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Disturbi alimentari nei figli: riflessioni e consigli per i genitori


Quando un figlio inizia a soffrire di un disturbo alimentare, il suo atteggiamento, il suo stato d’animo e i suoi comportamenti si modificano in maniera profonda. Spesso diventa più introverso, oppositivo, irritabile, assorbito nei suoi pensieri e poco incline alle relazioni umane.

La famiglia da sola non può gestire un problema così complesso e necessita di essere aiutata e seguita da una serie di professionisti.

I genitori, tuttavia, non devono mai sottovalutare l’importanza che riveste il loro ruolo in una situazione simile. È fondamentale nutrire il clima familiare di supporto, disponibilità e vicinanza e non farsi abbattere dalle prime difficoltà. Bisogna ricordare che non sarà facile attivare dei cambiamenti veloci, in quanto il disturbo alimentare rappresenta per questi ragazzi l’unica soluzione possibile, a cui è difficile rinunciare.

I genitori devono cercare di non cadere, insieme ai loro figli, nel vortice della malattia chiudendosi a loro volta in se stessi e nel silenzio. In una situazione così delicata, la comunicazione efficace in famiglia rappresenta un fattore di estrema importanza che sostiene il cambiamento positivo per una buona riuscita dell’intervento.

Ecco qualche consiglio

per riuscire a stare accanto ai figli mantenendo un contatto con loro anche quando essi continuano ad esprimere un rifiuto

1. Cercate di mantenere la calma e di gestire le emozioni di rabbia e frustrazione che si attivano di fronte alla loro chiusura e alla loro condotta.

2. Non rimproverateli mai: non lo fanno apposta, il disturbo alimentare diventa per loro una trappola dalla quale fanno fatica ad uscire. La loro non è una scelta.

3. Mostrate un atteggiamento di apertura, di rispetto e ascolto non giudicante, evidenziando che il vostro amore è incondizionato, indipendentemente dai loro comportamenti.

4. Anche se gli aspetti alimentari attivano in voi forti preoccupazioni, evitate di parlare del loro aspetto, del cibo e del modo di mangiare: è controproducente e entrerete in opposizione con loro. Le condotte disfunzionali sono solo il sintomo di un problema ben più profondo. Spostate l’attenzione dalla difficoltà alimentare alla persona nella sua globalità.

5. Focalizzate l’attenzione sul loro stato d’animo, fategli capire che siete comprensivi della loro sofferenza e che sarete sempre lì pronti ad aiutarli.

6. Parlate con loro di aspetti della vita che non riguardano l’alimentazione. Rinforzateli su altri campi per costruire la loro autostima: hanno bisogno di sentire che possono farcela, che sono importanti e amati nella loro unicità.

7. Inviate messaggi positivi sulle attività che potrebbero svolgere e che non implicano la presenza di cibo, come dedicarsi a momenti ricreativi, alle passioni e alle uscite con gli amici.

8. Invitateli sempre a mangiare con voi, senza imporvi con la forza o entrare in conflitto su questo.

9. Al momento del pasto, create un clima sereno, di leggerezza, facendo conversazione. Evitate di discutere sulle porzioni, calorie e cibo e lasciate che di questo se ne occupino i professionisti.

10. Non attivate, con lo sguardo o la presenza, il controllo di ciò che mangiano: questo non farà altro che aumentare la loro irritabilità, inoltre, non servirà a nulla perché troveranno comunque il modo di agire come vogliono.

11. Alla fine dei pasti, proponete attività piacevoli da fare insieme a loro. Questo li aiuterà a percepire meno quelle sensazioni di angoscia che facilitano condotte disfunzionali come il vomito o l’attività fisica eccessiva.

Le ragazze e i ragazzi che soffrono di disturbi alimentari vivono una sofferenza che non trova adeguati canali di comunicazione.

La difficoltà ad elaborare i vissuti a livello mentale favorisce la chiusura e lo sviluppo di comportamenti autodistruttivi che mandano in tilt tutta la famiglia. È importante affidarsi a professionisti che, oltre a prendere in carico il ragazzo, favoriscono nella famiglia stessa la riappropriazione dei ruoli e lo scioglimento dei nodi relazionali e comunicativi.

 

di Redazione AdoleScienza