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Educare alla partecipazione, al fare insieme, non alla competizione e all’esclusione


I figli devono essere educati fin da quando sono piccoli alla partecipazione e alla condivisione, intesa come dividere con, in modo tale che diventi il loro modo di pensare e di agire, che per loro sia naturale essere partecipativi e collaborativi, in casa e nella comunità in cui vivono.

Per prima cosa si deve educare con l’esempio

Per essere credibili, e quindi ascoltati dai figli, ciò che si dice dovrebbe corrispondere anche a ciò che si fa. Difficilmente un genitore incoerente viene ascoltato o viene riconosciuto nel suo ruolo.

Dobbiamo ricordarci che, a parte il differente temperamento che ognuno di noi presenta fin dalla nascita, l’ambiente in cui viviamo e cresciamo, può influenzare notevolmente lo sviluppo di un figlio, sia in positivo che in negativo.

I bambini apprendono maggiormente da ciò che vedono, non da ciò che sentono.

Il comportamento dei genitori diventa per loro un riferimento, un modello, nella loro mente rappresenta ciò che è giusto e sbagliato: “se lo fanno loro, lo posso fare anche io”. C’è una sorta di autorizzazione indiretta alla messa in atto di quello specifico comportamento che poi, nel corso degli anni, verrà generalizzato anche ad altro. “Tu lo fai, perché non lo posso fare io!”. È una delle frasi che gli adolescenti ripetono più spesso.

Se gli adulti di riferimento basano le loro interazioni sullo scontro e non sull’incontro, sulle litigate e le prepotenze, e non sulla tolleranza e sull’ascolto, i figli impareranno che quella che vedono e che vivono, è la modalità corretta con cui relazionarsi.

Lo riprodurranno senza neanche volerlo, non hanno i mezzi e le capacità per filtrare, gliele deve fornire il genitore. Per prevenire il fatto che possano avere problemi nel relazionarsi in maniera corretta con gli altri, bisognerebbe insegnargli a vivere sia con persone che la pensano come loro, che con chi la vede in modo differente.


Per evitare le prepotenze, le imposizioni e l’intolleranza, devono crescere in un ambiente che gli fa arrivare il messaggio che il confronto è costruttivo e non va vissuto come un attacco alla propria persona.


Se imparano il rispetto lo riapplicheranno nella loro vita, anche in rete. I social non creano mostri, amplificano semplicemente quello che le persone sono e che magari in altri contesti non esprimono così apertamente. Se ci sono le basi e i valori, non ci sarà tempesta e uragano che possa spazzarli via.

C’è troppo individualismo e poca collaborazione……………………………………………

Clicca sul link per continuare a leggere tutto l’articolo sul Magazine Family Health pubblicato il 23 settembre 2019:

http://magazine.familyhealth.it/2019/09/23/educare-alla-partecipazione-al-insieme-non-alla-competizione-allesclusione/