apprendimento diretto, con giochi realistici che simulano smartphone e tablet e, indiretto, nel guardare l’uso costante di tali strumenti da parte dei genitori, parenti, televisione e scuola di ogni ordine e grado. Smartphone e App, soprattutto quelle di messaggistica istantanea come WhatsApp o i social network come Facebook, sono quindi parte integrante della loro vita, sono una protesi della loro identità e per loro è normale utilizzare tutta questa tecnologia. Quindi la loro comunicazione è implicitamente basata e ruota intorno ai social network e alle chat.

Per gli adolescenti scrivere su WhatsApp significa parlare con una persona, aver messo un post o una foto su Facebook, significa implicitamente aver comunicato quello che stanno facendo e che i suoi amici sono avvisati. Se si vuole riferire in che luogo si è, si posta su Facebook la posizione e quindi non c’è bisogno di comunicarlo ai genitori o agli amici. Una volta che usano i social network o le chat diventa scontato che gli altri siano stati messi a conoscenza. Il massiccio uso che si fa delle comunicazioni multimediali e il linguaggio sintetico utilizzato rischiano di inserirsi tra le funzioni cognitive ed emotive degli adolescenti che sono ancora in via di sviluppo, predisponendoli ad una strutturazione di una forma di pensiero che può risultare eccessivamente sintetica e ad una comunicazione povera e basata sulle emoticons e immagini.

I social network, soprattutto Facebook e Instagram, hanno la funzione per molti ragazzi di album dei ricordi, perché hanno una data, c’è la possibilità di inserire quanti album fotografici si vuole e di fare tutte le modifiche possibili. Diventa un contenitore di emozioni, sensazioni, della propria vita privata, una sorta di diario segreto online. Il periodo adolescenziale è una fase dello sviluppo in cui a volte si sperimentano emozioni contrastanti e anche molto intense, vengono esaltate le esperienze di vita e i sentimenti e a volte portati agli eccessi. Si vuole crescere, ma nello stesso tempo si ha tanta paura di farlo, si ha voglia di diventare grandi, ma non ci si vuole distaccare dal mondo dell’infanzia, in cui tutto era più certo. Si ha paura di dimenticare, di perdere “dei pezzi” e allora si scrive e si fotografa tutto anche le cose che per noi adulti sembrano le più insensate, ma per loro hanno una valenza simbolica molto importante perché significa tenere legato a sé quel ricordo di cui non ci vuole liberare.

Gli adolescenti si sono abituati a catalogare tutto perché gli smartphone e i tablet sono organizzati in cartelle e sistemano tutto il materiale per data, luogo e orario. In più i social network sono utilizzati anche come mezzo per vedere quello che fanno gli altri ed per essere sempre informati sulla vita degli “amici”. Invece di telefonare e di chiedere informazioni direttamente alla persona nella testa gli risuona in testa una frase: “fammi vedere se ha postato qualcosa” o “fammi vedere cosa sta facendo”. Quindi non è sempre così distorto e preoccupante l’uso che i ragazzi fanno dei social network, è semplicemente legato al loro tempo: l’era digitale.

 

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta

 

 

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